Nuova direttiva europea sul diritto d’autore. Il diritto d’autore

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Convegno Corecom Lombardia

LA NUOVA RIFORMA EUROPEA SUL DIGITALE

Milano, 13 maggio 2021

Intervento di Andrea Martella

L’approvazione da parte del Parlamento in via definitiva del ddl di delegazione, che recepisce la direttiva comunitaria, ha rappresentato un grandissimo risultato per l’avanzamento del quadro di diritti, rispetto ad una dimensione non ancora regolamentata e che incide fortemente non solo sui profili economici, ma anche su quelli sostanziali della nostra democrazia nell’ambito della cosiddetta economia digitale applicata all’informazione.

Con la Direttiva potrà essere ridotto un forte squilibrio tra il valore che la produzione dei contenuti editoriali genera per le piattaforme digitali e i ricavi percepiti dagli editori: come noto, infatti, i contenuti editoriali vengono spesso, parzialmente o completamente, sfruttati dalle piattaforme digitali (OTT), senza che venga riconosciuto alcun compenso ai titolari dei diritti.

È un fenomeno, questo, che pregiudica la sostenibilità dell’industria editoriale, svaluta l’apporto di competenze e professionalità qualificate e, non da ultimo, influisce sulla libertà e il pluralismo dell’informazione, incidendo sulla quantità e la qualità dell’offerta editoriale.

Durante la mia responsabilità di governo ho lavorato molto, cercando un accordo tra le forze politiche affinché non si vanificasse l’opportunità di avere, anche nel nostro Paese, il recepimento di questa direttiva che stabilisse paletti e regole allo strapotere delle piattaforme, ma non in una ottica antagonista, ma di necessaria contemperazione che tutelasse innanzitutto il core business dell’informazione e cioè la proprietà intellettuale e il diritto d’autore.

Il giornalismo ha bisogno del capitale umano, della professionalità, del valore aggiunto che non può essere pregiudicato da un algoritmo.

L’articolo 9 della legge di delegazione, quello più delicato, ha visto la pressoché totale convergenza delle forze politiche, tanto che gli emendamenti contrari sono stati una manciata e tutti respinti durante l’iter, è in linea con il testo comunitario, senza sbavature.

 

Per quanto attiene alle due tematiche più controverse, quelle rappresentate dall’articolo 15 della Direttiva e dell’art. 17, l’articolato della legge di delegazione segue sostanzialmente un’impostazione che ora dovrà essere tradotta operativamente nella normativa italiana sul diritto d’autore, tramite il decreto legislativo che il Governo è chiamato ad adottare rapidamente.

Secondo i criteri approvati in sede parlamentare si dovrà prevedere, ai sensi dell’articolo 15 della direttiva (UE) 2019/790, che – nel caso di utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione – trovino adeguata tutela i diritti degli editori, tenendo in debita considerazione i diritti degli autori di tali pubblicazioni.

Si dovrà definire il concetto di «estratti molto brevi», in modo da non pregiudicare la libera circolazione delle informazioni e definire la quota adeguata dei proventi percepiti dagli editori per l’utilizzo delle pubblicazioni di carattere giornalistico di cui all’articolo 15, paragrafo 5, della direttiva (UE) 2019/790, destinata agli autori, tenendo in particolare considerazione i diritti di questi ultimi.

Si dovrà dare seguito agli Ordini del Giorno votati dal Parlamento, sia dal Senato che dalla Camera, che prevedono:

  • che la tutela dei diritti degli editori venga garantita, anche tramite le associazioni di categoria maggiormente rappresentative, da una negoziazione obbligatoria che individui, entro un termine definito, una quota adeguata dei proventi generati dai prestatori di servizi delle società di informazione finalizzata a remunerare i diritti degli editori medesimi;
  • di adottare tutte le misure necessarie affinché, in caso di mancato accordo tra le parti riguardo al termine suddetto, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sia incaricata di definire le condizioni, anche economiche, della utilizzazione dei contenuti da parte delle piattaforme digitali.

Si tratta, quindi, di un passaggio epocale per il settore dell’editoria, in una fase di transizione al digitale come quella in corso.

Per quanto attiene all’art. 17, il Parlamento ha chiesto di definire le attività di cui all’articolo 17, paragrafo 4, della direttiva (UE) 2019/790, con particolare riferimento al livello di diligenza richiesto al fine di ritenere integrato il criterio dei «massimi sforzi», nel rispetto del principio di ragionevolezza.

Come è noto, l’articolo 17, paragrafo 4, della direttiva dispone che, qualora non sia concessa alcuna autorizzazione, i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online sono responsabili per atti non autorizzati di comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione del pubblico, di opere e altri materiali protetti dal diritto d’autore, a meno che non dimostrino di:

  1. aver compiuto i massimi sforzi per ottenere un’autorizzazione;
  2. aver compiuto, secondo elevati standard di diligenza professionale di settore, i massimi sforzi per assicurare che non siano disponibili opere e altri materiali specifici per i quali abbiano ricevuto le informazioni pertinenti e necessarie dai titolari dei diritti;
  3. in ogni caso, aver agito tempestivamente, dopo aver ricevuto una segnalazione sufficientemente motivata dai titolari dei diritti, per disabilitare l’accesso o rimuovere dai loro siti web le opere o altri materiali oggetto di segnalazione e aver compiuto i massimi sforzi per impedirne il caricamento in futuro conformemente alla lettera b).

Il legislatore delegato, è chiamato quindi a definire le attività necessarie a ottenere lo scarico di responsabilità da parte dei prestatori di servizi di condivisione di contenuti online per atti non autorizzati di comunicazione al pubblico.

 

Per quanto riguarda i prossimi passi, è assoluta consapevolezza di tutti che il testo comunitario sia già stato il risultato di un bilanciamento tra gli interessi in gioco e pertanto vi è unanimità sul fatto che il testo debba essere recepito senza ulteriori interventi nella normativa italiana se non di allineamento tecnico con le previsioni di legge.

L’economia digitale richiede pertanto uno sforzo rapido per rendere efficaci il prima possibile in Italia le regole approvate in Europa, anche alla luce della sempre maggiore rilevanza dei contenuti online nell’offerta ai consumatori ed al ruolo che le piattaforme digitali dispongono sul fronte della protezione dalle violazioni sui questi contenuti.

Ora tocca al governo adottare i provvedimenti attuativi e l’auspicio che lo faccia presto, coinvolgendo il settore perché è un passaggio che non deve prestare margine di errore. Da qui, passa buona parte del futuro dell’informazione, anche per affermare nuovi diritti digitali. Il far west abbiamo visto cosa ha determinato: improvvisazione, destrutturazione dei giornali, abbassamento della qualità dei prodotti. Certo, ci sono state anche evoluzioni positive con l’avvento della rete ma il tutto deve trovare un nuovo equilibrio con la certezza delle regole.

Il tema non è l’alternativa tra carta o digitale, perché la stampa non può prescindere dalla carta, ma il vero tema è quale qualità per i prodotti editoriali. C’è la necessità di recuperare l’attenzione dei lettori, di avere appunto prodotti di qualità che tornino a catalizzare la voglia di leggere. Durante la pandemia questo è avvenuto. È stata una necessità, ma lì è emersa fortemente l’esigenza di avere informazioni accreditate che aiutassero le persone ad orientarsi. Oggi, questa esigenza sembra essere un po’ scemata e tutto sembra rientrare in un alveo del déjà-vu.

Ecco perché la tutela del diritto d’autore anche nell’informazione è fondamentale. Il professionista dell’informazione ha poche armi di tutela e soprattutto per difendere la propria professionalità e il proprio lavoro ha bisogno di qualità, ma la qualità ha un costo e questo costo rischia di incidere negativamente sulla competitività. Quindi il rischio è quello di un cane che si morde la coda.

Il giornalista deve continuare a fare il suo lavoro senza dover entrare in una dinamica di caporalato. Il diritto d’autore serve anche a questo. Ad evitare una concorrenza al ribasso che vedrebbe penalizzata la qualità dei prodotti editoriali.

Ora, però, dobbiamo anche guardare al futuro perché le questioni che riguardano l’economia digitale sono tante. A partire, ad esempio, da quella notizia che ha molto colpito nei giorni scorsi. Amazon che ha visto crescere nel 2020 in Europa i propri ricavi di 12 mld di euro arrivando a 44 mld complessivi senza pagare un euro di tasse ma anzi accumulando crediti d’imposta da parte dei vari governi.

È una stortura che lede il principio della democrazia economica, figlia della nostra Europa. Non si tratta di fare crociate “anti”, ma di adeguare la normativa al mondo che cambia senza che si vengano a creare sperequazioni.

La sfida vera all’economia degli algoritmi può avvenire solo in Europa che è la terra delle democrazie economiche. È una sfida cruciale anche per il futuro dei nostri sistemi democratici e questa passa attraverso l’informazione. Quanto più sarà libera e di qualità la nostra informazione, tanto più avremo un vaccino contro virus dei totalitarismi.

 

Andrea Martella

Già Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Informazione e all’Editoria.

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