Regno Unito: stilata una nuova strategia per l’e-government

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Nelle scorse settimane il Cabinet Office inglese ha pubblicato un documento contenente la nuova strategia del governo inglese per incoraggiare l’utilizzo dell’ICT nella pubblica amministrazione centrale e locale. La relazione si dimostra particolarmente interessante poiché delinea un deciso cambio di rotta rispetto alle esperienze precedenti, sia in termini di policy quanto rispetto agli strumenti operativi da utilizzare, fornendo indicazioni utili anche per i diversi progetti proposti a livello nazionale o locale nel nostro Paese. Sotto il primo profilo si può rilevare come il governo inglese intenda abbandonare l’impostazione fin ad ora seguita tesa ad affidare grandi progetti relativi all’Ict esclusivamente ai soggetti in grado di svilupparli, quali le grandi multinazionali del settore. Secondo gli estensori della relazione sviluppare progetti su larga scala si dimostra rischioso sul piano operativo e restringe il range di soggetti in grado di competere e partecipare ai progetti stessi. Anche per stimolare l’economia nazionale occorre incorraggiare lo sviluppo di piccoli progetti, fondati su standard aperti in grado di garantire l’interoperabilità, da affidare, in via preferenziale, a piccole e medie imprese operanti nel settore. Sempre sul piano della strategia generale il governo della regina propone la costituzione di un organismo centrale con funzioni di controllo, anche in un’ottica di riduzione dei costi, dei progetti sviluppati nel Paese e che andrà a gestire un registro nazionale delle applicazioni per l’e-gov, così come avviene a livello europeo con il progetto Osor. La relazione sul piano operativo evidenzia come l’utilizzo di standard aperti costituisca una necessità per ogni progetto nel settore in quanto, da un lato, consentono il riutilizzo dei software sviluppati e il più agevole aggiornamento degli stessi e sotto altro profilo si dimostrano idonei a consentire l’ingresso di soggetti emergenti nel mercato delle applicazioni per l’e-government. Un’attenzione particolare sarà dedicata, secondo i programmi governativi, all’utilizzo di software open source che sviluppati secondo standard aperti, come si legge nella relazione “[...] presentano notevoli opportunità per la progettazione e la fornitura di soluzioni interoperabili”. Accanto alle riferite indicazioni strategiche relative all’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’attività quotidiana delle pubbliche amministrazioni il governo inglese propone l’utilizzo dei social media per stimolare la partecipazione dei cittadini nell’elaborazione delle scelte strategiche di maggiore impatto adottate tanto a livello nazionale quanto nelle comunità locali. Sul punto facendo tesoro delle esperienze già maturate in diverse città del Regno Unito si propone l’estensione degli strumenti di e-participation ed, in particolare, la realizzazione di forum on line dedicati a raccogliere le opinioni dei cittadini sulle iniziative adottate dal governo centrale nei diversi settori di intervento. La relazione stabilisce nella sua parte conclusiva una precisa road map degli interventi da adottare e dei loro tempi di realizzazione. Le proposte operative formulate non si dimostrano, in verità, particolarmente innovative, riprendendo sostanzialmente le best practices sviluppate in altri Paesi o in sede comunitaria ma ciò che più rileva, ad avviso di scrive, è la filosofia di fondo che connota la strategia volta ad affidare la realizzazione di piccoli progetti a realtà emergenti nel settore dell’Ict in grado di contribuire, almeno negli auspici degli estensori della relazione, allo sviluppo di servizi di e-gov più efficienti, trasparenti e vicini ai cittadini.

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