Koons e la sua “Fait d’hiver”: è contraffazione per la Corte d’Appello di Parigi

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Con la recente pronuncia del 23 febbraio 2021 (Arrêt du 23 Fevrier 2021 n° 034/2021), la Corte d’Appello di Parigi (“Cour d’Appel de Paris”) ha ritenuto che l’opera “Fait d’hiver”, facente parte della collezione Banality dell’artista di fama mondiale Jeff Koons, costituisse contraffazione della fotografia di Franck Davidovici, così confermando la precedente decisione del Tribunal de Grande Istance della capitale francese.

La vicenda

Nel 1984, il fotografo Franck Davidovici realizzava per il marchio della Società “NAF NAF” una fotografia dal titolo “Fait d’hiver” raffigurante una donna distesa sulla neve e contratta dal freddo, accanto ad un maialino con al collo una piccola botte. La fotografia fu pubblicata in svariate riviste, tra le quali Elle e Marie Claire.

Franck Davidovici, Fait d’hiver, 1985. Foto

Il 26 novembre del 2014, l’artista Jeff Koons esponeva presso il Centro Pompidou di Parigi una scultura, realizzata nel 1988 e intitolata anch’essa “Fait d’hiver”, la quale riproduceva fedelmente la fotografia di Franck Davidovici, con la sola aggiunta di due pinguini ai lati del maialino e differenziandola in pochi aspetti, tra i quali la trama del vestito indossato dalla donna.

Jeff Koons: Fait D’Hiver, 1988, esposizione al Centre Pompidou, 2014

Di fronte alla copia della sua opera fotografica, Davidovici decise di contestare la contraffazione dinanzi al Tribunal de Grande Istance, il quale con la sentenza dell’8 novembre 2018, si pronunciava a favore del fotografo. Il Tribunale, quindi, accertava la contraffazione della fotografia da parte dell’opera di Koons e l’avvenuta violazione dei diritti morali e patrimoniali dell’autore, nonché la diffusione della stessa all’interno di vari cataloghi e del sito internet www.jeffkoons.com.

“(..) que M. Jeff KOONS, la société Jeff KOONS, le CENTRE POMPIDOU et la société FLAMMARION ont commis des actes de contrefaçon de la photographie “Fait d’hiver” en reproduisant ce visuel dans le cadre de l’exposition rétrospective consacrée à Jeff KOONS et en le diffusant dans le catalogue, l’album et le portfolio de l’exposition, ainsi que dans l’ouvrage “Entretiens avec Norman Rosenthal”, et sur le site internet www.jeffkoons.com”.

L’artista si opponeva all’arresto giurisprudenziale, impugnandolo dinanzi alla Corte d’Appello della capitale francese, sulla scorta delle seguenti motivazioni: i) sull’applicabilità della legge americana al caso di specie in quanto il luogo di creazione dell’opera era individuato negli Stati Uniti d’America; ii) sulla legittimazione ad agire di Davidovici; iii) sulla prescrizione dell’azione alla luce della notorietà acquisita dalla scultura nel termine tra la sua diffusione e l’istanza di tutela; iv) sulla mancanza di originalità della fotografia di Davidovici; v) sull’eccezione della parodia e il beneficio della libertà di espressione. 

La decisione della Cour d’Appel de Paris

Con la sentenza del 23 febbraio 2021, la Corte parigina ha rigettato tutte le eccezioni di Koons e si è quindi allineata alla precedente decisione del Tribunale di prima istanza.

In particolare – per quanto rileva in questa sede – si precisa che la Corte ha pacificamente ritenuto che l’opera del fotografo fosse originale: la fotografia non rappresentava una semplice giustapposizione imprecisa di idee di dubbia provenienza. Invero dalla composizione delle stesse – ndr idee – emergeva chiaramente la personalità dell’artista e il messaggio che lo stesso aveva voluto trasmettere con l’opera, sfruttando altresì il gioco di parole che compone il titolo della stessa.

In aggiunta, la Corte parigina ha ritenuto che, nonostante Koons avesse apportato degli elementi differenti rispetto all’opera originaria, questi fossero insufficienti a impedire la riconducibilità della scultura alla fotografia e ad aggiungere un apporto creativo tale da creare un’opera distinta, nuova ed originale.

Si richiama l’art. 122 co. 4 del Codice di proprietà intellettuale, il quale dispone testualmente “Qualsiasi rappresentazione o riproduzione integrale o parziale effettuata senza il consenso dell’autore o dei suoi aventi causa è illecito. Lo stesso vale per la traduzione, adattamento o trasformazione, sistemazione o riproduzione arte o qualsiasi processo”[1].

Tenuto conto di entrambi gli aspetti sovraesposti, la Corte ha statuito che a fronte dell’inesistenza di un apporto originale conferito all’opera e della mancanza di un’esplicita autorizzazione concessa da parte di Davodici, l’opera di Koons è contraffazione della fotografia omonima “Fait d’hiver”.

Si può pertanto affermare l’avvenuta violazione tanto dei diritti patrimoniali dell’autore derivante dalla riproduzione, diffusione ed esposizione pubblica, quanto dei diritti morali.

Appropriation Art” e gli orientamenti giurisprudenziali 

L’argomento – probabilmente – più rilevante alla base dell’opposizione di Koons consisteva sull’eccezione della parodia e il beneficio della libertà di espressione artistica.

A tal riguardo, è necessario premettere che la parodia rappresenta un’eccezione alla violazione del diritto d’autore per rappresentazione e riproduzione di un’opera originaria e di solito è soprattutto fatta valere con riferimento all’arte appropriativa, più comunemente nota nella sua eccezione anglofona “Appropriation Art”.

Difatti, per arte appropriativa si intendono quelle espressioni artistiche che utilizzano opere d’arte o altre forme artistiche, oggetti, materiali preesistenti, apportandone minime modifiche, trasformazioni e/o aggiunte[2].

L’arte appropriativa è stata considerata lecita dalla giurisprudenza statunitense ed europea, in termini differenti, alla luce della distinta normativa in materia autoriale. Negli Stati Uniti, le corti si sono appoggiate al concetto di fair use – codificato dall’art. 107 del Copyright Act del 1976 – per legittimare il genere artistico appropriativo, individuando quattro criteri da integrare: i) lo scopo e il carattere dell’uso fatto dell’opera altrui, inclusa la valutazione se si tratti di un uso commerciale ovvero di un uso fatto a scopo educativo o per finalità no profit; ii) la natura del lavoro coperto da copyright, con riferimento al tipo di opera d’arte che si è inteso riprendere; iii) la qualità e l’estensione della porzione utilizzata dell’opera protetta; iv) l’effetto realizzato tramite l’uso dell’opera originale da parte dell’artista successivo, con riferimento al potenziale valore di mercato o all’attuale valore di mercato dell’opera originale.

Nella giurisprudenza europea, invece, per stabilire la liceità di un lavoro di appropriation art, l’opera deve consistere in una parodia dell’opera originaria, al fine di aversi eccezione al diritto d’autore. La parodia si ha solamente nella misura in cui l’opera derivata sia tale da assurgere ad opera d’arte autonoma, tale per cui possa essere concessa tutela autoriale.

Come aveva stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione europea nel caso C6201/13, Deckmyn “la parodia ha per caratteristiche essenziali, da una parte, di evocare un’opera esistente, purché presentino delle differenze percettibili rispetto alla stessa e, dall’altra parte, di costituire una manifestazione di umorismo o derisione”[3].

In tal caso, l’opera derivante dal genere dell’arte appropriativa è da ritenersi tutelabile e non lesiva dei diritti morali e patrimoniali sull’opera originaria ed ispirante. Per aversi parodia, l’onere probatorio grava interamente a carico dell’autore di arte appropriativa, il quale deve dare dimostrazione dell’originalità della propria opera.

Nel caso oggetto del presente articolo, la Corte d’appello francese non ha ritenuto che l’opera d’arte appropriativa derivata di Knoos potesse essere ritenuta originale, in quanto gli elementi ripresi dall’opera originaria fossero nettamente superiori rispetto alle modifiche ed aggiunte, insufficienti a farne derivare una distinzione tra le due opere.

Per quanto invece concerne la libertà di espressione richiamata da Koons e prevista dall’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, i giudici francesi hanno ritenuto prevalente – in termini di bilanciamento tra diritti – la protezione dei diritti economici e morali dell’autore dell’opera d’ingegno rispetto alla libertà di espressione.

“(…) Il y a lieu de considérer que la mise en oeuvre de la protection de la photographie “Fait d’hiver” au titre du droit d’auteur constitue une atteinte proportionnée et nécessaire à la liberté d’expression créatrice de Jeff KOONS”.

Conclusioni

Pertanto, la Corte d’Appello francese ha condannato solidalmente Koons, il Centro Pompidou e la Fondazione Prada – proprietaria dell’opera a seguito dell’acquisto nel 2007 – e la Società Flammarion, società editrice del catalogo ove era stata pubblicata un’immagine dell’opera, al risarcimento dei danni di euro 190.000,00.

Questa è l’ennesima sconfitta subita dall’artista, a seguito delle celebri Rogers v. Koons del 1992 per la scultura “String of Puppets”, riproducente una fotografia, e Blanch v. Knoons del 2006, per il collage destinato alla Guggenheim foundation e Deutsche Bank.

[1]Toute représentation ou reproduction intégrale ou partielle faite sans le consentement de l’auteur ou de ses ayants droit on ayants cause est illicite. Il en est de même pour la traduction, l’adaptation ou la transformation, l’arrangement ou la reproduction par un art ou un procédé quelconque”.

[2] Questo genere artistico nasce agli inizi del ‘900 quando Marcel Duchamp ha realizzato la Fountaine, trasformando un orinatorio in un’opera d’arte. Di seguito, l’appropriation art è stata utilizzata dal dadaismo al surrealismo, esplodendo negli anni Sessanta del secolo scorso con la pop art.

[3] Punto 30 della sentenza: “S’agissant du sens habituel du terme «parodie» dans le langage courant, il est constant, ainsi que l’a relevé M. l’avocat général au point 48 de ses conclusions, que la parodie a pour caractéristiques essentielles, d’une part, d’évoquer une œuvre existante, tout en présentant des différences perceptibles par rapport à celle-ci, et, d’autre part, de constituer une manifestation d’humour ou une raillerie”.

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