Breve commento alla Relazione Annuale Agcom

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Approfitto dell’occasione di riflessione data dall’istituzione di un Osservatorio sulla Relazione Annuale Agcom, occasione promossa dal Segretario Generale dell’Autorità, per esprimere alcuni miei commenti al volo.

Va riconosciuto in primo luogo che la Relazione Annuale contiene analisi lucide e raffinate degli scenari economici e tecnologici italiani e internazionali, certamente frutto di un considerevole sforzo di approfondimento di qualità prodotto dai servizi dell’Autorità.

Sono stati colti molto bene infatti l’inarrestabile affermazione di internet come agente trasformatore dei consumi, dei mercati e dei loro confini, nonché la diffusione delle formule commerciali basate sui micro pagamenti che accelera i fenomeni di sostituzione tra le offerte e alimenta una diversa composizione nella dieta digitale degli utenti.

La critica che invece mi sento subito di muovere è che le analisi, pur lucide e aggiornate, presenti nella Relazione annuale, non sembrano poi trovare applicazione nei provvedimenti dell’Autorità. Agcom insomma non trae fino in fondo le conseguenze dei mutamenti degli scenari economici e tecnologici da essa così bene compresi in teoria.

Dopo tante sottolineature dell’importanza di un approccio di neutralità tecnologica alle policies, ad esempio abbiamo poi visto limitazioni asimmetriche all’acquisizione di risorse infrastrutturali sul dtt imposte a Sky pur non detenendo essa in partenza nessun Mux.

Inoltre, nonostante la comprensione degli effetti sovvertitori di internet sulle market definitions e dell’incidenza dei micro pagamenti sulle offerte, ancora oggi l’Autorità fa fatica a superare la tradizionale e manichea ripartizione di mercato fra pay tv e free tv.

 

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Passo ora rapidamente a commentare la sezione “programmi di lavoro dell’Autorità”, certamente un elemento nuovo e interessante introdotto nell’ultima Relazione Annuale.

Le autorità indipendenti di settore, come Agcom, sono nate per accompagnare a tempo determinato lo sviluppo dei mercati, dai monopoli (magari pubblici all’origine) verso la concorrenza.

Il che significa che a un dato momento, lontano nel tempo o magari no, certe attività di regolazione da parte di Agcom non saranno più necessarie e io penso che si debba arrivare al “tramonto regolatorio” non in maniera improvvisa.

Infatti mi aspetterei di vedere un livello tendenzialmente decrescente di “interventismo” da parte di Agcom,  mano a mano che i mercati si spostano verso situazione competitive più equilibrate.

Purtroppo questa tendenza a decrescere della produzione normativa e provvedimentale dell’Autorità io ancora non la vedo, né vedo il tema della riduzione e della semplificazione normativa affrontato nei programmi di lavoro annunciati dall’Autorità.

 

Provo ora ad elencare per quali motivi invece, a mio avviso, sarebbe molto importante iniziare a registrare un cambiamento di rotta verso una riduzione progressiva delle attività di regolazione da parte di Agcom.

 

  1. Se è vero che riscontriamo sul mercato molta più convergenza che in passato, ciò significa che il livello di  concorrenza è più alto. L’effetto netto è quindi che oggi il mercato ha molto meno bisogno di interventi asimmetrici da parte di Agcom. Faccio solo 2 esempi:

– una normativa di par condicio per il periodo NON elettorale applicata alla sola televisione e non a internet è un esempio di normativa asimmetrica non utile, evitabile e certamente non prioritaria (la troviamo invece purtroppo nei programmi di lavoro annunciati dall’Autorità). Ricordiamo che alle ultime elezioni politiche c’è stato un partito politico che ha raggiunto il 25% dei voti a livello nazionale non andando in TV (anzi facendo di questa assenza un elemento di forza) e utilizzando piuttosto la rete internet e i social network.

– la proliferazione delle norme di protezione dei minori dalla diffusione di programmi sul solo  mezzo televisivo e non anche su internet è un altro esempio di regolazione asimmetrica non più utile. I minori nelle fasce di età 12-16 infatti fanno oggi certamente più uso di PC, tablet e soprattutto smartphone che dei televisori tradizionali, mentre le leggi, i codici di autodisciplina e le stesse associazioni dei genitori restano abbarbicati in maniera obsoleta alla sola protezione dalla televisione.

  1. Mentre si cerca di trovare un modo per applicare poche regole soft  anche agli operatori over the top, suggerisco di iniziare da subito a ridurre i vincoli non necessari oggi esistenti per gli operatori cd tradizionali. E direi di cominciare dagli obblighi nazionali, cioè da quelle regole introdotte da Agcom che non discendono necessariamente da obblighi comunitari.  Ridurremo così le discriminazioni ingiustificate.
  2. Semplificare le norme riduce i costi di overcompliance per le imprese. Esempio: perché un editore che lancia un canale televisivo deve chiedere per lo stesso canale tante autorizzazioni diverse ?  Una per iptv, un’altra per il satellite, un’altra ancora per il dtt ?   E perché ad autorità diverse ?
  3. E’ importante ridurre le attività non necessarie di Agcom anche perché i relativi costi amministrativi sono sopportati finanziariamente proprio dagli operatori, tramite il contributo finanziario annuale al funzionamento dell’Autorità. Come hanno già detto Corte di giustizia europea, TAR e la Corte dei conti, bisogna garantire la trasparenza della contabilità di Agcom mediante rendiconti annuali in cui figuri l’importo dei diritti riscossi e dei costi amministrativi sostenuti. In questo modo le imprese potranno verificare se ci sia equilibrio tra i costi in cui incorre l’Autorità e gli oneri imposti agli operatori.

In assenza di questo rendiconto gestionale, strumento diverso e ulteriore rispetto al bilancio dell’ Autorità, non sono in alcun modo verificabili debenza e ammontare dei contributi di funzionamento richiesti agli operatori.

La redazione (e la pubblicazione) di questo rendiconto gestionale, fondamentale a mio avviso anche per una disciplina interna della stessa Autorità, non figura però ancora nei programmi di lavoro annunciati con la Relazione Annuale.

  1. Sarebbe bene ridurre le attività di Agcom anche tenuto conto delle sovrapposizioni continue con gli interventi di altre costituencies. Infatti alcune attività di regolazione, oltre ad essere ridondanti, rischiano di dar luogo a esiti contraddittori e produrre quindi cacofonie amministrative anziché un concerto regolatorio. Ad esempio la tutela degli utenti/consumatori nel settore delle comunicazioni è così tanto diversa da meritare un doppio enforcement, totalmente sovrapposto, da parte di AGCM e Agcom? Perché l’individuazione di un sistema funzionante della LCN sul dtt deve necessariamente coinvolgere sia Ministero che Agcom? Perché le attività della concessionaria pubblica debbono essere sottoposte alla vigilanza sia di Agcom che del Parlamento?
  2. Sarebbe poi bene ridurre le attività dell’Autorità perché se Agcom fa meno cose, dovrà selezionarle in termini di ordire di priorità e in una logica di sussidiarietà. In altri termini: evitare di intervenire, in via generale o in casi concreti, quando il mercato già da solo è in grado di correggere storture e inefficienze o quando ci sono altre autorità già attive sul punto. Tendenzialmente, poi, riducendo il numero delle sue attività, Agcom potrà essere piu’ efficace nella sua azione amministrativa.

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Vengo alla conclusione e indico invece alcuni esempi di nodi su cui era giusto, a mio avviso, vedere un intervento anche più deciso da parte dell’Autorità: il riequilibrio delle risorse radiofrequenziali terrestri su cui è ancora aperta la procedura di infrazione europea e, sempre sul terrestre, la definizione di regole pro-competitive nell’uso delle numerazioni sul telecomando.

Un altro tema su cui l’Autorità potrebbe in futuro esercitare un ruolo significativo a beneficio della convergenza e della concorrenza è la promozione di una misurazione delle audiences trasversali su più devices e più piattaforme.

I consumi dei contenuti digitali non potranno più, a tendere, essere misurati isolatamente da Audiweb, Auditel, Audipress etc …  Questi fornitori di servizi di misurazione sono espressione di volta in volta di un solo settore e non hanno le caratteristiche idonee, per ownership e per governance, a candidarsi per una corretta misurazione trasversale delle audiences dei consumi digitali. Ecco perché ritengo che Agcom potrebbe validamente esercitare un’azione di promozione di un nuovo sistema di misurazione della convergenza capace di liberare nuove risorse per gli investitori pubblicitari, per gli editori, per le piattaforme e, in ultima analisi, per i fruitori dell’intrattenimento digitale.

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