La nuova riforma europea sul digitale

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Convegno Corecom Lombardia

LA NUOVA RIFORMA EUROPEA SUL DIGITALE

Milano, 13 maggio 2021

Intervento di Maria Eleanora Lucchin

Responsabilità delle piattaforme digitali ed esigenze di regolamentazione. L’esperienza della co-regolamentazione in ambito tv: il comitato media e minori.

Il titolo di questa tavola rotonda è “Responsabilità delle piattaforme digitali ed esigenze di regolamentazione”.

Partecipo in rappresentanza di Mediaset e, quindi, porto il punto di vista di un soggetto che ‘vanta’ un rapporto lunghissimo (iniziato con la legge Mammì del 1990) con la regolamentazione di settore, che è ‘affollatissimo’ di norme, codici, regolamenti che governano ogni aspetto dell’attività dell’editore televisivo (dalla programmazione alla pubblicità alla presenza dei politici etc…).

Ma intervengo anche in rappresentanza delle Emittenti presenti nel Comitato Media e Minori e, quindi, come testimone di un rapporto che da decenni ‘lega’ la tv alla tutela dei minori, nel nome di quella responsabilità sociale che ogni mezzo di comunicazione, di qualunque natura sia, deve sentire come impegno mandatorio.

È una responsabilità che le tv dimostrano fin dal 1993, quando le emittenti private hanno scritto il primo “codice di autoregolamentazione” che ha introdotto la fascia protetta e la segnaletica, il cosiddetto “semaforo”.

La strada dell’autoregolamentazione ha portato emittenza pubblica e privata fino ad oggi, 28 anni dopo, e in questi anni la responsabilità verso il pubblico dei più piccoli non è mai stata disattesa.

Anzi, è stata sempre riconfermata.

Innanzitutto, con il rispetto degli impegni previsti dal “Codice di autoregolamentazione Tv e Minori”, che è in vigore dal 2002 e ha assunto una rilevanza primaria con il recepimento nella legge Gasparri nel 2004.

Poi, con la presenza costante e attiva nel Comitato Media e Minori, che è l’organismo preposto a verificare il rispetto delle norme del Codice.

Ma anche con l’impegno con cui è stato delineato un nuovo Codice Media e Minori, che dovrebbe rappresentare uno strumento autodisciplinare più adeguato alla realtà mediale di oggi e che va nel senso di quanto indicato dalla Direttiva SMAV.

La bozza è stata consegnata al Ministro dello Sviluppo economico nel marzo 2019 e si è in attesa che venga avviato l’iter di approvazione previsto dal Testo Unico.

È stata un’elaborazione complessa, a cui tutte le componenti del Comitato – oltre alle Emittenti, ci sono rappresentanti delle Istituzioni e degli Utenti – hanno lavorato, in una logica di naturale dialettica in considerazione delle diverse istanze e sensibilità rappresentate: il risultato a cui si è arrivati è tutt’altro che scontato, con la definizione di un testo che risponda meglio alle nuove esigenze di tutela determinate dai cambiamenti – culturali, tecnologici, ma soprattutto di consumo – che hanno rivoluzionato il settore dell’audiovisivo in questi 20 anni.

 

In estrema sintesi, il testo proposto prevede, innanzitutto, l’estensione degli strumenti di tutela già applicati dalla tv tradizionale (segnaletica, filtri di accesso ai contenuti potenzialmente nocivi) a tutte le piattaforme su cui viene distribuita l’offerta dei broadcaster, sia essa proposta in modalità lineare o non lineare.

Ma la principale novità riguarda la previsione dell’adozione di criteri e livelli di classificazione del contenuto condivisi tra tutti i broadcaster e questo porterà all’abbandono della segnaletica ‘verde, giallo, rosso’ a cui tutti siamo abituati. Quindi, un cambiamento radicale, per noi operatori e per il pubblico, che metterà il sistema di rating televisivo italiano in linea con gli altri modelli europei.

La definizione di questi criteri ha impegnato per molti mesi le emittenti nazionali presenti in Confindustria Radio Tv, presso cui, a metà 2019, è stato aperto un tavolo tecnico per trovare, al di là delle singole specificità aziendali, linee guida comuni, partendo dalle prassi sviluppate sul campo e consolidate nel tempo.

Con grande senso di responsabilità, trasparenza e disponibilità a un confronto costruttivo perché finalizzato a un obiettivo condiviso da tutti, sono state delineate logiche di classificazione basate su descrittori tematici, declinati secondo soglie di età individuate sulla base delle principali fasi di sviluppo del minore.

Queste logiche sono state discusse con esperti di psicologia dello sviluppo, pedagogia, sociologia, media, diritto dei media, che con noi hanno riflettuto sul ruolo e sulla responsabilità della televisione oggi, anche sulla base delle più recenti teorie scientifiche.

Il risultato è stato recentemente presentato alla plenaria del Comitato Minori per una prima condivisione, anche se alcuni rappresentanti del Comitato (tra cui la Presidente prof.Pacelli) avevano già contribuito, in qualità anche di esperti in materia, alla definizione della proposta.

In attesa dell’applicazione di questi nuovi criteri – che è prevista quando verrà approvato il nuovo codice – posso dire a nome di tutte le emittenti coinvolte (oltre a Mediaset, colleghi di Rai, La7, ViacomCBS, Discovery) che questa collaborazione è stata un’esemplare esperienza di confronto tra realtà con linee editoriali e logiche industriali diverse, ma tutte fermamente convinte del valore dell’approccio autodisciplinare e determinate nella definizione di strumenti di tutela adeguati allo scenario mediale di oggi; tutto ciò sempre nel segno di quella responsabilità a cui ho fatto cenno all’inizio, finalizzata a riconfermare l’affidabilità che caratterizza la tv ‘tradizionale’, trasformata ora in un media multipiattaforma.

 

Questo è quello che noi editori televisivi, nei limiti del nostro ruolo e della nostra responsabilità, abbiamo fatto e ci impegniamo a fare per garantire una tutela sempre più efficace nei confronti dei minori.

Ma il contesto mediale in cui sono immersi i nostri ragazzi è un ambiente ‘affollato’ e insidioso, proprio perché in larga parte non regolato e non controllabile.

Ed è stata proprio l’assenza di regole che ha favorito l’esplosione dei social media e delle video sharing platforms, ma anche dei problemi legati all’accesso a queste piattaforme da parte dei minori senza nessun filtro e senza istruzioni per un uso critico e consapevole.

E quello dell’urgenza e dell’improrogabilità dell’alfabetizzazione mediatica, di una “educazione civica digitale”, realizzata attraverso un percorso sinergico di alleanze tra tutti i soggetti coinvolti, rimane un’emergenza da affrontare quanto prima.

Ora la direttiva SMAV ha dato chiare indicazioni in relazione alla necessità che anche le grandi piattaforme digitali finalmente adottino validi codici di condotta a tutela degli utenti.

Noi media classici non possiamo che vedere con grande favore questa sollecitazione, anche nel nome del tanto spesso evocato level playing field, che garantisca una concorrenza ad armi pari.

Il nostro auspicio è che questo indirizzo si traduca in una precisa e vincolante previsione normativa nel nostro quadro legislativo, che – per poter essere realmente efficace – deve però includere anche la definizione, da parte degli organismi regolatori, di strumenti di verifica del rispetto degli impegni presi e, ancora prima, dell’efficacia degli stessi, ma anche sanzioni in caso di violazione.

Troppo spesso abbiamo avuto prova della ‘resistenza’ da parte dei grandi operatori della rete a farsi carico della responsabilità dei contenuti distribuiti attraverso le loro piattaforme, che sono alla portata dei minori, senza filtri e controlli, e sono sempre più frequentate o abbiamo assistito alla promozione di iniziative che si dimostrano poi essere poco incisive o del tutto inefficaci.

Adesso, l’Europa, e ancor più la cronaca quotidiana, impongono che ciascuno faccia seriamente e senza indugio la sua parte se vogliamo accompagnare i nostri figli in un percorso di crescita ricco, stimolante, ma protetto. Bisogna intervenire, anche per condividere, alla pari, opportunità e vincoli/responsabilità.

Le tv sono pronte e, a chiamata, rispondono sempre.

Non ci resta che confidare nel ruolo di Agcom come garante dell’adeguatezza, dell’efficacia e del rispetto degli impegni che verranno presi, ma anche dell’equilibrio e della coerenza dei meccanismi che governano il sistema dei media nel suo complesso.

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