Lo shadowban dei contenuti politici e i suoi effetti sulle campagne elettorali online

Il saggio si pone l’obiettivo di analizzare l’impatto che lo shadowban dei contenuti politici applicato dal Gruppo Meta è in grado di produrre sulle campagne elettorali online e, in termini più generali, sulla partecipazione democratica. La ricerca si sofferma anzitutto sulla definizione di tale tecnica di moderazione dei contenuti, analizzando la sua evoluzione nel tempo. Il lavoro si concentra poi sulle conseguenze dello shadowban, esaminando dapprima gli effetti positivi che vengono addotti dalle piattaforme a giustificazione della sua adozione, e soffermandosi poi sugli aspetti negativi che determina sul dibattito pubblico. Il saggio esamina la lesione dei diritti fondamentali che derivano dallo shadowban, prendendo in considerazione la recente sentenza di un giudice belga che ha condannato Meta al risarcimento del danno a favore di un politico i cui contenuti erano stati oggetto di retrocessione illegittima. Infine, la ricerca si concentra sull’introduzione del divieto di shadowaban nel Digital Services Act, formulando alcune considerazioni conclusive sulle possibili evoluzioni di tale tecnica di moderazione dei contenuti.

The essay aims to analyse the impact that Meta Group’s shadowbanning of political content can have on online election campaigns and, more generally, on democratic participation. The research focuses first on defining this content moderation technique, analysing its evolution over time. The work then focuses on the consequences of shadowbanning, first examining the positive effects that platforms cite as justification for its adoption, and then focusing on the negative aspects it can have on public debate. The work examines the violation of fundamental rights resulting from shadowbanning, taking into account the recent ruling by a Belgian judge who ordered Meta to pay damages to a politician whose content had been unlawfully downgraded. Finally, the research focuses on the introduction of the shadowbanning ban in the Digital Services Act, offering some concluding remarks on the possible developments of this content moderation technique.

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