L’art. 25 del Digital Services Act (DSA) vieta l’utilizzo e la diffusione sulle piattaforme online dei cc.dd. dark patterns, ossia di quegli strumenti informatici progettati per influenzare il comportamento degli utenti durante la loro esperienza nel web. L’interpretazione prevalente in dottrina riguardo tale divieto – come confermato anche dalla prassi della Commissione UE – appare, tuttavia, irragionevolmente restrittiva, limitandone la vigenza esclusivamente alla categoria dei dark patterns di natura grafica. Invero, siffatta operazione ermeneutica porta con sé il rischio di creare un vuoto di tutela in relazione alle nuove generazioni di dark patterns e, più nello specifico, rispetto agli Hyper-Engaging Dark Patterns (HEDP), progettati non solo per massimizzare l’interazione con gli utenti ma, soprattutto, per spingere questi ultimi a compiere azioni da loro non intenzionalmente volute (come, ad esempio, effettuare acquisti non programmati). Alla luce di tale stato dell’arte, il presente lavoro propone un superamento dell’odierno approccio maggioritario il quale, tra le altre cose, crea una forte differenziazione di tutele tra utenti delle Very Large Online Platforms (VLOPs) e utenti delle non-VLOPs.
Article 25 of the Digital Services Act (DSA) proscribes the use and dissemination of so-called dark patterns on online platforms. The term “dark patterns” refers to computer tools designed to influence users’ behaviour during their web experience. The prevailing interpretation in scholarship concerning this prohibition, also confirmed by the practice of the EU Commission, appears, however, to be unreasonably restrictive, limiting its validity exclusively to the category of dark patterns of a graphic nature. This approach carries the risk of creating a protection gap concerning new generations of dark patterns, particularly Hyper-Engaging Dark Patterns (HEDP), which are designed not only to maximise interaction with users but also to compel them to perform unintended actions (e.g. making unplanned purchases). In the light of this scenario, this paper proposes moving away from the prevailing majority approach, which, among other issues, creates a marked differentiation in protections between users of Very Large Online Platforms (VLOPs) and those of non-VLOPs.