Whatsapp: nel blu dipinto di blu

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Fonte: www.studiolegalelisi.it

Le ultime 24 ore delle comunicazioni via chat sono state segnate da una nuova spunta blu: la conferma di avvenuta lettura dei messaggi all’interno della famosa chat Whatsapp.
La tecnologia va avanti incontrastata, con aggiornamenti e novità dai suoni ammalianti e dai colori stuzzicanti, ma forse poco ci si preoccupa di quale in realtà sia il costo di questa innovazione, sebbene i prodotti ci vengano offerti in modo (quasi) gratuito.

Quando il Garante non c’è i social ballano
L’acquisizione di Whatsapp da parte di Zuckerberg, aveva già suscitato infinite perplessità sull’utilizzo dei dati personali degli utenti, soprattutto per la possibilità del suddetto acquirente di metter le mani sulle rubriche telefoniche degli utilizzatori, giungendo a completare la profilazione degli utenti. Questi ultimi, infatti, per poter usufruire del servizio di messaggistica, devono consentire che l’applicazione acceda alla rubrica dei contatti presente sul proprio smartphone o sul proprio tablet e cioè a dati personali di soggetti terzi, anche però di coloro che non hanno scaricato l’applicazione e non utilizzano quindi il servizio.

“In fondo non ho nulla da nascondere!”
“La partita si gioca nella società digitale. Sempre di più, infatti, la vita si sposta là e il punto di sofferenza dei diritti è lì che è più elevato, perché al momento ci sono meno presidi” è quanto afferma il Presidente dell’Autorità Garante dei dati personali. L’utente di Internet non si capacita della potenzialità lesiva del web, in particolar modo non ha contezza del valore smisurato dei propri dati personali, nonché di quelli sensibili e degli status che sbandiera sul web in attesa di ricevere un appagante numero di commenti e “mi piace”.

È l’aggiornamento ansiogeno, quello che ti avvolge nella morsa di una notte insonne con gli occhi fissi al soffitto e poi al cellulare e poi nuovamente al soffitto…
Non è tutto oro quello che luccica…di blu, dallo stupore positivo della nuova funzione si passa alla perplessità inconcludente e infine al terrore di esser controllati. Ecco che la nuova spunta blu si appalesa come un’incontrastabile realtà: chi visualizza il messaggio dovrà iniziare a lottare con i propri sensi di colpa che svaniranno soltanto nel momento in cui risponderà, e chi l’ha spedito e visualizza la spunta di lettura (e Whatsapp ci dice con precisione anche quando), sarà condannato a un’estenuante attesa!

Aggiornamenti da remoto… basta il pensiero
L’accettazione delle condizioni di utilizzo delle varie applicazioni da parte degli utenti sembrerebbe avere, ormai, la valenza di una procura ai prestatori di servizi ICT a gestire liberamente i propri dati personali, visto che sempre più queste società si arrogano il diritto di violare la privacy degli utenti per scopi commerciali o propagandistici. Eppure, da una prima analisi superficiale, l’utente solitamente non percepisce tali trattamenti dei suoi dati personali come un’invadenza del terzo, “del resto non ho dovuto fare neppure la fatica di aggiornare l’app!”. Ma di fatto, un soggetto esterno agisce al posto dell’utente stesso! L’aggiornamento di Whatsapp non è stato accettato dall’utente finale, pertanto quest’ultimo è costretto a ritrovarsi sul proprio dispositivo un aggiornamento non desiderato, non potendo ripristinare lo status quo ante, né disattivarlo – seppur apprezzando senza eventuale dispendio di energie.
Analoghe considerazioni potrebbero formularsi per la recente comparsa, tra gli acquisti di iTunes su tutti i dispositivi Apple, dell’ultimo album degli U2: per carità regalo gradito, ma com’è possibile che Apple possa entrare senza riserve negli account dei propri utenti per introdurre un qualunque prodotto?
La difficoltà ulteriore si è presentata a seguito delle richieste di cancellazione dell’album dalle librerie iTunes e dalle app musicali dei dispositivi, in quanto non era prevista la possibilità di rimozione. L’azienda di Cupertino ha dunque pubblicato una help page ufficiale per spiegare come eseguire il procedimento.

Non accettate le caramelle dagli sconosciuti
Per concludere, è bene non sottovalutare quanto succede nei propri dispositivi informatici, poiché non sempre potrebbe risultare semplice riprenderne il controllo; in particolar modo – nell’ottica del web – la tutela dei diritti dell’utente non è immediata e soprattutto non è garantita, pertanto il rischio è di veder frustrata la possibilità di proteggersi attraverso un “tradizionale” iter processuale.
Per tutelare gli utenti da questi fenomeni di violazione della privacy, dunque, servirebbero apposite norme, magari che si aggiornino da remoto!

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