Tripadvisor e responsabilità: il Tennessee non convince!

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Che succede se un albergo – nel caso di specie il Grand Resort Hotel and Convention Center del Tennessee -  si trova al primo posto della classifica “America’s Dirtiest Hotel 2011”?

Succede che la proprietà dell’albergo non è “propriamente” soddisfatta! Ma non finisce qui! La classifica è il risultato delle valutazioni dei viaggiatori espressi su TripAdvisor ed è pubblicata in grande evidenza sulla stessa community e “rimbalzata” sui maggiori media.

Che può fare, se ritiene ingiusto il risultato e, ovviamente, lesivo della propria immagine aziendale, il Grand Resort? Certamente agisce in giudizio; ci sarà pure un giudice, oltre che un buon whiskey, in Tennessee? Il problema è contro chi rivolge la propria azione il “Sig. Grand Hotel”?

L’uomo della strada risponderebbe: nei confronti del “Sig. TripAdvisor”! Se la classifica è il frutto del giudizio di potenzialmente “anonimi” frequentatori della community, per il Grand Hotel chi se non il “megafono” degli sconosciuti può essere responsabile delle eventuali falsità (lesive) circolate in rete? Non la pensa cosi Thomas W. Phillips, United States District Judge,autore della sentenza con cui la Corte del Tennessee ha respinto l’istanza di tutela risarcitaria avanzata (circa cinque milioni di dollari), per una serie di ragioni appresso sintetizzate.

a)    Va esclusa la natura diffamatoria della “classifica degli alberghi più sporchi d’America”: affinché si abbia diffamazione occorre che la relativa affermazione possa essere percepita come tale in public eyes. È indispensabile poi che il contenuto dell’affermazione  stessa siano fatti o non oggettivi o rappresentati in maniera distorta.

b)    La “TripAdvisor’s List”, in realtà, è un’ ”iperbole”, che in questi termini viene percepita dal “lettore medio”, simile a tante altre classificazioni così diffuse: tutto oggi è “classificato” “From law schools to restaurants, from judges to hospitals”.

La decisione lascia perplessi; viene da domandarsi come reagirebbe il giudice Phillips se fosse posto al vertice della classifica dei giudici più “incompetenti”;  chissà se concluderebbe che, in fondo, la “list is clearly unverifiable rhetorical hyperbole”. In definitiva, più che la soluzione – e le sue argomentazioni – lascia perplessi l’ennesimo approccio superficiale che la gran parte delle corti, nei vari ordinamenti, manifestano allorché si occupano di illeciti “in” o “da” internet.

Più precisamente, si ha la sensazione che i giudici (per fortuna, non tutti) si occupano della rete senza una grande consapevolezza della portata, quantitativa e qualitativa del fenomeno. Anzi, il più delle volte le corti fissano “il dito” che indica la luna, piuttosto che la luna medesima.

Phillips, per esempio, si concentra su Defamation and False Light, su Freedom of Speech, si incammina, cioè, lungo i sentieri a lui noti, sebbene, va detto, segua una “traiettoria” discutibile: la List come Hyperbole sembra davvero troppo!

Ma non c’è incapacità nel percorso del giudice, soltanto insufficiente conoscenza della materia. Come si fa a ignorare la (ormai acclarata) funzione di “brand reputation” delle classifiche delle varie communities?

Come si fa a pretermettere qualsiasi indagine o riflessione sul ruolo del “gestore” della community?

Paradossalmente, la sentenza della Tennessee Court è meno insidiosa di talune pronunzie, anche recenti, di alcune corti europee (si pensi da ultimo al Tribunale di Firenze……), che si avventurano improvvidamente in discutibili sistemazioni del diritto di internet secondo categorie tecnico-giuridiche opinabili, definendo, in poche battute, il ruolo dei “motori di ricerca”. Di fronte a tutto ciò due  sembrano le parole d’ordine: Legal  Education e Technical Disclosure; i giuristi devono “studiare di più”,  ma i soggetti della rete vanno indotti, culturalmente e legislativamente ad una gigantesca operazione di trasparenza. TripAdvisor è un “neutro” medium di informazioni? È in condizione di prevenire effettivamente l’anonimato per le affermazioni diffamatorie? Vende più pubblicità in relazione o grazie alle “iperboliche” Lists?

Occorre fare chiarezza, con sobrietà; e senza ubriacature, meno che meno da Tennessee Whiskey!

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