Rubrica Startup – Intervista a Marco Sprocati (Triboo Management)

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Per la rubrica sulle start-up italiane, abbiamo scambiato qualche battuta con Marco Sprocati di Triboo Management, società che si occupa di gestione aziendale e organizzazione di webinar.

Ciao Marco, cos’è Triboo Management?

E’ una società di consulenza e formazione che fornisce servizi alle imprese nel campo della strategia, gestione processi, sistemi di gestione certificabili, reti d’impresa e formazione manageriale in presenza e online.  Crediamo, da sempre, che la conoscenza sia il vero capitale intangibile di un ’azienda, un nuovo modo di intendere l’impresa dove il talento del singolo trova il suo habitat migliore per crescere e svilupparsi e, quindi, lavoriamo con questa idea affiancando gli imprenditori e i manager nelle loro scelte, formando e consigliando le organizzazioni a gestire efficacemente le risorse umane, ambientali ed economiche con metodo, creatività e personalizzazione. Nel 2013 abbiamo poi creato una business unit Webinaroom come spin off di Triboo Management dedicata alla formazione online in diretta attraverso i webinar.

 

Ho notato che alcuni membri del tuo team, incluso te, vengono da esperienze professionali molto lontane dal web. Come siete “approdati” in Rete?

E’ vero che sembra che proveniamo da esperienze professionali lontane dal web, ma tutto ha inizio nell’era della “new economy” di qualche anno fa dove ci siamo occupati di qualità dei siti internet ed e-commerce. Poi in qualche progetto di grandi aziende siamo stati coinvolti in analisi processi in parte svolti via web o che richiedevano lo sviluppo di un sistema di BPM (business process management) o di Service Delivery e in progetti di e-learning.

Da tre anni invece ci siamo buttati nell’avventura del webinar in diretta e della gestione dei team di lavoro virtuali attraverso la nostra piattaforma WEBinaROOm (www.webinaroom.com). La Rete è per noi uno strumento eccezionale perchè consente di stare al centro del mondo rimanendo comodamente nelle proprie zone di origine. In poche parole consente di conciliare un’elevata qualità della vita e del lavoro.

 

Come giudichi il mercato di internet oggi? Quali le maggiori criticità e quali, a tuo avviso, gli scenari interessanti per il prossimo futuro?

Il mercato di internet si sta rivelando sempre più allineato alle esigenze di fasce sempre più vaste di persone che apprezzano l’affidabilità e la qualità dei beni acquistabili su internet. Faccio qualche esempio come Amazon, Expedia, Trenitalia/Italo oppure l’Home banking, Paypal, ecc… sono diventati siti/strumenti ormai non più sostituibili per acquistare libri, viaggi, soggiorni oppure per fare operazioni bancarie, pagamenti sicuri, ecc… Per non parlare della posta elettronica certificata. Esiste poi l’importante fenomeno dei social media (Facebook, LinkedIn, Twitter, Tumblr, ecc…) che consentono la condivisione di informazioni nella propria community, ma anche al di fuori di essa, facilitando la circolazione di informazioni che altrimenti non sarebbero accessibili. E’ chiaro che siamo sommersi da informazioni e quindi ora la competenza più importante da sviluppare è saper discernere le informazioni davvero affidabili e attuali e adatte per i propri scopi.

La criticità maggiore è data dalla continuità e dall’ampiezza della banda. La continuità deve essere assicurata sia attraverso la rete fissa sia attraverso la rete mobile. L’ampiezza della banda invece, deve assicurare la veicolazione di un grande numero di dati (video e non solo). L’Italia purtroppo è ferma al palo malgrado i tanti proclami di questi anni. La vera rivoluzione in Italia si può fare solo se si decide concretamente di diventare uno dei paesi più avanzati nel settore del digitale. Noi nel nostro piccolo cerchiamo di fare il massimo.

Lo scenario che prevediamo è proprio di un grande impulso nella direzione del digitale. Il nostro paesi ha contenuti (storico, artistico e culturali) e settori di punta (fashion, design, meccanica, turismo, agroalimentare) che avrebbero un grande ulteriore sviluppo nel digitale. Ci auguriamo che questo processo sia sempre più incentivato.

 

Quali sono i maggiori ostacoli che, sotto il profilo giuridico e legislativo, hai incontrato (o incontri ancora) nella tua esperienza di start-upper? Al netto del recente decreto su start-up e innovatori, quali riforme ti aspetti dal prossimo Governo?

Grossi ostacoli non ne abbiamo incontrati forse anche perché la nostra start-up nasce da un’azienda consolidata. L’elemento che ha richiesto un po’ di tempo è stato nella costruzione del team di lavoro dedicato al progetto. Trovare le persone giuste che s’innamorassero e credessero nell’idea ha richiesto diversi mesi e quasi 1 anno. Dopo i primi test svolti con successo, il gruppo si è concentrato nel consolidamento del proprio know how e nella diffusione dello strumento attraverso vari webinar, social media, comunicati stampa, convegni anche all’estero e, di recente, con la presenza allo SMAU di Milano.Gli elementi che rimangono oggi critici, come per tutte le start-up, sono le risorse finanziarie e la comunicazione.

Dal Governo mi aspetterei incentivi legati alla creazione di start-up per tutte le fasce di età e non solo per le persone al di sotto dei 35 anni e incentivi per il finanziamento (venture capital, business angel). Sappiamo tutti che le start-up hanno un’elevata mortalità quindi occorre consentire forme di incentivazione al mentoring con aziende consolidate e manager/consulenti affidabili che possano accompagnare e aiutare le nuove imprese a non commettere errori di gioventù. L’idea da sola non basta, occorre poi quel mix di managerialità che abbassi notevolmente il rischio di mortalità. L’altro aspetto fondamentale è  semplificare le procedure burocratiche e incentivare la creazione di community dell’innovazione anche con Università e centri del sapere in tutto il mondo. Non da ultimo, dal Governo mi aspetterei un impulso decisivo all’agenda digitale con investimenti certi, di giusto livello e con tempi rapidi di realizzazione (basta vedere Corea e Giappone come esempio).

 

Sulla scorta della tua esperienza, quali consigli ti sentiresti di dare ai giovani start-upper che scelgono di investire nel mercato di internet oggi? Rimanere in Italia o investire altrove?

Mi sentirei di consigliare di prestare molta attenzione allo sviluppo del proprio progetto, ma contemporaneamente di chiarirsi bene le idee sulle prospettive di mercato perché le tecnologie diventano sempre più disponibili e a buon mercato, ma è l’idea customer oriented e ad alta customer experience che diventa vincente. L’idea è buona, poi,  se viene percepita, soprattutto dai probabili finanziatori, ad alto ritorno di redditività. Inoltre di aprirsi al mondo cercando e verificando sempre cosa sta succedendo negli altri paesi per avere sempre un’idea delle novità nel proprio campo. La tempestività è un fattore critico di successo. Per ultimo, ma è il più importante, circondarsi di persone capaci sia intellettualmente sia umanamente perché le prove da superare sono tante e occorre sempre che il team rimanga unito e ben determinato.

L’Italia è come la prima cotta: ti fa innamorare al primo sguardo, ma poi ti fa penare per uscirci insieme. Rimanere in Italia è un dovere di cittadino italiano per creare le condizioni di sviluppo per i nostri figli. Ma è chiaro che dipenderà dal progetto. Se le condizioni migliori di sviluppo risiedono in altri paesi, occorre saper cogliere queste opportunità. Poi con il digitale non necessariamente occorre che tutto sia fuori dal nostro paese, quindi, una possibilità di far rimanere qualcosa qua da noi, c’è sempre.

 

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