Rubrica Startup – Intervista a Domenico Gimeli (Bauzaar)

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Per la rubrica sulle start-up italiane, abbiamo scambiato qualche battuta con Domenico Gimeli, CFO e co-fondatore di Bauzaar, piattaforma di e-commerce specializzata nella vendita online di cibo di alta qualità per cani e gatti.

Ciao Domenico, ci spieghi cos’è Bauzaar e com’è ti è venuta l’idea di un sito di e-commerce per animali?

Bauzaar è il negozio online dove trovi solo il meglio per il cane e il gatto e dove puoi comodamente scegliere se acquistare una sola volta o se organizzare le tue spedizioni. Il servizio che consente di organizzare le consegne è pensato per tutte le persone che hanno poco tempo libero e vogliono passarlo con i propri animali anziché in coda ai negozi o nel traffico della città. Il funzionamento è molto semplice: si scelgono i prodotti preferiti, si decide una frequenza di consegna (esempio: ogni 4 settimane) e si risparmia il 5% per sempre. Chiaramente il cliente è sempre libero di interrompere la ricorrenza, di cambiare i prodotti o le quantità senza alcun costo e direttamente dal proprio profilo “Mio Bauzaar”.

L’idea è nata durante un viaggio negli USA con Matteo, CEO e co-fondatore. Abbiamo visto un mio cugino ricevere a casa il cibo per PupCake (il suo cane Cocker Spaniel) che arriva ogni 3 settimane direttamente a casa, così non si deve più preoccupare di trascinare pacchi pesanti, perdere tempo in coda o ai semafori, raggiungere il negozio e non trovare il cibo preferito.

Io e Matteo ci siamo guardati e abbiamo subito capito che avremmo dovuto provarci in Italia. Circa un anno dopo, abbiamo lasciato i nostri impieghi, rispettivamente in Ernst & Young e Zalando, e così è nato Bauzaar.

Come giudichi il mercato di internet oggi? Quali le maggiori criticità e quali, a tuo avviso, gli scenari interessanti per il prossimo futuro?

Io sono fortemente convinto che Internet sia il luogo dove nei prossimi anni non sia necessario tentare la fortuna con l’ennesimo social network, bensì concentrarsi sulle opportunità che la rete può dare all’economia reale. Trasformare gradualmente alcune attività imprenditoriali, anche tradizionali, dalla loro versione 1.0 (limitata geograficamente, con poco mercato e con troppe catene al collo, come il costo del personale e la pressione fiscale) alla versione 2.0, innovando sui servizi e cercando di ritagliarsi uno spazio confrontandosi con una clientela più vasta e con i mercati esteri. Il trend è secondo me promettente per i cosiddetti “makers” che sapranno interpretare i bisogni delle persone e sfruttare la forza del “Made in Italy” all’estero. Ottime chances per gli innovatori nel gaming e, ovviamente, nel pet care J .

Le criticità per chi fa impresa su internet riguardano lo sviluppo e l’implementazione di strategie vincenti in termini di customer acquisition e che ne ottimizzino la life time value. Senza dimenticare la costante attenzione alle attività quotidiane di marketing e comunicazione che possono rivelarsi una El Dorado o un bagno di sangue per l’azienda.

 

Le statistiche sul commercio on-line pongono l’Italia nelle retrovie tra i Paesi europei. Sulla base della tua esperienza, noti una maggiore fiducia negli acquisti via internet? Quali i problemi che, a tuo avviso, occorre superare?

L’anno scorso si sono registrate vendite online di prodotti e servizi per circa 3,5 miliardi di euro in Italia, e le previsioni per il 2016 vedono addirittura un raddoppio del fatturato web arrivando a quota 7,5 miliardi. Il ritardo dell’Italia rispetto agli altri grandi Paesi del centro e del nord Europa è dato dalla nostra infrastruttura tecnologica che non consente ancora una piena diffusione di Internet ad alta velocità nelle famiglie italiane e dalla scarsa (ma in forte crescita) fiducia nell’utilizzo delle carte di credito per gli acquisti, e più in generale sulla sicurezza dei pagamenti online.

Quali sono i maggiori ostacoli che, sotto il profilo giuridico e legislativo, hai incontrato (o incontri ancora) nella tua esperienza di start-upper? Al netto del recente decreto su start-up e innovatori, quali riforme ti aspetti dal prossimo Governo?

Le difficoltà più grandi sono sicuramente legate al costo del personale e ai costi di natura tributaria/fiscale. Le agevolazioni e gli incentivi per le neo-imprese non sono sufficienti a sostenere la crescita dell’innovazione e dell’imprenditoria, fattori a mio parere decisivi per tentare di dare al Paese una nuova competitività sul mercato. Le risorse umane per le start-up sono forse ancora più indispensabili rispetto ai finanziamenti: creare contratti flessibili e con un costo azienda minimo (quantomeno per i primi 3-5 anni di vita d’impresa) è il punto secondo me più importante per dare slancio all’ecosistema imprenditoriale.

Sul sito è presente un programma di donazioni a favore dell’associazione non-profit Save The Dogs. Credo che questo contribuisca a creare una community intorno al sito. Ritieni che questo senso di partecipazione e di appartenenza possa favorire anche campagne di crowdfunding?

Non siamo ancora in grado di capire se il nostro impegno nelle attività solidali con la partnership con Save the Dogs possa anche avere effetti positivi su una eventuale campagna di crowdfunding. La raccolta di capitali per sostenere la crescita dell’azienda è in questo momento molto focalizzata sulla ricerca di partner che, oltre ad un impegno finanziario, possano mettere a disposizione competenze ed esperienze di valore nel settore dell’e-commerce e del pet care.

 

Sulla scorta della tua esperienza, quali consigli ti sentiresti di dare agli start-upper che scelgono di investire nel mercato di internet oggi? Rimanere in Italia o investire altrove?

Il termine Start Up, indipendentemente da dove si è in Europa, indica una fase di impresa, il momentum che sancisce il passaggio da idea a mercato. A seconda dell’industria e della reattitivà della stessa, questa delicata fase può passare più o meno velocemente e più o meno indolore, ma passa. E quando questo accade ci si trasforma in una micro-impresa, la catena del valore diventa un pensiero costante, le attività da presidiare si moltiplicano esponenzialmente e il cliente diventa sempre più il centro del proprio universo. Il consiglio è questo: non innamorarsi troppo della fase di Start Up ed essere versatili e reattivi per la vera sfida, ossia dimostrare al mercato che la propria azienda è sostenibile e profittevole mettendo sempre il cliente e i suoi bisogni al primo posto.

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