L’espressione del pensiero ostile alla democrazia, tra diritto penale dell’emotività e psicologia collettiva

Il lavoro si propone di leggere, in un’ottica non tradizionale, il peso culturale determinato della proliferazione dei reati di opinione nel sistema penale italiano. Le ragioni di tale fenomeno, assai rilevante nella XVII legislatura repubblicana, é da rintracciarsi in un tentativo delle forze politiche di incrociare una sensibilità̀ collettiva, altrimenti difficilmente attingibile, e supplire all’assenza di vere e proprie garanzie costituzionali attive contro il pensiero sovversivo e antisistema. Riporre fiducia nelle sanzioni incriminatrici, tuttavia, presenta effetti di mutazione sistematica nell’ordinamento e, in particolare, determina il progressivo indebolimento della ricchezza di tutela della libertà di manifestazione del pensiero. Inoltre, tende a semplificarne la natura dei limiti oggettivi alla libertà di espressione schiacciandoli nella esclusiva prospettiva delle norme di diritto penale.

The essay highlights that Italian Parliament paid special attention in the last four years on hate crimes as well as heinous and disturbing speech. Such a trend led to the introduction of a wide frame of criminal restrictions on freedom of speech. By analyzing the actual reasons why parliamentary groups supported many thought crimes, the essay aims at developing an undeclared, yet ambiguous, attempt in defending democratic constitutionalism, even if the Italian Constitution does not lay down any general protection against “hate speech”, “genocide denial” and “heinous speech”. Under the surface, there is the need for political parties to shape their own identity during harsh times of crisis.

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