Le piattaforme come strumenti di creazione di contenuti. L’incerta regolazione degli user-adapted content nella proposta di direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale

Il Web 2.0 ha determinato il passaggio da un uso meramente passivo di internet ad un uso attivo della rete, per cui, ciascun utente è diventato un autore. Tale rivoluzione copernicana è stata possibile soprattutto grazie al ruolo rivestito dalle piattaforme, architetture di interazione che spingono gli utenti a produrre e condividere materiale e che hanno giovato, almeno fino ad oggi, di un ampio spazio di de-regolazione.Questa realtà tecnologica, tramutatasi in realtà sociale e culturale, è alla base del fenomeno della creazione e diffusione degli user-generated content (UGC). I confini di questa fattispecie sono incerti, qualsiasi definizione proposta è sembrata di volta in volta troppo limitativa o troppo comprensiva. In linea di massima, però, si concorda che sono UGC tutti i materiali creati dagli utenti e pubblicati sulla rete, costituiti perlopiù da rielaborazioni di materiale preesistente. Dalla menzionata difficoltà di sviluppare una definizione univoca discende anche la difficoltà nel regolare il fenomeno, tanto che, le consultazioni lanciate in materia dalla Commissione europea nel 2014 si sono concluse con un nulla di fatto. Il tema è stato dunque inizialmente tralasciato dalla proposta di Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale del settembre 2016 ma sembra riaffiorato nel testo della Direttiva approvato dal Parlamento europeo. Tuttavia, la soluzione proposta sembra piuttosto ambigua e non senza contraddizioni. Rimangono, infatti, intatti molti degli interrogativi sorti in fase di consultazione sebbene le piattaforme, che oggi beneficiano di un consolidato sistema di esonero da responsabilità, sembrano gravate da sempre maggiori oneri.

 

The development of the so-called Web 2.0 caused a shift from a passive use of the internet to an active role of the user that implied the transformation of the simple user in creator. This revolution has only been possible thanks to the role played by the platforms, architectures of interactions that push users to create and share content and that are benefitting of a free space of de-regulation. This technological reality, then also social and cultural, is the background to the phenomenon of the creation and diffusion of User-Generated-Content (UGC). The boundaries of this issue are so uncertain that any proposed definition has been judged, time to time, either too narrow or too broad. However, generally speaking, it is now agreed that UGC is any material created by internet users and published on the net, being usually a modification or adaptation of pre-existing material. From the mentioned difficulty in elaborating a shared definition also descends the difficulty in regulating the phenomenon, and, indeed, the consultations launched by the European Commission in 2014, failed. The theme has therefore been neglected by the draft of Directive for Copyright in the Digital Single Market of September 2016 even if it seems back on the radar of the text of the Directive as approved by the European Parliament. However, the solution proposed for the regulation of UGC seems ambiguous and contradictory. Indeed, many of the concerns emerged during the consultations have not been answered even if the platforms, that are currently beneficiaries of a safe harbor, seems to be burdened by growing obligations.

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