La parabola delle sovvenzioni all’editoria, tra regole costituzionali e discrezionalità del legislatore. Riflessioni a margine della sentenza n. 206/2019 della Corte costituzionale

L’articolo tratta delle forme di sostegno pubblico alle imprese editoriali, non previste ma ammesse dalla Costituzione per favorire il pluralismo dell’informazione (senza che, peraltro, «esista in via generale un diritto soggettivo» a riceverle, come ha ricordato anche la Corte costituzionale nella recente sentenza n. 206/2019). Nel corso del tempo sono state previste svariate provvidenze dirette e indirette: dapprima integrazioni al prezzo della carta e poi, con la l. 416/1981, misure assai più variegate. Dal 1990, mentre gli ausili indiretti sono stati estesi a pressoché tutti gli operatori del settore, i contributi diretti sono stati mantenuti per le sole imprese considerate più deboli e meritevoli. A seguito della crisi economica scoppiata nel 2008, tali ultimi contributi sono stati ridotti e configurati come interessi legittimi, con la loro conseguente corresponsione solo entro i limiti di quanto stanziato nell’apposita voce del bilancio della Presidenza del Consiglio. Ne è derivato uno specifico contenzioso, che ha investito anche la legittimità costituzionale delle scelte normative effettuate tra il 2008 e il 2012. Nonostante la riconosciuta incoerenza interna di queste ultime, «che prima creano aspettative e poi autorizzano a negarle», la Corte costituzionale ha affermato di dover «prendere atto della impossibilità di sostituire o integrare la disciplina in questione, riservata alla discrezionalità del legislatore».  La conclusione raggiunta dalla Consulta è opinabile, ma, anche ove fosse stata diversa, non avrebbe potuto modificare un quadro complessivo di scarsa incidenza degli interventi di sostegno disposti nel corso del tempo, soprattutto nell’odierno contesto di profondo e rapido mutamento del settore editoriale.

 

The article deals with forms of public support to publishing companies, not provided for but allowed by the Constitution to promote pluralism of information (without, however, «generally existing a subjective right» to receive them, as recalled also by the Constitutional Court in its recent ruling no. 206/2019). Over time, a number of direct and indirect measures have been provided for: first supplement to the price of paper and then, with law no. 416/1981, much more varied measures. Since 1990, while indirect aids have been extended to almost all operators in the sector, direct contributions have been maintained only for those companies considered to be weaker and more deserving. Following the economic crisis that broke out in 2008, the latter contributions were reduced and configured as legitimate interests, with their consequent payment only within the limits of what was allocated in the specific item of the budget of the Presidency of the Council. This led to a specific dispute, which also affected the constitutional legitimacy of the law choices made between 2008 and 2012. Despite the acknowledged internal inconsistency of these ones, «which first create expectations and then authorize them to be denied», the Constitutional Court stated that it had to «take note of the impossibility of replacing or supplementing the discipline in question, which is reserved to the discretion of the legislator». The conclusion reached by the Court is questionable, but, even if it had been different, it would not have been able to change an overall picture of low incidence of support measures arranged over time, especially in today’s context of deep and rapid change in the publishing sector.

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