La libertà di espressione dei partiti politici nello spazio pubblico digitale: alcuni spunti di attualità

Partendo da due recenti vicende giurisprudenziali, che hanno visto contrapporsi taluni movimenti di estrema destra a Facebook, in ordine alla violazione di alcuni c.d. “standard della community”, a seguito dell’esposizione di contenuti discriminatori, il saggio, da un lato, si interroga sul ruolo progressivamente assunto dalle reti sociali, con riguardo all’attuazione delle garanzie offerte dall’art. 21 Cost., dall’altro, riflette sul valore e sul significato da riconoscere alla libertà di manifestazione del pensiero di quei partiti, che esprimano posizioni estremiste, eversive o antisistema. L’analisi viene condotta ricostruendo la portata normativa e la ratio profonda delle relative previsioni costituzionali, con specifico riguardo al diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero, alla libertà di associazione, al diritto di costituire un movimento politico e al divieto di ricostituzione del disciolto partito fascista, anche al fine di valutare il disegno antropologico complessivo prefigurato dal Costituente di fronte ai “nemici della libertà”. In questa prospettiva, ampio spazio viene assegnato all’attuazione pratica e casistica del dettato costituzionale con particolare riferimento alla posizione assunta dai giudici nazionali e dalle grandi multinazionali che gestiscono le singole piattaforme digitali, per poi giungere ad esaminare la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Il contributo avanza infine una proposta procedurale tesa a salvaguardare il più possibile tanto l’autonomia privata dei social network tanto i diritti costituzionali dei singoli e delle formazioni politiche.

Taking the cue from two recent judicial cases, which have seen some extreme right-wing movements against Facebook, in relation to the infringement of certain “community standards”, after the publication of discriminatory content, the essay questions, on the one side, the role increasingly played by social networks as regards the implementation of the guarantees provided for under art. 21 of the Constitution and reflects, on the other side, on the value and the meaning to be recognized to freedom of thought for those parties expressing extremist, subversive or anti-system positions. The analysis retraces the normative scope and the rationale behind the relevant constitutional provisions, with specific regard to freedom of expression, freedom of association, the right to freely associate in parties and the prohibition to reorganise, under any form whatsoever, the dissolved Fascist party, also in order to assess the overall anthropological design the Constituent laid down in front of the “ennemis de la liberté”. From this point view, the study focuses extensively on the practical and case-by-case enforcement of the constitutional provisions, with particular emphasis on the stance taken by national judges and multinational corporations managing individual digital platforms, to then get to examine the case law of the European Court of Human Rights. Finally, the paper makes a procedural proposal aimed to ensure the highest protection to both private autonomy of social networks and constitutional rights of individuals as well as political groups.

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