Il sostegno finanziario dello Stato al cinema e la disattesa attuazione della “Costituzione culturale”

L’articolo affronta il tema dei finanziamenti statali alla cinematografia, con particolare riferimento alle recenti innovazioni legislative. Il saggio muove dal riconoscimento dei presupposti costituzionali delle sovvenzioni statali, inquadrando come il sostegno pubblico debba rivolgersi, in un’ottica di promozione della cultura, alle “espressioni deboli”, ossia quelle che più difficilmente possono emergere in un settore nel quale domina una logica di mercato che fa frequentemente prevalere il favore per opere di qualità dubitabile, ma di riscontro economico garantito. Muovendo da questo assunto, l’articolo analizza in una prospettiva storica la disciplina legislativa che ha governato la materia dal 1965 fino alla riforma operata dalla legge 220 del 2016. Con riguardo a quest’ultima, esaminate nello specifico le nuove disposizioni, il saggio svolgerà una valutazione critica sulle stesse, mostrando come lo Stato, pur essendosi impegnato con importanti investimenti nel settore filmico, abbia ancora una volta privilegiato l’aspetto commerciale rispetto a quello culturale.

The article deals with the issue of state fundings for cinematography, with particular reference to recent legislative innovations. The essay moves from the recognition of the constitutional requisites of state subsidies, framing how public support should address itself, in order to promote culture, to “weak manifestations”, namely those that hardly emerge in an industry dominated by market principles, in which the support of movies of dubious quality frequently prevails, because of their guaranteed economic feedback. Moving from this assumption, the article analyzes in a historical perspective the legislative framework that governed the subject from 1965 until the reform by law 220 of 2016. Specifically examined the new provisions, the essay will make a critical assessment on the same, showing how the State, while having engaged with important investments in the film industry, has once again privileged the commercial aspect over the cultural one.

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