Il diritto di accesso a Internet: profili costituzionali

Internet ha rappresentato una preziosa opportunità nelle strategie di contrasto alla pandemia da Covid-19. Certamente in sua assenza le ripercussioni del cosiddetto “distanziamento sociale” sul piano economico, sociale e psicologico sarebbero state ben più devastanti. Ciò ha riproposto all’attenzione pubblica il tema del diritto di accesso a Internet, del cui inserimento in Costituzione si discute da un decennio. Se inizialmente il diritto di accesso a Internet era concepito soprattutto in termini di libertà di espressione, oggi la dottrina dominante tende a qualificare l’accesso a Internet come diritto sociale, che presuppone obblighi di prestazione in capo alle istituzioni pubbliche. Nello stesso tempo, però, prevale l’opinione che uno specifico richiamo a Internet in Costituzione non sia necessario, potendosi rinvenire il fondamento del diritto di accesso nelle disposizioni costituzionali già esistenti (in particolare, negli artt. 2, 3 e 21). Nelle conclusioni di questo scritto si sostiene, invece, la tesi dell’opportunità di prevedere in Costituzione – preferibilmente fra i principi fondamentali – il riferimento alle reti digitali o al ciberspazio, senza però utilizzare il termine Internet, che si riferisce a una specifica infrastruttura tecnologica e quindi, come tale, contingente.

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