Riflessioni e aggiornamenti sul diritto d’autore online

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E’ tornato sulla scena proprio in questi giorni l’annoso tema del diritto d’autore online. In Spagna gli editori hanno mostrato il loro plauso alla decisione del Parlamento di dar il via libera alla modifica della legge sulla proprietà intellettuale, che consentirà loro di riscuotere una somma compensatoria da parte degli aggregatori di notizie, come Google News o Yahoo!, per l’indicizzazione dei loro articoli. Il gigante di Mountain View non ha – come era ovvio attendersi – “apprezzato” la decisione, sostenendo che servizi come Google News contribuiscono a portar traffico sui siti web degli editori, minacciando quindi lo smantellamento del servizio per la penisola iberica. In verità la Spagna ha dato un giro di vite ancor più pesante rispetto a quanto messo in atto dai tedeschi. Se in Germania infatti la così detta “Google Tax” prevede il pagamento di una somma agli editori soltanto per l’utilizzo degli articoli nella loro interezza, in Spagna il compenso potrà essere riscosso anche per l’uso dei così detti “snippets”, ovvero dei “frammenti di informazione opinione e intrattenimento non significativi”.

In Italia intanto, all’interno delle iniziative promosse dal Mibact nel quadro del Semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, il 29 ottobre si è tenuta una giornata dedicata alla spinosa questione dal pomposo titolo “Le nuove frontiere dell’innovazione tra diritto d’autore e brevetto”. All’interno della lunga giornata romana – non particolarmente spumeggiante né particolarmente innovativa dal punto di vista dei contenuti – Roberto Viola della Dg Connect della Commissione Europea ha informato che dal 1° novembre in sede comunitaria il diritto d’autore sarebbe passato dalle competenze della Dg Mercato Interno a quelle della Dg Connect, all’interno del quadro “società ed economia digitale”. Viola ha inoltre rimarcato come la tematica rappresenti una priorità per la Commissione e come il nuovo Presidente Junker voglia accelerare la tempistica per la riforma in quanto convinto che l’abbattimento delle barriere nazionali rappresenti la chiave per il rilancio delle economie europee.

Per quanto riguarda quel che accade all’interno dei nostri confini, molti ricorderanno il tortuoso e lungo iter del Regolamento sul diritto d’autore online (oggetto di ricorso al Tar e quindi di impugnativa di fronte alla Corte Costituzionale) approvato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a fine 2013 ed entrato effettivamente in vigore il 31 marzo scorso. Dopo i suoi primi 6 mesi “di vita”, il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani, ha approfittato dell’occasione per tracciare un primo bilancio. Diversamente da quanto previsto, l’Autorità non è stata sommersa da un ingestibile numero di ricorsi: 108 sono state le istanze presentate (di cui il 42% relativo ad fotografie, il 25% prodotti audiovisivi, il 13% file musicali). Nel 40% dei casi si è assistito ad un adeguamento spontaneo delle piattaforme, il 30% delle istanze è stato archiviato per vizi procedurali e appena il 22% dei procedimenti è ancora in corso, trattandosi di violazioni massive o di particolare gravità esaminate con procedura d’urgenza. In 8 casi inoltre si è proceduto all’archiviazione perché la disabilitazione del sito è stata considerata una misura sproporzionata rispetto al tipo di violazione messo in atto.

I provvedimenti di enforcement, con relativo ordine agli Internet service provider (ISP) di disabilitare con blocco del DNS l’accesso ai siti illegali, sono stati il 18% del totale.

“Un bilancio positivo”, ha commentato Cardani. Il presidente Agcom ha inoltre rimarcato che l’elemento più importante si è riscontrato nell’aumentata consapevolezza degli utenti di commettere un reato violando in rete contenuti protetti da diritto d’autore. La consapevolezza, abbinata a campagne educative  di sensibilizzazione costituisce certamente un aspetto nodale. Ma per far virare l’utente nella direzione della legalità è necessario disporre di un’offerta ampia. In questo l’Italia è indietro rispetto al livello di sviluppo di altri Paesi per quanto riguarda piattaforme legali di fruizione. Riteniamo che l’arrivo di attori del mercato del video on demand come Netflix – che ha preannunciato uno sbarco nella nostra penisola nel corso del 2015 – che certamente spaventa i tradizionali broadcaster, contribuirà ad un ampliamento significativo dell’offerta di contenuti legali e, forse, ad una riduzione dei fenomeni di “pirateria audiovisiva”.

 

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