Recenti sviluppi sul diritto di accesso alle informazioni e la protezione dei dati sensibili

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Lo scorso 3 aprile la Grand Chamber della Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che il Dott. Gillberg, professore di neuropsichiatria infantile all’Università di Gothenburg, non potesse invocare il diritto alla privacy previsto dell’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, né il diritto alla libertà di espressione e informazione tutelato dall’articolo 10, per giustificare il rifiuto opposto alla richiesta, proveniente da due ricercatori indipendenti, di avere accesso a documenti contenenti dati sensibili riferiti a suoi piccoli pazienti e raccolti nell’ambito di uno studio dal medesimo condotto presso l’istituto di appartenenza.

Gillberg aveva portato a termine nel 1992 un progetto di ricerca sulle cause del deficit di attenzione, controllo motorio e percezione nei bambini, che aveva coinvolto circa 140 pazienti. I bambini ed i loro genitori, prima della raccolta dei dati, avevano ricevuto garanzia da parte dello studioso in ordine alla assoluta riservatezza delle informazioni che sarebbero state fornite. Qualche anno più tardi due studiosi indipendenti avevano chiesto di poter prendere visione dei dati raccolti da Gillberg e dal suo staff, incontrando la decisa opposizione di questi.

Anche l’Università aveva inizialmente negato la richiesta di accesso a causa del timore di porre in essere una violazione della privacy e per consentire al dott. Gillberg di rispettare l’impegno assunto.However, the researchers brought their request before an Administrative Court of Appeal, which overturned this decision based on the legitimate interest of the researchers, their familiarity with their confidentiality obligations, and the importance of independent validation. La richiesta di accesso è stata quindi portata davanti ai due gradi di giustizia amministrativa, che ha riconosciuto la legittimità dell’interesse dei ricercatori, la loro familiarità con gli obblighi di riservatezza, e l’importanza della validazione indipendente dei risultati della ricerca. A questo punto After several further procedures relating to access conditions, it became clear to Dr. Gillberg that he would indeed have to turn over his research documents.Lo staff LoLo staffLoLoLo lo staff del dott. Gillbert giungeva alla determinazione di distruggere i dati in suo possesso, e quest’ultimo veniva condannato per abuso d’ufficio a causa del rifiuto di conformarsi alle decisioni dei tribunali amministrativi.

La Corte d’appello svedese confermava la condanna penale, e la Corte Suprema negava l’impugnazione. At that point, prof. A quel punto, il dott. Dr. Gillberg initiated proceedings before the Court of Human Rights, arguing that the conviction was in violation of Articles 8 and 10 of the European Convention on Human Rights (in relation respectively to his right to privacy and freedom of expression), as he claimed that the promise of confidentiality was imposed on him as a precondition for carrying out his research by the ethics committee of the university.Gillberg avviava il procedimento dinanzi alla Corte dei diritti dell’uomo, sostenendo come detto che la condanna emessa nei suoi confronti violava gli articoli 8 e 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in relazione, rispettivamente, al suo diritto alla privacy e alla libertà di espressione, sostenendo che l’impegno alla riservatezza gli era stato imposto dal comitato etico dell’Università come una condizione preliminare per lo svolgimento della sua ricerca.

Per quanto concerneva la prima delle norme invocate dal ricorrente, la Corte ha espresso il parere che la condanna inflitta al Dott. Gillberg non abbia violato il diritto alla privacy, sanzionando un comportamento in realtà diretto alla tutela di dati sensibili, in quanto la convinzione personale del medico si poneva in conflitto con gli obblighi a questo imposti dalle decisioni dei tribunali (che avevano imposto precise prescrizioni quanto alle modalità di fruizione dei dati) e dal diritto di accesso ai documenti pubblici previsto da una società democratica quale quella svedese, e non ha ritenuto che gli effetti pregiudizievoli arrecati alla reputazione professionale del medico fossero sproporzionati in relazione al comportamento da questi tenuto, costituente aperta violazione degli obblighi derivanti dalle sentenze amministrative.

Per quanto riguarda la denunciata violazione dell’articolo 10, la Corte, escludendo che nel caso di specie potesse configurarsi la violazione di un diritto “positivo” alla libertà di espressione del medico, per quanto concerne il suo diritto “negativo” di rifiutare la comunicazione dei dati, ha rilevato che la decisione di impedire l’accesso ad informazioni   scientifiche si poneva in contrasto con i diritti di proprietà dell’Università di Gothenburg (veniva sottolineato che la ricerca si era svolta grazie al finanziamento con fondi pubblici) , ed interferiva con il diritto (parimenti tutelato dallo stesso art. 10) di coloro che avevano richiesto l’accesso ai documenti, e che di tale diritto avevano attenuto riconoscimento anche dalla Corte d’Appello Amministrativa.

La Corte ha anche respinto le argomentazione svolte dalla difesa di Gillberg laddove questa paragonava l’attività del medico a quella di un sacerdote o di un giornalista al fine di ottenere il riconoscimento di un diritto alla tutela delle fonti di informazioni in suo possesso, simile a quello attribuito dalla giurisprudenza ai cronista, proprio sulla base della proprietà dei dati, facente capo alla Università di Göteborg, e quindi ad una istituzione pubblica.

La Corte conclusivamente ha espresso l’opinione che il prolungato rifiuto del dott. Gillberg di conformarsi alle sentenze del Tribunale amministrativo d’appello, negando l’accesso di terzi al materiale di studio ed alla conoscenza delle procedure adottate per il trattamento dei dati, aveva ostacolato il libero scambio di opinioni e idee, in particolare la diffusione di conoscenze scientificamente utili, anche per la verifica dei risultati e dei metodi utilizzati dai ricercatori nel raggiungere le loro conclusioni.

Il punto di vista della Corte Svedese appare rilevante per quel che concerne il riconoscimento, all’interno delle norme espresse dall’art. 10 CEDU, di un diritto di accesso all’informazione che si specifica come diritto di conoscenza dei documenti in possesso di enti pubblici, ed evidenzia altresì l’importanza di norme di attuazione e procedure appropriate nei casi in cui l’accesso e il riutilizzo delle informazioni del settore pubblico potrebbe sollevare legittimi problemi di privacy.

I commentatori della decisione hanno peraltro evidenziato cheThe right of access to official documents has a history of more than two hundred years in Sweden and is considered one of the cornerstones of Swedish democracy. il diritto di accesso ai documenti ufficiali ha una storia di più di duecento anni in Svezia ed è considerato uno dei pilastri della democrazia svedese. The case shows how access to official documents, included research documents containing sensitive personal data, can be granted to other researchers, albeit under strict conditions.The case furthermore demonstrates that Sweden applies effective procedures to implement orders granting access to official documents : those who refuse to open access to official documents after a court decision has ordered to do so can be convicted on the basis of criminal law.

Anche la giurisprudenza più recente della Corte europea dei Diritti dell’Uomo ritiene che l’art 10 della Convenzione europea includa il diritto di accesso ai documenti in possesso delle autorità o istituzioni pubbliche (si veda anche Corte Europea 14 aprile 2009,  TARSASAG Szabadságjogokért contro Ungheria, Ricorso n. 37374/05 e Corte Europea 26 maggio 2009, Kenedi contro Ungheria, ricorso n. 31475/05). The jurisprudence of the Swedish Courts and of the European Court of Human Rights demonstrates that confidentiality of data used for scientific research and protection of sensitive personal data must be balanced with the interests and guarantees related to transparency and access to documents of interest for the research society or society as a whole.

Entrambi i filoni giurisprudenziali (svedese ed europeo) dimostrano che la riservatezza delle informazioni utilizzate nella ricerca scientifica e la protezione dei dati personali sensibili devono essere bilanciati con le esigenze di tutela e le relative garanzie di trasparenza e di accesso sottesi ai documenti di  rilevante interesse per la società di ricerca o la società nel suo insieme.

In particolare la sentenza in commento esprime l’approvazione del metodo utilizzato dalle autorità svedesi e dalle corti amministrative di quel paese, che si sarebbero efficacemente espresse su ampiezza e limiti del diritto di accesso, riuscendo ad equilibrare i vari interessi in gioco, con il risultato apprezzabile di dare accesso ai dati sensibili acquisiti nell’ambito di  un progetto di ricerca.

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About Author

Chiara is Legal Advisor Assistant at Kellogg Italia. On October 2011 she got her degree in Law from Bocconi University of Milan. She is also past member of the Bocconi International Law Society. Her driving interests are Information and Communication Law and International Commercial Arbitration

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