Recensione a M.R. Allegri, Ubi Social, Ibi Ius. Fondamenti costituzionali dei social network e profili giudici della responsabilità dei provider, Franco Angeli, 2018

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Il volume di Maria Romana Allegri si occupa di un tema ancora poco osservato in ambito giuridico, o almeno non in tutti i suoi versanti. Come avverte il titolo del lavoro, si tratta della responsabilità degli Internet Service Provider (ISP) vista in relazione con l’ampia diffusione dei social network. Una figura di operatore economico e un tipo di applicazione che si sono imposte da tempo sulla Rete e che dunque richiedono di essere esplorate assieme anche dal punto di vista giuridico. Come bene mostrano proprio gli approfondimenti di Allegri, le norme che regolano alcuni aspetti di tale relazione – nella quale s’intrecciano azioni, soggetti, interessi, funzioni e responsabilità – non paiono più corrispondere al suo reale atteggiarsi nella società.L’A. prova quindi a dare ordine alla materia, consapevole di descrivere oggetti e comportamenti mobili e sfuggenti, come sempre lo è la tecnologia che li attraversa. Un tassello importante, dunque, nella ormai prolifica letteratura giuridica che indaga i tanti profili dell’informatica contemporanea, questa scienza applicata che performa quotidianamente le nostre regole consolidate, ponendo nuovi e imprevedibili interrogativi anche al giurista.

L’A. raccoglie e soprattutto sistematizza le diverse fonti che investono l’attività degli ISP, le quali paiono intersecarsi e sovrapporsi; soffermandosi anzitutto sulla cornice costituzionale entro cui tutta la riflessione proposta si colloca, trovandovi a un tempo limiti e tutele. Perché – come sempre, quando si ha a che fare con le evoluzioni della tecnica – l’uso dei nuovi strumenti deveessere inscritto nel disegno costituzionale, affinché possa realmente considerarsi la sua supposta funzione di amplificatore dei diritti riconosciuti. A proposito dei social network, del “loro modo di essere” e del “nostro modo di starci”, l’ancoraggio alle garanzie delle Carte costituzionali appare quanto mai necessario.

Prima di addentrarsi nell’intricata e disomogenea regolazione della materia, l’A. compie una breve incursione nella sociologia delle comunicazioni, che da tempo studia e descrive i “social”, per sgombrare il campo da equivoci semantici (e tecnici) e per identificarne con chiarezza i caratteri, con l’idea di affrontare così più agevolmente le questioni di diritto che essi pongono. Una premessa preziosa, forse essenziale per il giurista che si occupa di diritto dell’informatica, che dunque si fa particolarmente apprezzare. Tra tipi e modelli, l’A. si orienta per una definizione tendenzialmente ampia di social network, categoria cui riconduce le applicazioni della Rete dedicate in modo prevalente alla condivisione di contenuti, e attorno a essa organizza l’intero lavoro.

Lo studio proposto si svolge secondo il metodo proprio dell’investigazione giuridica: il fenomeno osservato è anzitutto ricondotto, in tutto o in parte, al quadro regolatorio vigente, a partire dalla verifica di conformità con il quadro costituzionale, ad una cui rilettura in senso evolutivo è dedicata la prima parte del volume. Una prima parte che è al tempo stesso prodromica alla ampia e successiva seconda parte del lavoro, nella quale l’A. riferisce sulla normativa interna (di derivazione comunitaria) che investe le condotte degli ISP, mettendone bene in luce limiti e incongruenze, che esprimono esattamente la distanza tra il “provider rappresentato nella norma” e i (alcuni dei) “provider che operano oggi sulla Rete”.

Le pagine dedicate alla ricostruzione critica del quadro normativo in tema di responsabilità civile e penale o di responsabilità editoriale degli ISP, infatti, evidenziano anzitutto gli aspetti anacronisticidi una regolazione in alcuni casi adottata oramai quasi venti anni fa: è il caso della disciplina della responsabilità civile dei providers, approvata nel nostro ordinamento nazionale nel 2003  (d.lgs. 70/2003) in attuazione di una direttiva del 2000 (direttiva 2000/31/CE in tema di servizi della società dell’informazione e di commercio elettronico). Certamente uno dei grossi limiti di queste norme risiede nell’essere ancora legate alla rappresentazione degli strumenti e delle condizioni socio-economiche conosciuti al tempo della loro adozione. Su questo aspetto insiste l’A., spingendosi nella parte conclusiva del volume a ipotizzare dei correttivi che per l’appunto considerino almeno le modificazioni della tecnologia e il conseguente diverso atteggiarsi nella società degli attori di Internet. Perché sono mutate nel tempo le applicazioni informatiche, ma anche gli interessi perseguiti attraverso di esse, di natura pubblica o privata, le attività prevalenti svolte sui social e con i social.

Il vecchio quadro normativo vacilla insomma. Si pensi di nuovo, per esempio, alla fattispecie della responsabilità civile degli ISP, che nasce ed è ancora oggi nell’ordinamento giuridico continentale una irresponsabilità per i contenuti prodotti e condivisi dagli utenti. Come mostrano le pagine di Allegri, al confronto il diverso regime di responsabilità del direttore editoriale di una testata giornalistica appare quasi vessatorio, nel caso attività condotte via social “sostanzialmente coincidenti”. E viceversa.

Ma al di là delle tante questioni esplorate, “una” mi pare che sia la questione che scorre sottotraccia nell’intero lavoro, che lentamente s’impone all’attenzione: quella della censura in Rete. E forse più precisamente quella relativa al rapporto tra la censura privata e la censura pubblica nella contemporanea società dei social network. Una questione che la lettura complessiva dell’opera ci restituisce in forma dialogica, assieme con molti dati, tante domande e alcuni interessanti punti di vista.

Addentrandosi nelle pagine del libro, infatti, s’intravedono, da un lato, gli ISP che organizzano i contenuti generati e diffusi sui social sulla base di proprie policy e che dunque si atteggiano a censori (privati); dall’altro, lo Stato cui spetta il presidio di legalità e la rimozione dei contenuti illeciti, che invece pare aver delegato proprio agli ISP un controllo censorio di tipo preventivo. E oggi davvero così?

Un interrogativo che torna, a cui è difficile rispondere. Ma è urgente almeno riflettere nuovamente. E il volume di Allegri mi pare che questo provi a fare: riavvia la discussione senza conclusioni perentorie, muovendo proprio dall’esame delle fonti; senza tuttavia rinunciare a qualche proposta correttiva di alcune delle asimmetrie normative rilevate.

I temi trattati paiono avviarsi anche ad una nuova riflessione istituzionale. Qualche cenno in tal senso, infatti, si registra in ambito parlamentare. Un disegno di legge depositato in Senato nel mese di ottobre 2018 (XVII legislatura, AS895 d’iniziativa di Pagano) propone interventi sul d.lgs. 70/2003 per introdurre a carico degli ISP alcuni obblighi di identificazione degli utenti che intendono accedere alle piattaforme, mediante la richiesta di un documento d’identità all’atto dell’iscrizione. Un nuovo e diverso bilanciamento degli interessi in gioco? A quanto pare, la riflessione è aperta.

 

Ubi Social, Ibi Ius.
Fondamenti costituzionali dei social network e profili giudici della responsabilità dei provider

di Maria Romana Allegri

Franco Angeli

Anno di edizione: 2018
Pagine:  242
ISBN: 9788891767578

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