rcPEC: strumento innovativo o ormai obsoleto?

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La PEC, acronimo di Posta Elettronica Certificata, è uno strumento ad oggi conosciuto più da alcune categorie di soggetti che dalle masse. Il perché della sua scarsa popolarità, nonostante le esigenze che ne hanno portato alla nascita siano dai più condivise, è stato affrontato ieri in una conferenza organizzata da DigiConsum, associazione per la promozione e la tutela della cittadinanza digitale.

Presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati, insieme a politici come gli onorevoli Quintarelli, Boccadutri, Costantino, ed esperti come Andrea Rigoni o Giuseppe Iacono, si è quindi cercato di ragionare su come viene percepita la PEC dagli italiani e sul suo reale valore.

Un primo motivo alla scarsa diffusione di questo strumento è stato ravvisato nel fatto che la PEC altro non è se non la riproposizione in versione digitale della raccomandata a/r. Questo è forse il peccato originale non solo della PEC ma in genere di tutti quegli strumenti tecnologici che vengono diffusi senza un’adeguata conoscenza dello strumento stesso o che vengono continuati ad usare con l’ottica tradizionale del mezzo analogico e cartaceo.

Anche in questo caso, come in generale per tutte le questioni legate al digitale, quello che pesa sulla diffusione delle tecnologie non è tanto un ritardo strutturale quanto culturale. C’è una scarsa conoscenza e apertura della società nel suo complesso verso le potenzialità e i vantaggi dell’ICT.

E’ il fenomeno del c.d. analfabetismo digitale, che si rinviene a partire dai cittadini, passando per gli imprenditori fino ad arrivare alla politica, creando quel sistema di “schizofrenia italiano”, come l’ha definito Raffaele Barberio, direttore di Key4biz, che porta alla creazione di uno strumento in modo verticale, senza alcuna interoperabilità o legame con il mutato conteso sociale, rischiando poi di non essere utilizzato.

Scopo della PEC infatti è solo quello di confermare la ricezione del messaggio da parte del destinatario, non certo quello di garantire o renderne sicuro il contenuto. E’ questo di per se basta per dimostrare la trappola logica tutta italiana. Negli altri paesi, dice Barberio, il solo fatto di inviare una lettera o una mail basta per essere anche sicuri che il destinatario la riceverà. In Italia a tale certezza si sovrappone più spesso il dubbio e quindi l’esigenza di una notifica di avvenuta ricezione.

Ma oltre al gap culturale c’è dell’altro. Come sottolinea Giuseppe Iacono, di Stati Generali dell’Innovazione, la PEC rientra nel trend calante di tutti i servizi di e-gov. Servizi che da una lato non riescono a coinvolgere i cittadini, a causa di una scarsa attenzione a un fattore importantissimo quale la user experience ma anche per una legislazione confusa e mal applicata, dall’altro non sono appetibili per il mercato, dove le stesse imprese, approfittando di obblighi legali senza sanzione, si rifiutano di adottare simili sistemi per motivi di profitto più o meno etici.

E così l’immediatezza di tecnologie come la PEC, che sta aiutando a ridurre i tempi per esempio della giustizia italiana, sono considerate con sfavore da altri operatori economici che vedono in questa una possibilità in più per i cittadini di esercitare diritti quali il recesso dai servizi loro offerti.

Quale può essere quindi la soluzione? Certamente c’è chi vede nella PEC uno strumento utile, ma il sentimento generale che ne traspare è che forse la Posta Elettronica Certificata abbia raggiunto la sua ora. Dopo un periodo di utilizzo per sopperire esigenze non soddisfabili in altro modo, la PEC sarebbe ormai, nei confronti di altre tecnologie, obsoleta.

Come spiegato da Andrea Rigoni, ex membro dell’unità di missione dell’Agenda digitale, l’Italia ha approvato da poco l’identità digitale tramite il sistema SPID, Sistema pubblico dell’identità digitale, ossia un insieme di credenziali per accedere in Rete a tutti i servizi tanto della PA che degli operatori commerciali aderenti e che consente agli utenti di usufruire dei servizi tramite queste credenziali. 

L’utilizzo di piattaforme come SPID o Italia Login e la diffusione di servizi come le App o i form messi a disposizione dagli stessi imprenditori, riducono sensibilmente l’utilità della PEC che quindi sopravvive solo dove legalmente imposta.

Siamo dunque di fronte a una scarsa chiarezza non tanto dello strumento PEC quanto di un più generale fenomeno di ammodernamento della società. La digitalizzazione sia della PA che dell’impresa è ormai un’esigenza improcrastinabile. Tuttavia, qualunque sia lo strumento col quale si riterrà opportuno intervenire, ha concluso Paolo Cardini presidente di DigiConsum, è importante tener presente alcuni principi: si devono creare strumenti facili da usare e soprattutto che ne invoglino l’utilizzo.

L’obiettivo è quindi quello di creare strumenti che per loro natura diventino popolari come WhatsApp.

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