Presentata l’Agenda Digitale. In bocca al lupo!

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L’Italia detiene – tra i Paesi industrializzati – un record poco invidiabile:  è l’unico che, al momento, non possiede alcuna strategia nazionale sullo sviluppo delle ICT.

È un dato che non conoscevo e che ho appreso ieri mattina da Stefano Quintarelli (imprenditore e, tra le tante cose, “penna” di MediaLaws), in occasione della presentazione dell’iniziativa Agenda Digitale.

L’obiettivo è spiegato semplicemente nel “manifesto” dell’iniziativa: “Chiediamo, entro 100 giorni, la redazione di proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le università e coloro che, in questo Paese, operano in prima linea su questo tema”.

Certo, qualcuno potrebbe storcere il naso e ricordarmi che, a livello comunitario, una digital agenda esiste già. Forse sarebbe sufficiente riprendere quella.

E, questo qualcuno, potrebbe anche ricordarmi che, sempre a livello comunitario, la Commissione europea ha già in programma cento azioni strategiche da realizzare entro il 2020, il cui monitoraggio sarà affidato ad incontri annuali (il prossimo si terrà tra cinque mesi).

Però, probabilmente, non è questo il punto. Non si tratta di notare che qualcosa sta già avvenendo altrove, al di sopra delle nostre teste: il problema è che nulla di ciò di cui discutiamo sta avvenendo oggi in Italia.

Agenda Digitale può non piacere e, forse, qualche perplessità la solleva. Però è un terreno di confronto e di dibattito. Un contenitore per raccogliere idee e proposte. Io ci credo.

Il ministro Romani, appresa notizia dell’iniziativa, si è affrettato a precisare che l’Italia ha già una sua programmazione sulle ITC e che tale programmazione è disponibile sul sito del Ministero dell’innovazione già dallo scorso ottobre. Peccato, però, che qualcuno gli abbia fatto notare che il file abbia una data differente e risalirebbe al 3 febbraio scorso, esattamente il giorno prima del chiarimento ministeriale.

Ma, ancora una volta, non è questo il punto. Non sono le scaramucce tra governo e opposizione a doverci interessare, ma la necessità di individuare soluzioni condivise ad un problema comune.

Il nostro Paese vive un ritardo tecnologico, e questo è un dato. Innegabile, come solo i dati possono (o dovrebbero poter) essere.

E, dello sviluppo tecnologico, dovremmo poter beneficiare tutti, non solo i sostenitori di una o di un’altra fazione. Tutti.

Le cose da fare sono tante. Sviluppare il wi-fi pubblico e gratuito. Ridurre l’iva sui prodotti culturali tecnologici (gli e-book in prima fila). Prevedere agevolazioni e aperture al credito per le start-ups e non mortificarle (si veda quanto accaduto con le web-tv per avere un’idea di ciò di cui parlo).

Ma, soprattutto, educare i nostri figli all’uso della tecnologia. Portare internet nelle scuole e nelle università. Internet per tutti, perché è a tutti che serve.

Alla fine degli anni cinquanta (se la memoria non mi inganna), il governo Fanfani decise di distribuire gratuitamente i libri scolastici per contrastare la fuga dalle scuole e combattere l’analfabetismo.

Nel 2011 vincere l’analfabetismo digitale deve essere la nostra sfida. Siamo pronti?

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3 Comments

  1. L’agenda digitale prevede anche un focus sull’open data e sulle politiche in materia di Public Sector Information?
    Se si, quali sono le proposte?
    Se no, non sarebbe utile e interessante inserire anche questo elemento nel “contenitore di idee e proposte”?

  2. giovanni maria riccio on

    @claudio bruno: bene, l’ho fatto anche io. riserviamo al dopo il momento delle critiche.
    @andrea fama: alla presentazione dell’agenda si e’ discusso anche di questo. al momento, i promotori dell’iniziativa stanno raccogliendo le proposte, non esiste ancora un programma. dai un’occhiata qua: http://www.agendadigitale.org

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