Nomine AgCom: Operazione Trasparenza, Competenza, Distanza dalla politica. Ora o mai più

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Ridda di voci, false rappresentanze e tante altre cose che non contribuiscono all’Operazione Trasparenza.

Siamo a ridosso della nomina settennale dei nuovi commissari AgCom e del suo presidente e il clima sulla scadenza è diventato infuocato. Molte le legittime richieste per cambiare metodo, per imporre alla politica di dare il meglio di sé, posto che sia possibile, ma anche tanta confusione, un po’ di demagogia e una forte dose di populismo direi quasi neo-peronista.

Alle spalle abbiamo due consiliature: la prima scaturita a seguito della legge costitutiva dell’AgCom del 1997, la seconda nominata nel 2005 e arrivata a scadenza la scorsa settimana. Due consiliature centrate su una composizione di otto commissari e il presidente. L’arrivo di Monti ha poi ridotto a quattro la composizione e creato un effetto domino sugli interessi dei partiti in merito alle designazioni e nomine dei commissari e del presidente AgCom. Ma in aggiunta alle ambasce dei partiti è via via cresciuto un movimento di interesse intorno a tali nomine.

I criteri di scelta contestati

In passato, la composizione a otto+presidente ha consentito a un Parlamento meno proporzionalista e più bipolare di distribuire le nomine con maggior agio. Su tutto hanno, però, prevalso i vizi della politica, con alcune nomine di persone non idonee per competenze al ruolo assegnato e su tutto, il vizio di “piazzare” i trombati che non avevano trovato spazio in Parlamento o a cui esprimere la propria riconoscenza con un incarico ben retribuito a fine carriera. Sette anni sono in fondo proprio tanti. Solo il Presidente della Repubblica ha un privilegio temporale di uguale durata.

Cosa prevede la legge per le nomine?

Il presidente sarà indicato dal presidente Mario Monti di concerto con il ministro Corrado Passera e sottoposto al voto delle commissioni competenti (la IX alla Camera e l’VIII al Senato), l’approvazione (a 2/3) darà luogo a un DPR con il sigillo del presidente Giorgio Napolitano.

Il problema sorge con la nomina dei quattro consiglieri. Camera e Senato voteranno per un nominativo per ciascuna delle due commissioni AgCom.

Alcuni mesi fa i partiti avevano trovato un accordo: due al PD e due al PDL, con l’assenso di massima degli altri partiti, che avrebbero trovato motivi di appagamento dalle altre nomine (Garante privacy, Cda Rai, Autorità dei Trasporti). Poi il filo si è ingarbugliato. Sono cambiati gli equilibri e il Terzo Polo ha avuto assicurazione di un suo rappresentante. Resta il quarto seggio che dovrebbe andare, formalmente, alla Lega. Quindi la composizione dovrebbe essere: 1 PD, 1 PDL, 1 Terzo Polo, 1 Lega Nord. Su quest’ultima designazione potrebbero esserci sorprese. Tramontata l’ipotesi di due commissari a testa tra PD e PDL, quest’ultimo ha cominciato a considerare la convenienza di avere un commissario e il presidente (in fondo in ciascuna delle due commissioni AgCom si vota con la logica dei due commissari + il presidente). Ma a questo punto è stato Monti a togliere tutti dall’imbarazzo, facendo sapere che il presidente sarebbe stato effettivamente scelto dalla Presidenza del Consiglio, fuori dagli equilibri di partito (formalmente ineccepibile, ma singolare se fatta da un presidente tecnico che avrà un anno di vita e designerebbe a un incarico così importante una persona di sua fiducia per ben sette anni). A questo punto, la novità potrebbe essere il ritorno del PDL all’ipotesi di un secondo commissario, con l’acquisizione informale del seggio della Lega Nord. In fondo accadde già con la precedente consiliatura. La Lega potrebbe avere in futuro una contropartita di gran peso (la presidenza della Regione Lombardia?) e intanto potrebbe gestire la vicenda con il proprio elettorato, gridando contro Roma Ladrona che la priva anche del posto di commissario all’AgCom.

 

I criteri di scelta proposti

Tali criteri sono stati pubblicamente contestati da una serie d’iniziative pubbliche, contro una politica che non è stata in grado di lanciare alcun segnale di morigeratezza.

Credo che nessuno possa contestare aMonti laproposta esclusiva del candidato alla presidenza di AgCom.

Ma su questa candidatura e su quella dei quattro commissari occorre fare in modo che si assicurino criteri di tutela del ruolo ricoperto.

Ci sono almeno tre criteri che vanno chiesti con forza per l’elezione dei commissari e del presidente AgCom:

  • Distanza dalla politica
  • Valutazione stringente dei curricula
  • Dichiarazione delle consulenze/interessi presso le società del settore

Quanto al primo criterio, sino a oggi è prevalsa l’indicazione smaccatamente partitica in base alla quale l’appartenenza al partito ha in qualche caso snaturato la partecipazione di questo o quel commissario.

Per evitare tali circostanze, appare più che ragionevole la richiesta di evitare candidature di diretta provenienza dal personale politico. Non possono essere nominati ex di questo o di quell’altro, ex ministri o ex sottosegretari, in base al principio che non si sa cosa fargli fare (non si dimentichi che dal punto di vista della convenienza, un mandato AgCom copre questo scorcio di mandato parlamentare, tutto il prossimo e parte di quello successivo). Se i politici in smantellamento hanno bisogno di collocazione, si rivolgano altrove. Nomi del genere stanno già circolando e speriamo che il senso del pudore impedisca a qualche politico spregiudicato di voler ad ogni costo rompere la barriera del suono della tolleranza civica su queste manifestazioni di vero e proprio malcostume politico. AgCom si occuperà nei prossimi anni di cose straordinariamente importanti per le quali occorre un’incommensurabile dote di competenza e di indipendenza.

Quanto al secondo criterio, emerge una grande disparita di qualità tra i vari curricula. Va, innanzitutto, detto che tutti i curricula sono online da molto. Da due mesi a questa parte sono state avanzate da organi di stampa quasi una trentina di nomi. Nella quasi totalità dei casi sono stati gli stessi interessati a curare la pubblicazione dei propri curricula (i professori universitari, ad esempio, hanno da sempre i curricula aggiornati sui siti delle loro facoltà). Ho trovato molto singolare che il sito www.vogliamotrasparenza.it, contrariamente agli enunciati sui curricula, abbia poi adottato la soluzione di pubblicare delle sintesi arbitrarie dei curricula di alcuni nomi papabili inseriti in una short list compilata dal sito.

Rimane il problema di chi valuterà i curricula e con quali criteri. Una lettura è già ampiamente illuminante di per sé e renderli pubblici è già una novità. Ci si accorge che alcuni candidati non sono avvezzi alle selezioni. Non si può dichiarare una laurea senza indicare l’anno in cui è stata conseguita. Una laurea conseguita a 24 anni è un conto, conseguita invece a 42 anni fa onore al lavoratore studente in questione, ma dà un altro significato e un altro peso al curriculum. Alcuni curriculum sono poi pesi piuma. Infine, non si può dire che si rifiuta la logica della designazione politica per poi ritrovarsi candidature che hanno il sapore della delega politica più che della competenza scientifica, giuridica, economica ecc. Personalmente non avrei disdegnato la possibilità di affidare ad una società specializzata lo screening dei curricula. Avrebbe dato la certezza di criteri condivisi e unici per tutti. Ma i tempi non lo consentono più. La sensazione è che qualcuno forzerà, sapendo che andrà incontro a reazioni negative, ma sette anni sono tanti e dopo poche settimane la diluizione della protesta porterà qualunque moto di sdegno a essere ingoiato dall’oblio.

Per questa ragione abbiamo deciso di pubblicare tutti i curricula pubblici dei nomi fatti fino ad ora dalla stampa. La loro lettura chiarisce da sola molte cose e annulla alcune candidature, che si rivelano come improponibili. Si tratta di professori universitari ordinari e associati, esperti a vario titolo, una flottiglia di politici che speriamo rimangano lontani più possibile da Via Isonzo, giornalisti. Infine negli ultimi giorni è emersa una proposizione dai cosiddetti territori ovvero le aree legate ai Corecom, strutture regionali dell’AgCom.

Quanto al terzo criterio, va imposta la trasparenza sulle nomine. Consulenze e interessi in tutte le industrie del settore vanno dichiarate pubblicamente e per tempo retroattivamente almeno per qualche anno. Vanno dichiarati i possessi di quote azionarie in società del settore, assieme agli impegni formali di come spogliarsi di tali requisiti.

L’Operazione Trasparenza in questa direzione è importantissima e non può essere elusa in alcun modo. A tutt’oggi nessuno dei nomi circolanti ha dato luogo a dichiarazioni del genere. In qualunque paese avanzato, cerchia a cui l’Italia dichiara di appartenere, ogni uscita pubblica (articolo o intervista, tanto più candidatura) è sempre accompagnata da asterisco che spiega come l’autore o la persona in questione è consulente di questa o quella azienda. Vogliamo cominciare a essere un po’ europei anche in questo, oltre che per le reprimende della BCE?

Su questo e non su altro è il caso di spendersi.

Questa è una battaglia di democrazia, ma non serve alcuna impostura o forzatura. Nessuno ha il diritto di sentirsi “rappresentante della rete”, né tanto meno abbiamo alcun interesse a sentirci tutelati dai rappresentanti dei partiti.

Vogliamo persone competenti, non condizionate, lontano dagli interessi economici incrociati o interpretati in prima persona.

Altrove in Europa tutto ciò fa parte della norma.

Proviamo a normalizzarci anche noi.

Ora o mai più.

Di seguito i curricula citati dalla stampa nel corso delle ultime settimane.

Alcune tra le persone citate si sono già dichiarate estranee ad ogni corsa (come nel caso di Fabio Colasanti e di Roberto Viola), ma abbiamo preferito inserirle per dare visibilità alla ricchezza di profilo biografico sul cui standard sarebbe il caso di concentrarsi.

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