Lo squalo del diritto d’autore, la caccia è aperta

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La stagione dell’ Open Source, del perseguimento “ideale” ad una piena ed indiscriminata fruizione di informazione e dati direttamente dal web ed attraverso lo stesso, si è aperta da tempo e ad oggi vive fase espansiva ed evolutiva nel senso meno “ideale” e più “pratico” più “sostanziale”.

Può sembrare una premessa banale ma è doverosa quando ci si accinge ad affrontare il tema dell’evoluzione stessa di questo fenomeno, un fenomeno di lievitazione e crescita dell’ideologia Hacker più profonda anche ed inconsapevolmente nei confronti di navigatori “medi”.

I problemi giuridici si pongono in una molteplicità di forme, specie quando questa lievitazione selvaggia distrugge gli argini fragili di una normativa tanto pomposa e troppo poco effettiva, posta a tutela del diritto d’autore.

L’arte della violazione a portata di tutti, per tutti i palati e tutte le esigenze, senza necessità di installazione di software, posta al servizio dell’utente da piattaforme graficamente accattivanti, effettivamente confortevoli ed intuitive nell’utilizzo, un esempio su tutti, sperimentabile ed apprezzabile in prima persona è www.grooveshark.com.

Si tratta dell’ultima trovata di Escape Media Group, il solito gruppetto di geek americani che pensano, ideano, creano e rendono pubblico un sito internet in tutto e per tutto vicino ad un player musicale con un database abnorme di musica proveniente da ogni angolo del globo fruibile via streaming in maniera completamente gratuita e senza necessità di registrazione; un paradiso per i numerosi ed inconsapevoli “free rider” music friendly, un vero inferno per autori, artisti, case discografiche e appresso team di giuristi che rimangono al palo, mordendosi i gomiti in cerca di una “soluzione definitiva” al problema della tutela di un diritto minacciato dall’evoluzione tecnologica e calpestato da tempo in tutti i modi possibili e immaginabili.
Per onore di cronaca, la “genialità” di questi geek termina prima di essere considerata come tale dato che Dada.it, con il servizio Play.me, ha lanciato in Italia, nella piena legalità, un servizio simile verso pagamento in soluzione giornaliera, mensile o annuale al fine della copertura dei costi derivanti dagli accordi intercorsi tra lo stesso ISP e SIAE+SCF.

Ritornando a Grooveshark l’utente base o il semplice visitatore è libero di poter accedere alla funzione di playlist e perfino di usufuire di una selezione musicale tematica grazie al servizio “radio”, tutto quello che serve alla soddisfazione della stragrande maggioranza degli utenti.

La ciliegina sulla torta è servita dalla possibilità di effettuare download dei file musicali previa installazione di un software scaricabile in via naturalmente gratuita!

La gratuità del servizio fornito e la libertà di non registrazione per l’utente termina, ebbene sì termina, ma troppo tardi per non suscitare legittimi sospetti e nella fattispecie termina qualora si voglia accedere a delle particolari, e discutibilmente utili, funzioni riservate al “VIP member“, per le quali è necessario il pagamento di un canone mensile pari a 3$; inoltre c’è da rilevare che la pubblicità è quasi del tutto assente, se non fosse per un banner che compare sulla destra del portale.

Ultima ma non ultima è la possibilità da parte degli utenti di caricare (in upload, per chiarezza) musica sul portale per condividerla con altri cybernauti ; per contro Escape Media Group ha affermato di mettere in atto il tanto decantato “Notice and Take Down”  ex par. 512 (c)  Digital Millennium Copyright Act (fonte:http://www.grooveshark.com/dmca) nella fattispecie il blocco dell’utenza che, per più di due volte violi i termini di legge caricando sulla piattaforma musica senza licenza e/o adeguata autorizzazione. L’adesione a quanto stabilito dal DMCA determinerebbe l’assenza di responsabilità in capo all’ISP secondo la legislazione statunitense:

davvero troppo poco per liberarsi da responsabilità potenzialmente così pesanti, veramente troppo fumo per non sospettare della legalità del servizio offerto e della corretta remunerazione del diritto d’autore.

Ad oggi risulta concluso e stipulato un controverso accordo tra Grooveshark ed EMI, giunto a seguito di una querela, poi ritirata, da parte della storica casa discografica nei confronti nella neonata piattaforma musicale; tale accordo ha suscitato non poche polemiche tra gli artisti e gli addetti ai lavori, tanto da aver recentemente indotto i Pink Floyd a convenire la stessa casa discografica dinanzi ad una corte londinese (v. Pink Floyd Music Ltd v. EMI Records Ltd., 666/09, High Court of Justice, Chancery Division London) lamentando che l’accordo fosse non sufficientemente profittevole e remunerante (fonte: http://news.cnet.com/8301-13526_3-10374285-27.htmlhttp://www.businessweek.com/news/2010-03-09/pink-floyd-suing-record-label-emi-group-over-online-royalties.html ).

Per contro, rimangono bollenti i rapporti tra Grooveshark e molte altre etichette con particolare riguardo a Universal che ha adito le vie legali (Umg Recordings, Inc. Vs Escape Media Group, Inc., Civil Action No 10100152, Supreme Court Of The State Of New York) senza batter ciglio e ha fin da subito da subito escluso la possibilità di aprire una trattativa annunciando una vera e propria “jhiad” legale(http://www.digitalmusicnews.com/stories/090310groovesharkumg).

C’è inoltre da rilevare sulla scia delle forti pressioni, altre realtà non strettamente legate al mondo della musica hanno sposato le doglianze della Universal; tra queste, la Apple ha imputato alla Grooveshark una violazione di massa della normativa sul copyright, resa possibile tramite la diffusione di un’apposita applicazione per iPhone ed iPad, un tempo gratuitamente reperibile presso l’Apple Store ed ora  bloccata.(fonte:http://www.billboard.biz/bbbiz/content_display/industry/news/e3ic00e058c3bc90a22131600d30c5e6f2f).

Mentre i numeri relativi alla ricerca della piattaforma su Google raggiungono picchi  stratosferici, il colosso di Mountain View è in procinto di avviare una suite di contromisure molto simili a censura nei riguardi dei siti dal contenuto non propriamente legale (fonte: http://www.rockol.it/news-185556/Pirateria,-Google-annuncia-nuovi-strumenti-per-arginare-i-contenuti-illegali-); sarà dunque interessante osservare se e quale trattamento verrà riservato, per arginare le conseguenze del dilagante successo del controverso Grooveshark, la cui eventuale esclusione dalle chiavi di ricerca potrebbe determinare la perdita di un potenziale rilevante cliente e un conseguente, seppur minimo, calo di popolarità per il motore di ricerca più celebre ed utilizzato del web.
Non resta che domandarsi come affrontare queste minacce, se permettere o meno effettività e conseguente popolarità a portali e servizi nati per profitto e all’insegna di una fredda indifferenza nei confronti delle conseguenze legali derivati dalle attività stesse.

Controlli preventivi o piena libertà di erigere piattaforme dalla dubbia legalità? Di certo, affidare a Google o  ad altri colossi l’ideazione e la sperimentazione di nuove tecnologie di controllo atte a rendere effettiva, sul web, la vigente legislazione, potrebbe portare a scenari inquietanti, ma sembra una delle poche strade, per ora, praticabili.

In conclusione, la dura verità è che non resta che attendere gli esiti di qualche processo in corso d’opera (vs. Universal) per vederci meglio e capire chi avrà la meglio tra lo Squalo e le sue vittime.

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About Author

Claudio Bruno is a law student at Bocconi Univesity. He is also Schedule Planning Manager at Radio Bocconi. His main interests include information technology and social networks. He has an in-depth knowledge of both legal and technical aspects.

1 Comment

  1. Grande Bbiondo!!! Bell’articolo, chiaro, conciso, non retorico (come certi libri di cui sappiamo)!!! Ho apprezzato inoltre molto l’idea di mettere vicino alle informazioni i link di articoli per l’approfondimento. Ottimo, continua così!!!

    Clod

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