La riforma della neutralità della rete: il nuovo scontro tra utenti e Internet providers

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Giovedì 14 dicembre la Commissione federale per le comunicazioni degli Stati Uniti (FCC) ha deciso di abrogare la disciplina sulla cosiddetta “net neutrality”, una regolamentazione che era stata introdotta dallo stesso organismo nel 2015, durante il secondo mandato presidenziale di Barack Obama.

Questa decisione ha così riaperto un dibattito che dura da circa venticinque anni. Negli Stati Uniti, infatti, la neutralità della rete è diventata territorio di scontro tra gli utenti ed i fornitori di accesso, a partire dai primi anni ’90, a seguito sia della realizzazione del primo Internet Service Provider commerciale al mondo sia della nascita del World Wide Web, che avvenne nel 1991.

Nonostante i numerosi tentativi di approvare norme che regolamentassero la velocità con cui i contenuti circolano in rete, fino al 2015 non sono mai esistiti chiari vincoli di natura legale a garanzia di una net neutrality. Ad esempio, tra il 2005 ed il 2012, il Congresso degli Stati Uniti decise di non approvare ben cinque leggi che avrebbero proibito ai fornitori di servizi Internet di utilizzare modelli di prezzo, con differenti tariffe, in base al livello di qualità del servizio dell’utente.

Dopo anni di dibattito politico, nel maggio 2014 la FCC rilasciò una nuova proposta di legge che prevedeva l’introduzione di regole che consentissero ai fornitori di servizi Internet di addebitare tariffe differenziate in base alla velocità di connessione. In alternativa, la Commissione suggerì di considerare il servizio Internet a banda larga come servizio di telecomunicazione. Questa seconda opzione fu successivamente votata dalla FCC stessa, la quale, nel febbraio 2015, si espresse a favore della neutralità della rete, riclassificando la banda larga come “vettore comune”, ai sensi del Titolo II del Communications Act del 1934 e della Section 706 del Telecommunications Act del 1996.

Queste nuove norme, che entrarono ufficialmente in vigore il 12 giugno 2015, sono state subito prese di mira da Ajit Pai, nominato nuovo presidente della Commissione federale per le comunicazioni da Donald Trump, il 23 gennaio 2017. Dopo aver subito annunciato l’intenzione di cancellare le regole volute dalla precedente Amministrazione Obama, in quanto troppo intrusive, nell’aprile 2017 Pai presentò una bozza di proposta di regolamento (draft Notice of Proposed Rulemaking) che avrebbe rivisto i principi a fondamento delle norme sulla neutralità della rete.

Con il voto del 14 dicembre, la Commissione ha così deciso di annullare quelle regole che vietavano, ai fornitori di banda larga, di bloccare alcuni siti web o di addebitare agli utenti un prezzo più elevato per un servizio di qualità superiore o per altri determinati contenuti. Inoltre, una volta che questa riforma entrerà in vigore, il governo federale non dovrà più regolare il servizio Internet ad alta velocità come un servizio di utilità pubblica. Secondo quanto viene spiegato da Ajit Pai, l’idea di fondo è quella di tornare ad avere normative più permissive, simili a quelle che hanno regolamentato la rete fino a due anni fa, che consentano ai fornitori di essere ancora più innovativi nell’offerta di servizi.

Così come avvenuto nel 2015, l’attuale abrogazione, votata per tre a due dalla Commissione federale per le comunicazioni, non entrerà in vigore subito. Il 26 febbraio 2015, infatti, la FCC votò per l’introduzione delle vigenti norme, ma la riforma entrò ufficialmente in vigore solo a partire dal 12 giugno dello stesso anno. Anche in questo caso le tempistiche saranno simili. Di conseguenza, per il momento i consumatori non noteranno alcun cambiamento.

Al tempo stesso, però, la lotta politica e giuridica per fermare il cambiamento voluto da Pai è già iniziata. Numerosi esponenti democratici del Congresso hanno infatti richiesto un disegno di legge per ristabilire le regole del 2015, mentre diversi procuratori generali, tra cui Eric T. Schneiderman dello stato di New York, hanno già dichiarato che presto si attiveranno per fermare la riforma. Oltre a queste importanti figure politiche, anche diversi gruppi di interesse pubblico tra cui Public Knowledge e la National Hispanic Media Coalition hanno promesso di avviare una causa. Infine, l’Internet Association, il gruppo lobbystico che rappresenta tutte le più grandi aziende tecnologiche come Amazon, Facebook e Google, ha affermato che sta prendendo in considerazione un’eventuale futura azione legale. Al contrario, tutti i più importanti Internet providers, come AT&T, Charter, Comcast e Verizon si sono immediatamente espressi a favore della decisione della FCC.

Nonostante le promesse, le parti dovranno innanzitutto attendere che le nuove regole vengano definitivamente approvate dall’Ufficio per la gestione e il bilancio della Casa Bianca, prima di potersi attivare. Nel frattempo, al di là dei commenti, spesso fin troppo negativi, che si sono rincorsi nelle ultime settimane, è facile ipotizzare come il dibattito sulla neutralità della rete si potrà presto ridurre a stabilire se i fornitori di servizi Internet debbano essere regolamentati prima o sanzionati dopo un abuso di potere nei confronti dei consumatori. La riforma di Pai sembra aver optato per la seconda opzione.

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