La neutralità della rete: dalla storica decisione alle nuove accuse

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L’ultimo appuntamento con la Net neutrality al quale avevamo preso parte risale al 26 Febbraio 2015, giorno in cui la Federal Communications Commission si era pronunciata a favore degli internauti mondiali, che non dovevano più essere discriminati in base al costo sostenuto per la connessione alla rete.

Il principale organo di vigilanza sulle telecomunicazioni americane aveva compiuto un passo importante generando l’Open Internet Order del 2010, che imponeva ai broadband provider una serie di obblighi di disclosure, anti-blocking e anti-discrimination.

La grande azienda Verizon lo considerò un eccesso di potere, tanto da muoverla a citare in giudizio la FCC per aver regolato la materia in modo troppo dettagliato, invadendo la propria libertà commerciale. La Sentenza della Court of Appeals di Washington nel 2014, è stata la prima battuta d’arresto nella corsa verso la neutralità, perché i giudici dichiararono del tutto inefficaci l’obbligo di non discriminazione e il divieto di blocco diretto ai fornitori di accesso alla banda larga.

Il discorso pubblico del Presidente Obama e le parole di Tom Wheeler, Presidente della Federal Communication Commission (The Internet must remain open”) hanno contribuito al voto definitivo, nonché storico, a favore della Net neutrality, dichiarandola ufficialmente un servizio di pubblica utilità da fornire anche alle fasce della popolazione a basso reddito.

La decisione provocò la modifica del Titolo II del Communications Act del 1934, il corpo normativo che regola le comunicazioni negli Stati Uniti, pertanto, ai provider dovevano essere applicate le stesse regole dei soggetti in esso elencati: diventarono, così, dei ‘semplici operatori’ che, trasportando i dati, avrebbero svolto effettivamente un servizio essenziale per la collettività.

Dal 12 Giugno 2015, le “Bright Line Rules”, che sintetizzano i divieti del no blocking, no throttling e no paid prioritization sono entrate in vigore, ma le grandi aziende di telecomunicazioni non si sono arrese e continuano a portare avanti una battaglia contro quella che definiscono una pura “imposizione”.

Secondo società come At&t e Comcast, il provvedimento in questione avrebbe ingiustamente negato la possibilità di selezionare i contenuti da mostrare all’utenza, concretizzando una limitazione della libertà di parola, ossia, una seria violazione del primo emendamento della Costituzione americana (1).

Come se non bastasse, da più lati si accusa la Net Neutrality di aver pesantemente rallentato lo sviluppo della rete 5G, perché le stringenti regole che ha voluto ed imposto, avranno, come conseguenza, la riduzione degli investimenti per l’implementazione delle infrastrutture di rete.

La difesa della FCC dinanzi alla Corte non si è fatta attendere, anche per porre fine alle numerose accuse già avanzate nel 2012 da Verizon: il 14 Settembre 2015 l’Autorità statunitense ha dichiarato di non ammette in alcun caso l’utilizzo della parola limitazione (tantomeno ingiusta) perché la funzione degli Internet Service Providers non è selezionare le informazioni, ma permettere all’utente il semplice accesso alla rete.

Durante la fornitura del loro servizio, infatti, si comportano come semplici compagnie telefoniche, non trasmettono alcun tipo di messaggio personale, pertanto le accuse avanzate sono prive di qualsiasi fondamento, non potrebbero mai costituire una violazione costituzionale.

L’interesse sotteso alle norme sulla neutralità è quello di assicurare la disponibilità di una serie diversificata di fonti di informazione e limitare il potere dei providers, che non possono nè devono avvantaggiare determinate aziende che le forniscono a discapito di altre.

Il peso delle TLC, che in territorio americano raggiungono dimensioni di gran lunga maggiori di quelle europee, giocherà un ruolo non indifferente ma, dal canto suo, la FCC ha già dimostrato carattere imponendosi contro grandi interessi economici.

La discussione delle motivazioni delle parti è stata fissata per il prossimo 4 Dicembre, ed ancora una volta sarà estremamente complicato scrivere la parola fine.

 

(1) “Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances”.

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