La Corte Suprema dell’Ontario (Canada) bandisce i “tower dump” order

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Lo scorso 14 gennaio l’Ontario Superior Court of Justice ha pronunciato un’importantissima sentenza, la prima in materia in Canada, che sancisce l’illegittimità dei cd. “tower dump” production order.

Si tratta di decreti con cui, su richiesta delle forze dell’ordine, le corti canadesi possono ordinare agli operatori telefonici di fornire, a tappeto, tutti i metadati di comunicazione e localizzazione registrati da una torre (cella) telefonica in un determinato lasso di tempo.

Nel caso di specie, la polizia di Peel, una regione ad ovest di Toronto, aveva ottenuto dalla Corte un ordine di esibizione di nomi, numeri, indirizzi ed informazioni bancarie relativi a tutti gli utenti di telefonia mobile che erano risultati connessi ad una serie di stazioni radio base durante la commissione di alcune rapine in gioielleria perpetrate all’inizio del 2014.

Due delle maggiori compagnie telefoniche canadesi, la Rogers e la Telus, impugnavano l’ordine di produzione per violazione della privacy dei loro clienti – atteso che la sua esecuzione avrebbe riguardato più di 9.000 utenti di Telus e circa 34.000 della Rogers  – e dell’art.8 della Canadian Charter of Rights and Freedoms.

Con un primo provvedimento del luglio 2014, la Corte Suprema dell’Ontario revocava detto ordine, ma dichiarava comunque ammissibile il ricorso delle due telco, ritenendo sussistente un interesse pubblico all’esame della questione al di là del venir meno, di fatto, della materia del contendere in relazione allo specifico caso prospettato.

Con la sentenza in commento, nel dichiarare illegittimo il tower dump order impugnato, il Giudice John Sproat affronta in modo chiaro e logico le questioni giuridiche sollevate dalle parti in causa, presentandole in un’accattivante forma di domanda e risposta, che vi ripropongo.

1. Esiste una ragionevole aspettativa di privacy degli utenti telefonici sui loro dati registrati dalle celle telefoniche?

La risposta secca è sì e, prima ancora che sul diritto, è argomentata (incredibilmente per i giuristi!) col buon senso.

Da un punto di vista giuridico, comunque, la reasonable expectation of privacy viene dalla Corte ancorata agli artt.2 e 3 del Personal Information Protection and Electronic Documents Act del 2000 che tutela il diritto alla privacy ed alla protezione dei dati personali ed all’art.492.2 del Criminal Code, in forza del quale è necessario un warrant dell’autorità giudiziaria per installare, sulla base di gravi indizi di colpevolezza, un transmission data recorder, ovverosia un apparecchio atto a memorizzare i metadati delle comunicazioni telefoniche o telematiche.

2. Se esiste una ragionevole aspettativa di privacy in capo agli utenti, possono essere le  compagnie telefoniche a farla valere in giudizio?

Il Giudice Sproat in questo passaggio affronta la spinosa questione della legittimità ad agire delle telco per la violazione di diritti che afferiscono non direttamente alle società, ma ai loro clienti.La Corte decide per la sussistenza della legittimazione per due ordini di motivi: da un lato perché gli operatori telefonici sono contrattualmente obbligati a garantire la privacy dei loro clienti (con onere di notificare loro ogni richiesta di accesso, anche delle forze dell’ordine), dall’altro perché la questione giuridica sottesa ai tower dump order riguarda potenzialmente centinaia di migliaia di canadesi, i quali non avrebbero possibilità di agire personalmente.

3. I tower dump production order violano l’art.8 della Canadian Charter of Rights and Freedom?

Anche in questo caso la risposta è affermativa.

L’art.8 della Costituzione canadese prevede che: “Everyone has the right to be secure against unreasonable search and seizure”.

Tale diritto tutela il cittadino da interferenze illegittime e abusi dello Stato nella sua vita privata e racchiude in sé i principi di “incremetalism and minimal intrusion”, che potremmo tradurre con gradualità e proporzionalità.Secondo la Corte l’ordine di produzione richiesto alla Polizia regionale di Peel andava ben oltre ciò che era ragionevolmente necessario per l’espletamento delle indagini relative alle rapine in gioielleria. In particolare, la Corte considera irragionevole e sproporzionata la richiesta dei dati di comunicazione e localizzazione di un numero tanto elevato di persone (oltre 40.000), il fatto che fossero stati chiesti non solo i dati delle persone connesse alle celle vicine alla scena del crimine, ma anche quelli dei loro (più o meno lontani) interlocutori, nonché la richiesta alle telco di fornire di tali 40.000 persone anche le informazioni bancarie e delle carte di credito.

4. Quali parametri devono seguire la polizia ed i giudici nella richiesta e nella concessione degli ordini di produzione?

La risposta della Corte a questa quarta ed ultima domanda è la più articolata e culmina con la predisposizione di alcune linee guida che le forze di polizia sono invitate a seguire nel prossimo futuro, con la dovuta precisazione che non si tratta di obblighi vincolanti (riservati al legislatore), ma solo di indicazioni di massima per garantire il pieno rispetto dei principi costituzionali in materia di tutela della vita privata.

Tra questi, pare utile segnalare i primi tre, accumunati dalla previsione di un onere di specifica motivazione in capo alla polizia in relazione a: 1) rispetto dei principi di incrementalism e minimal intrusion nella richiesta di dati; 2) ragione per cui i dati di comunicazione e localizzazione siano rilevanti per le indagini; 3) ragione per cui ulteriori eventuali altri dati, sebbene correlati ai precedenti (come ad esempio quelli bancari) siano rilevanti per le indagini.

 

In conclusione, un breve commento.

Innanzitutto, è interessante constatare come la scelta politica del Canada di non imporre una data retention ex lege determini due grandiose conseguenze: da un lato i metadati di traffico e di localizzazione posseduti dagli operatori telefonici sono limitati, anche temporalmente, a quelli indispensabili per la fatturazione e, dall’altro, gli stessi operatori telefonici, contrattualmente tenuti a garantire la privacy dei loro utenti, hanno tutto l’interesse ad agire giudizialmente, quali intermediari potenti e qualificati, affinché tale diritto venga rispettato.

Situazione ben lontana da quella italiana in cui l’obbligo normativo di conservazione in capo alle telco non è stato mitigato neppure dopo la sentenza 8 aprile 2014 della Corte europea di Giustizia che ha dichiarato l’invalidità della direttiva Frattini (2006/24/CE).

Ma ciò che, IMHO, più colpisce nella sentenza canadese è la sensibilità giuridica dimostrata dalla Corte dell’Ontario nel tutelare gli utenti canadesi di fronte a metodi di indagine che comportano un’inaccettabile intrusione nella loro vita privata.

In sintesi, la tesi del Giudice Sproat è: sebbene la raccolta a tappeto di dati sia indubitabilmente un ottimo strumento a fini investigativi, pur tuttavia essa viola fondamentali diritti costituzionali per cui è da considerarsi illegittima. In altri termini, il fine non giustifica i mezzi, se la posta in gioco è il rischio di mettere a repentaglio i principi basilari dello Stato di diritto.

Nessuno deve averci mai pensato dalle parti di Brembate di Sopra…

 

 

 

 

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