Il mercato unico digitale per l’integrazione europea. La prospettiva del FinTech

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Sommario: 1. Premessa. – 2.Il punto di partenza: la Comunicazione della Commissione europea del 2015. – 3. La Comunicazione della Commissione del 2017 sulla revisione intermedia dell’attuazione della strategia per il mercato unico digitale. – 4. La digitalizzazione dei settori dell’industria e dei servizi. – 5. Il FinTech nel mercato digitale. – 6. Il piano d’azione FinTech: le iniziative concrete. – 7. Conclusioni

* Il presente testo riprende, integrandolo ove opportuno, l’intervento dal titolo “Il mercato unico digitale. Per l’integrazione europea. Il caso fintech”tenutosi nel corso del convegno “Le sfide al processo di integrazione europea e alla democrazia costituzionale nel XXI secolo”organizzato dalla Prof.ssa Tania Groppi alla quale va il mio personale ringraziamento, assieme ai colleghi senesi presso l’Università di Siena il 15 e 16 giugno 2018.

 

  1. Premessa.

Tradizionalmente, all’interno del mercato unico dell’Unione europea, si individuano quattro libertà principali relative a persone, merci, servizi e capitali. Come recita l’art. 26 TFUE, «il mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali». Per realizzare ognuno di questi mercati unificati, barriere tecniche, giuridiche e burocratiche, che irrigidivano il libero scambio e la libera circolazione tra i paesi membri dell’UE, sono state abolite nel corso degli anni. Nel contempo l’Unione europea ha assunto il dovere di garantire che queste più ampie libertà non compromettessero, inter alia, l’equità, la tutela dei consumatori e la sostenibilità ambientale.

Oggi, accanto ai quattro “mercati unici” appena richiamati, è necessario tenerne in conto un quinto, che si caratterizza per la sua trasversalità a quelli tradizionali e in relazione al quale l’Unione europea dovrà procedere senza indugio in termini di armonizzazione giuridica, economica e sociale. Ci riferiamo al “mercato unico digitale”[1].

Con tale termine si intende la strategia, adottata nel 2015 dalla Commissione europea, che punta ad aprire opportunità in campo digitale a persone e aziende e a rafforzare la posizione dell’Europa come leader dell’economia digitale[2]. Nel mercato unico digitale è assicurata una ancor più decisa circolazione di persone, merci, servizi e capitali, garantendo, allo stesso tempo, un elevato livello di protezione del consumatore, dalle truffe on-line alla protezione dei dati personali (in tale contesto si inserisce, ad esempio, il recente regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati).

Si consideri che il contesto di partenza del mercato unico digitale europeo è di particolare arretratezza: solo il 4% dei servizi online all’interno della Ue è transfrontaliero; la maggior parte dei servizi online è infatti basata negli Stati Uniti (54%) ed il 42% riguarda servizi su base esclusivamente nazionale.

Quanto ai consumatori, solo il 15% effettua acquisti online da un altro Stato membro, mentre il 44% acquista all’interno della propria nazione.

Dal lato delle imprese, un mero 7% delle piccole e medie imprese europee vende oltre i confini nazionali, spesso a causa dei costi extra che le PMI non sono in grado di sostenere.

Quanto all’Italia, il recente indice DESI (“Digital Economy & Society Index”, ossia l’indice che misura lo sviluppo digitale in Europa[3]), pubblicato nel mese di maggio 2018, colloca il nostro Paese al quartultimo posto nello sviluppo digitale su 27 Paesi. L’indice DESI si basa su fattori quali: la connettività, il capitale umano impiegato nel digitale, l’uso di servizi via Internet, il business digitale, l’e-government e la ricerca e sviluppo in ambito digitale.

 

  1. Il punto di partenza: la Comunicazione della Commissione europea del 2015.

Considerati i dati sintetici poc’anzi indicati, il punto di partenza per lo sviluppo del mercato unico digitale europeo è rappresentato dalla “Strategia per il Mercato unico digitale europeo”, adottata il 6 maggio del 2015 dalla Commissione europea[4].

Il documento definisce un “programma-quadro” delle iniziative legislative, dei possibili orientamenti e di altre misure necessarie a sviluppare l’economia digitale in Europa, allo scopo di favorire condizioni di crescita e di competitività generali, assicurando che le imprese e i cittadini possano beneficiare pienamente della digitalizzazione.

Gli obiettivi dichiarati nella Strategia sono: sviluppare il commercio elettronico, modernizzare le leggi europee sul copyright, aggiornare la normativa sulle telecomunicazioni, rafforzare i presidi sulla cyber security, favorire il free flow di informazioni, migliorare le condizioni di connessione, adattare l’e-privacy al nuovo contesto e favorire lo sviluppo imprenditoriale digitale e le skills digitali dei lavoratori.

La strategia della Commissione si basa su tre pilastri: 1) un migliore accesso a prodotti e servizi online; 2) migliori condizioni normative affinché le reti e i servizi digitali possano svilupparsi e prosperare;3) promozione della crescita e della sicurezza dell’economia digitale europea.

Il primo pilastro della strategia ha come obiettivo di migliorare e facilitare l’accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa sia per i consumatori che per le imprese. Esso si struttura a sua volta in otto punti: i) semplificare l’e-commerce transfrontaliero tramite l’armonizzazione delle norme UE in materia di contratti; ii) garantire un più rapido accesso ai diritti dei consumatori in ambito digitale, rivedendo il regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori; iii) rendere i servizi di consegna a domicilio dei prodotti compravenduti online più semplici e convenienti per le aziende; iv) contrastare il fenomeno del c.d. geo-blocking (ossia il divieto utilizzato dai fornitori di servizi sul web per limitare l’accesso ai contenuti in base al Paese in cui ci si connette); v) implementare il sistema europeo antitrust per identificare potenziali problematiche di tipo concorrenziale che interessano i mercati europei dell’e-commercevi) perseguire la c.d. net neutrality (viene ritenuta “neutrale” una rete che sia priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano, cioè dal punto di vista della fruizione dei vari servizi e contenuti di rete da parte dell’utente finale); vii) revisionare il sistema di trasmissione di dati via satellite e via cavo per valutare se la sua portata debba essere potenziata per emittenti di trasmissioni online anche al fine di facilitare l’accesso transfrontaliero alle emittenti di servizi online in Europa; viii) armonizzare le aliquote IVA e impostare diversi regimi di IVA in base alle dimensioni e al tipo di soggetto su cui grava l’imposta.

Si tratta, in tutta evidenza, di punti, da un lato, la cui realizzazione richiede l’accordo tra i Paesi dell’Unione europea su tematiche particolarmente sensibili (ad es. in tema di fiscalità condivisa), dall’altro in relazione ai quali un livello di armonizzazione in alcuni casi può già dirsi sostanzialmente raggiunto (in materia di protezione dei dati personali) ed in altri casi di difficile realizzazione (ad es. in tema di allineamento delle norme statali in materia di contrattualistica).

Il secondo pilastro aspira a garantire che il mercato possa incoraggiare l’innovazione digitale e la crescita economica. In questo caso, l’obiettivo perseguito è quello di riuscire a razionalizzare in maniera più organica tra di loro i diversi settori del mercato digitale, da quelli economici a quelli tecnici, in modo da incentivare gli investimenti delle società di telecomunicazione operanti nella settore della connessione a banda larga ad alta velocità (il “5G”). In tale ambito, sarà necessario aumentare il sistema di monitoraggio dei contenuti illegali, per poter assicurare una maggiore sicurezza della rete nell’interesse sia dei consumatori, sia delle imprese. Allo stesso tempo, si dovrà proseguire nel percorso intrapreso di favorire licenze comuni e copyright pubblici, al fine di garantire la massima diffusione di dati e informazioni favorendo il processo creativo (il c.d “free flow of information without personal data”).

Nello specifico sono cinque i punti individuati dalla Commissione per la realizzazione del secondo pilastro: i) riformare la regolamentazione europea in materia di telecomunicazioni[5]; ii) riesaminare il quadro dei media audiovisivi, mettendo in rilievo il ruolo dei diversi operatori del mercato nella promozione delle opere europee (emittenti televisive, fornitori di servizi audiovisivi a richiesta, etc.); iii) effettuare un’analisi dettagliata del ruolo delle piattaforme online(motori di ricerca, social media, app store, etc.); iv) rafforzare la fiducia nei servizi digitali e la sicurezza degli stessi, in particolare per quanto riguarda il trattamento dei dati personali e le truffe online; v) proporre un partenariato con l’industria sulla sicurezza informatica nell’ambito delle tecnologie e delle soluzioni per la sicurezza delle reti.

Il terzo e ultimo pilastro si concentra sulla realizzazione della massima crescita potenziale dell’economia digitale e si propone di garantire degli standard adatti per la sicurezza nella condivisione dei dati nel territorio della UE.

Nell’applicazione pratica della Strategia europea, dal 2015 ad oggi si ricordano tre misure concrete per i cittadini europei già realizzate: l’abolizione delle tariffe di roaming per chiamate dai cellullari in paesi diversi da quello di appartenenza, la portabilità transfrontaliera dei contenuti e l’eliminazione dei blocchi geografici ingiustificati.

In prospettiva futura prossima, le istituzioni europee intendono inoltre disciplinare: il free flow of data, le pratiche per la lotta alla disinformazione (“fake news”), l’intelligenza artificiale e la cyber-sicurezza.

 

         3. La Comunicazione della Commissione del 2017 sulla revisione intermedia dell’attuazione della strategia per il mercato unico digitale[6].

Il 10 maggio 2017, dopo aver raggiunto la metà del proprio mandato, la Commissione europea ha pubblicato la revisione intermedia della sua strategia per il mercato unico digitale.

Tale documento fa il punto sui progressi compiuti, invitando i co-legislatori europei ad esprimersi su tutte le proposte già presentate e proponendo nuovi interventi in materia di piattaforme online, economia dei dati e sicurezza informatica.

In particolare, dalla lettura del resoconto intermedio si evince che, dal maggio 2015, la Commissione europea ha formulato trentacinque proposte legislative ed iniziative politiche, così come al tempo annunciato nella strategia per il mercato unico digitale. Ad esito di tale prima fase, si tratta ora di raggiungere i rispettivi accordi politici con il Parlamento europeo e il Consiglio su tutte le proposte, ed in particolare quelle relative alle norme comunitarie aggiornate in materia di telecomunicazioni, che punteranno a stimolare gli investimenti nelle reti ad alta velocità e qualità, essenziali per la completa attuazione dell’economia digitale e della società digitale.

Nella comunicazione relativa alla revisione intermedia, la Commissione individua tre ambiti principali in cui è necessaria un’azione più incisiva da parte dell’UE:

1) lo sviluppo completo delle potenzialità dell’economia dei dati europea (la c.d. “data economy”);

2) la soluzione dei problemi della sicurezza informatica per proteggere i punti di forza dell’Europa;

3) la promozione delle piattaforme online in quanto attori responsabili di un ecosistema Internet equo.

La revisione intermedia prodotta dalla Commissione europea traccia i percorsi da seguire in tre ambiti cruciali:

– per quanto riguarda la data economy, la Commissione sta preparando un’iniziativa legislativa sul libero flusso transfrontaliero dei dati non personali (da realizzare nell’autunno del 2017[7]) e un’iniziativa sull’accessibilità e il riutilizzo di dati pubblici e dei dati raccolti grazie all’impiego di fondi pubblici (nella primavera del 2018). Inoltre, la Commissione continuerà ad occuparsi di responsabilità e di ogni altra questione connessa alla gestione dei dati (personali e no);

– nel campo della sicurezza informatica, entro il settembre 2017 la Commissione riesaminerà la strategia dell’Unione europea per la cyber-sicurezza e il mandato dell’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA), al fine di allinearlo al nuovo quadro normativo comunitario in materia. La Commissione si adopererà inoltre per proporre ulteriori misure relative a norme, certificazioni ed etichettature in materia di sicurezza informatica, al fine di proteggere maggiormente beni e servizi dai rischi di attacchi informatici[8];

– in materia di piattaforme online, entro la fine del 2017 la Commissione elaborerà un’iniziativa volta a porre rimedio al problema delle clausole contrattuali abusive e delle pratiche commerciali scorrette che sono state segnalate nei rapporti tra piattaforme e imprese.

Recentemente la Commissione ha inoltre adottato decisioni di applicazione della politica della concorrenza legate a tali problematiche, avviando una serie di dialoghi con le piattaforme online all’interno del mercato unico digitale (ad esempio, nel quadro del forum dell’UE su Internet e dei dibattiti relativi al codice di condotta sull’incitamento illegale all’odio online e al protocollo d’intesa sulla vendita di merci contraffatte via Internet) e progetta di garantirne un migliore coordinamento in futuro. Uno degli obiettivi dichiarati è procedere con il lavoro sugli aspetti procedurali e sui principi relativi alla rimozione dei contenuti illegali –notifica e azione – garantendo la trasparenza e il rispetto dei diritti fondamentali.

 

  1. La digitalizzazione dei settori dell’industria e dei servizi.

Nel contesto descritto sopra, la rivoluzione digitale europea riguarda anche i settori dell’industria e dei servizi. Secondo recenti studi, il ritmo del cambiamento tecnologico è infatti tale che le imprese che non riescono a realizzare la transizione sono inesorabilmente destinate a rimanere indietro. La promozione delle competenze digitali deve andare di pari passo con l’adozione delle tecnologie digitali da parte delle imprese di tutte le dimensioni e di tutti i settori.

Ciò può rappresentare un’opportunità, in particolare per le imprese c.d. start-upe le piccole e medie imprese, per creare prodotti e servizi nuovi e migliori a un costo inferiore e consumando minori risorse: le politiche dell’Unione europea dovranno essere modellate per aiutare le imprese a sfruttare tale opportunità al massimo grado.

Per aiutare le imprese europee a cogliere appieno i vantaggi della tecnologia digitale, nell’aprile 2016 la Commissione ha adottato una strategia globale sulla digitalizzazione dell’industria europea[9], che comprende misure volte ad incoraggiare gli enti che promuovono le iniziative nazionali in materia di digitalizzazione dell’industria a cooperare e a scambiarsi informazioni e buone pratiche.

Nello specifico, nei prossimi tre anni, è previsto lo stanziamento, nel quadro del programma “Orizzonte 2020”, di un importo supplementare di 300 milioni di Euro per attività legate ai poli dell’innovazione digitale, essenziali per sostenere le start-up e l’innovazione a livello locale. Si prevede inoltre lo stanziamento regolare di fondi pari a quasi 3,2 miliardi di Euro a favore delle tecnologie strategiche, tra cui la nanoelettronica, la fotonica, la robotica, le reti 5G, i sistemi informatici ad alte prestazioni, i big data, il cloud computing, l’intelligenza artificiale, comprese la loro integrazione nelle catene del valore, la messa a punto di linee pilota e la costituzione di banchi di prova.

Ulteriori risorse saranno destinate allo sviluppo di piattaforme industriali digitali di prossima generazione, che si baseranno in particolare su nuovi modelli architettonici di riferimento per la costruzione di fabbriche e sui servizi intelligenti del futuro.

Sicuramente uno dei fattori cruciali per il successo della digitalizzazione dell’industria dell’Unione europea consisterà nella mobilitazione di una massa critica di investimenti, grazie a ulteriori investimenti privati e investimenti pubblici nazionali che applicheranno un effetto moltiplicatore agli investimenti totali europei nella ricerca e innovazione, in particolare attraverso partenariati pubblico-privati in grado di intensificare l’incidenza dei fondi UE su tutti i settori economici, da quello dell’energia[10]a quello dei trasporti[11].

I nuovi approcci sopra richiamati riguardano anche il settore finanziario e sono resi possibili dalle tecnologie digitali che possono migliorare l’accesso delle imprese ai finanziamenti, rafforzare la competitività, generare vantaggi per i consumatori e stimolare la crescita delle start-up. Le tecnologie blockchain[12]rappresentano una svolta e possono avere un enorme impatto sul settore finanziario e non solo.

È di tutta evidenza che, nei settori dell’industria e dei servizi, compresi quelli finanziari, le norme aperte svolgono un ruolo importante nella digitalizzazione, garantendo l’interoperabilità, riducendo le barriere commerciali e promuovendo l’innovazione. Promuovere l’adozione di tali norme in tutto il mondo contribuisce a garantire l’influenza dell’Europa nell’economia globalizzata al di là del mercato unico.

 

  1. Il FinTech nel mercato digitale.

Nell’approccio strategico sopra delineato, assume rilievo, anche per il disegno dei modelli di servizio dell’industria finanziaria, lo sviluppo impetuoso del c.d. “FinTech”.

Con tale termine (abbreviazione del termine inglese “financial technology”) si intende il ventaglio di tecnologie finanziarie, inizialmente usato per definire le soluzioni informatiche applicate ai back offices delle banche e delle istituzioni finanziarie, e che ora comprende in modo più generico tutte le innovazioni tecnologiche che stanno rivoluzionando il settore finanziario.

La prima componente strategica da considerare è fornita dall’attuazione del “Piano d’azione per la creazione dell’Unione dei Mercati dei Capitali”pubblicato nel settembre 2015[13]e avente le finalità di: i)consentire alle imprese con innovativi modelli di attività finanziaria di poter operare in tutte le giurisdizioni dell’Unione europea sulla base di un’unica autorizzazione (in particolare, la principale proposta di regolamentazione riguarda le piattaforme online di crowdfunding per il finanziamento sotto forma di prestito o di capitale delle imprese start-up o di piccola dimensione), ii)incoraggiare l’introduzione di nuova tecnologia nei servizi finanziari e iii)incrementare la sicurezza tecnologica ed informatica (cybersecurity) del sistema finanziario.

Il Piano d’azione in parola ha manifestato l’intenzione della Commissione europea di adottare un approccio aperto al FinTech, anche in un’ottica di ampliamento e integrazione dei mercati dei capitali nell’Unione europea.

Successivamente e in continuità con la linea adottata in precedenza, l’8 marzo 2018 la Commissione europea ha pubblicato il Piano d’azione dedicato al FinTech[14]. Nelle intenzioni dell’organismo comunitario, l’Europa dovrebbe diventare un polo mondiale per le tecnologie finanziarie, e gli investitori e le imprese dell’UE dovrebbero poter trarre il massimo beneficio dai vantaggi offerti dal mercato unico in questo settore in rapida evoluzione.

Il piano d’azione intende consentire al settore finanziario di sfruttare lo sviluppo delle nuove tecnologie (come la blockchain, l’intelligenza artificiale e i servizi di cloud) ed, al tempo stesso, mira a rendere i mercati più sicuri e di più facile accesso per i nuovi operatori, con conseguenti benefici per i consumatori, gli investitori, le banche e i nuovi operatori.

Il piano d’azione fa parte degli sforzi della Commissione volti a creare un vero mercato unico per i servizi finanziari ai consumatori nel contesto di un mercato unico digitale, in linea con i rapidi progressi degli sviluppi tecnologici.

Nel dettaglio, le iniziative incluse nel piano d’azione per le tecnologie finanziarie si pongono tre obiettivi:

1) permettere ai modelli di business innovativi di espandersi al di fuori dello Stato membro di origine (attraverso, ad es., il c.d. passaporto europeo finanziario);

2) promuovere la diffusione dell’innovazione tecnologica nel settore finanziario (ad es. attraverso l’eliminazione degli ostacoli all’uso dei servizi di cloud);

3) rafforzare la sicurezza e la resilienza del settore finanziario (mediante il rafforzamento della c.d. “cyber-resilienza”).

Anche alla luce delle recenti crisi sistemiche finanziarie ed economiche, le FinTech possono facilitare e automatizzare le procedure ai fini di conformità e di vigilanza, ad esempio nei confronti dei soggetti tenuti all’osservanza degli obblighi di adeguata verifica della clientela ai sensi della normativa antiriciclaggio. Le tecnologie finanziarie pongono anche delle sfide, come ad esempio la gestione dei rischi connessi alla cyber-security, alla protezione di dati di consumatori e investitori e all’integrità del mercato. In un mercato finanziario integrato dell’Unione europea, anche in ragione dell’operatività trans-frontaliera supportata dalla tecnologia, è necessario il pieno rispetto di queste garanzie fondamentali.

A tal proposito, i rischi relativi alla cyber-security(phishing, furti di identità digitale, etc.) minano la fiducia di investitori e risparmiatori e minacciano la stabilità del sistema finanziario. Le frequenti violazioni della sicurezza evidenziano come gli attacchi informatici siano fonte di crescente preoccupazione. Sono necessari interventi decisivi per fronteggiare tali attacchi allo scopo di prevenire e attenuare le conseguenze negative per il settore finanziario e per i fruitori dei servizi finanziari. Aumentare la resilienza del settore finanziario nei confronti degli attacchi informatici è di fondamentale importanza per garantirne una protezione adeguata, per fare in modo che i servizi finanziari siano forniti in modo efficace e ordinato in tutta l’UE e per preservare la fiducia dei consumatori e degli operatori del mercato.

Anche in ottica di tutela del risparmio nella democrazia costituzionale 4.0, la regolamentazione tecnologica dovrà conciliare tre obiettivi: sfruttare i rapidi progressi tecnologici a vantaggio dell’economia, dei cittadini e dell’industria, contribuire a rendere più competitivo e innovativo il settore finanziario europeo e assicurare l’integrità del sistema finanziario dell’Unione europea a tutela e protezione dei risparmiatori ed investitori meno qualificati.

 

  1. Il piano d’azione FinTech: le iniziative concrete.

Ad oggi, diverse sono le iniziative adottate dalla Commissione europea:

– la Commissione ospiterà un laboratorio sulle tecnologie finanziarie, grazie al quale le autorità europee e nazionali potranno collaborare con i fornitori di tecnologia, in modo neutrale e in uno spazio non commerciale;

– la Commissione ha creato un Osservatorio e forum dell’UE sulla blockchain, che riferirà in merito alle sfide e alle opportunità delle criptovalute[15]nel corso del 2018 e sta lavorando a una strategia globale sulla tecnologia di registro distribuito e sulla blockchain per tutti i settori dell’economia.

La Commissione intende inoltre avviare consultazioni sul modo migliore per promuovere la digitalizzazione delle informazioni pubblicate dalle società quotate in Europa, anche attraverso il ricorso a tecnologie innovative per realizzare l’interconnessione delle banche dati nazionali. Ciò permetterà agli investitori, anche in ottica di tutela del risparmio, di accedere più facilmente a informazioni fondamentali per prendere decisioni consapevoli sui propri investimenti. La Commissione intende infine organizzare seminari per migliorare lo scambio di informazioni sulla cyber-sicurezza[16].

 

  1. Conclusioni.

È di tutta evidenza che realizzare il mercato unico digitale consentirebbe a cittadini ed imprese europee di sviluppare senza barriere il loro potenziale sociale, culturale, politico ed economico, dando piena attuazione, quanto meno a livello italiano, ai dettami costituzionali.

Si stima infatti che l’economia comunitaria crescerebbe di 415 miliardi all’anno e si potrebbero creare migliaia di posti di lavoro, con notevoli risparmi anche per i consumatori.  Dall’altro lato, è necessario garantire, anche nell’ambiente digitale europeo, la tutela dei diritti dei cittadini (dalla privacy alla security, passando per i diritti di proprietà intellettuale e la tutela del risparmio) con idonei presidi logico-economici e strumenti giuridici adeguati.

A testimoniare l’attenzione delle istituzioni europee, il 6 giugno scorso la Commissione europea, per la prima volta, all’interno del budget europeo 2021 – 2027, ha deciso di dedicare una voce specifica di bilancio al programma europeo digitale, stanziando 9,2 miliardi di Euro da investire nella trasformazione digitale, nell’intelligenza artificiale, nelle capacità digitali, nella cybersecurity e nella computeristica ad alta performance[17].

Come indicato nella Comunicazione della Commissione sulla revisione intermedia dell’attuazione della strategia per il mercato digitale unico (2017), «la transizione verso un mercato unico digitale dell’UE basato sul sostegno ad una concorrenza equa e saldamente ancorato ai nostri valori, diritti e libertà fondamentali può aiutare l’Europa ad affrontare le numerose sfide economiche mondiali che l’attendono»[18].

Il ritardo accumulato in questi anni non può diventare motivo di giustificazione ed anzi attraverso il completamento del mercato unico digitale – un mercato sicuro, equo e aperto – può ripartire il processo di integrazione europea, favorendo anche quel sentimento europeista che, negli ultimi anni e complici le crisi sociali, economiche e finanziarie, si è perso e che è necessario ritrovare per rilanciare l’Unione europea dei cittadini: anche in campo digitale, per riprendere il Manifesto di Ventotene, «un’Europa libera e unita è premessa necessaria per il potenziamento della civiltà moderna»[19].

 

[1]Per un inquadramento della tematica, allargato anche ad Internet, si rinvia senza pretesa di esaustività a: O. Pollicino-T. Frosini-E.Apa –M. Bassini (a cura di), Diritti e libertà in Internet, Milano, 2017; G. Simeone, voce Mercato Unico Digitale,in www.treccani.it; G. Alpa, Towards the Completion of the Digital Single Market: The Proposal of a Regulation on a Common European Sales Law, in European Business Law Review,2014, 347 ss.; G. Muscolo, Digital Market and Consumers: a Few Notes, in Rivista Italiana di Antitrust / Italian Antitrust Review, 2(3), 2016; S. Montaldo,Internet governance and the European Union: between net neutrality and the implementation of the digital single market, in Diritto dell’economia, 2015, 601 ss.; J. Pelkmans, What strategy for a genuine Single Market?, CEPS Special Report No. 1262016; I. Bertschek-J. Ohnemus, Europe’s digital future: Focus on Key Priorities, ZEW policy brief,2, 2016; E. Kindt, Why Research May No Longer Be the Same: About the Territorial Scope of the New Data Protection Regulation, ICRI Research Paper 26, 2016; N. Helberger-M. Loos-L. Guibault-C. Mak-L. Pessers,Digital Content Contracts for Consumers, in Journal of Consumer Policy, 2013, 36.

[2]Per completezza è opportuno richiamare in questa sede anche la Risoluzione 2014/2973(RSP) del Parlamento europeo del 27 novembre 2014 sul sostegno ai diritti dei consumatori nel mercato unico digitale che segna lo “spartiacque” tra la precedente strategia adottata a livello europeo e relativa principalmente al commercio elettronico e la nuova strategia del 2015 allargata al mercato unico digitale. Con tale risoluzione il Parlamento (i) invitava gli Stati membri e la Commissione a eliminare, attraverso sforzi volti ad attuare le regolamentazioni in vigore e a garantirne il rispetto nel quadro di una strategia globale, tutti gli ostacoli esistenti che si frappongono allo sviluppo del mercato unico digitale, garantendo nel contempo che tutte le misure siano valutate sotto il profilo dell’impatto, siano valide per le esigenze future e adeguate ai fini dell’era digitale; ritiene che tali sforzi debbano essere al centro degli sforzi profusi dall’Unione europea per generare crescita economica e occupazione e rafforzare la sua competitività e resilienza all’interno dell’economia globale e (ii) sottolineava che eventuali proposte legislative relative al mercato unico digitale avrebbero dovuto rispettare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in modo tale da garantire la piena tutela dei diritti in essa sanciti nel settore digitale.

[3]La relazione DESI (disponibile online),che rileva i progressi compiuti dagli Stati membri in termini di digitalizzazione, è strutturata in cinque capitoli: connettività, capitale umano, uso dei servizi Internet, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali. L’Italia si posiziona al 25° posto fra i 28 Stati membri dell’UE. Nel corso dell’ultimo anno ha fatto registrare nel complesso un miglioramento, pur se la sua posizione nella classifica DESI è rimasta invariata. L’integrazione delle tecnologie digitali e i servizi pubblici digitali rappresentano i principali catalizzatori del progresso digitale a livello nazionale. Un altro segnale positivo è offerto dalle prestazioni in termini di copertura delle reti NGA, che appaiono in fase di recupero. Come negli anni precedenti, la sfida principale è rappresentata dalla carenza di competenze digitali: benché il governo italiano abbia adottato alcuni provvedimenti al riguardo, si tratta di misure che appaiono ancora insufficienti. Le conseguenze risultano penalizzanti per la performance degli indicatori DESI sotto tutti e cinque gli aspetti considerati: diffusione della banda larga mobile, numero di utenti Internet, utilizzo di servizi online, attività di vendita online da parte delle PMI e numero di utenti eGovernment. Le prestazioni dell’Italia si collocano all’interno del gruppo di paesi dai risultati inferiori alla media.

[4]Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Comitato delle regioni, Strategia per il mercato unico digitale in Europa (COM 2015 192), 6 maggio 2015.

[5]Il 6 giugno scorso Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto un accordo politico per aggiornare il quadro normativo europeo in materia di telecom, mediante l’adozione di un codice europeo, con l’obiettivo di: sviluppare il sistema di connettività 5G, aumentare la protezione dei consumatori, favorire gli investimenti per creare la c.d. gigabit society.

[6]Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo ed al Comitato delle regioni sulla revisione intermedia dell’attuazione della strategia per il mercato unico digitale, Un mercato unico digitale connesso per tutti(COM 2017 228), 10 maggio 2017.

[7]Il 20 giugno 2017, i negoziatori europei hanno raggiunto un principio di accordo politico per il free flow dei dati non a carattere personale che si tradurrà in un regolamento europeo, con l’obiettivo di creare un singolo mercato europeo per la circolazione e la gestione dei dati.

[8]Il tema della cyber-sicurezza connessa a beni servizi è particolarmente delicato essendo la maggior parte delle imprese italiane di dimensioni piccole e medie, a fronte di alti costi connessi alla sicurezza tecnologica.

[9]Nel presentare la sua strategia per creare un mercato unico digitale, la Commissione ha indicato i progetti per aiutare l’industria europea, le PMI, i ricercatori e le autorità pubbliche a trarre il massimo vantaggio dalle nuove tecnologie.A tal fine, in occasione della Giornata digitale tenutasi a Roma il 23 marzo 2017 è stata lanciata la “Piattaforma europea delle iniziative nazionali”.

[10]Nel settore dell’energia, in profonda trasformazione, le proposte contenute nel pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”permetteranno di consolidare le disposizioni esistenti in materia di libero accesso dei consumatori ai dati relativi ai propri consumi. Tali dati possono essere utilizzati, tra l’altro, per individuare e affrontare i casi di povertà energetica e per migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Le misure proposte contribuiranno inoltre a migliorare l’accesso ai dati dei contatori, che forniscono informazioni importanti che possono permettere ai consumatori di risparmiare ottimizzando i propri consumi e alle compagnie elettriche e ai fornitori di servizi energetici di adeguare le loro offerte ai diversi consumatori.

[11]Nel settore dei trasporti, il passaggio verso una mobilità cooperativa, connessa e automatizzata può ridurre gli incidenti, l’inquinamento e la congestione del traffico e migliorare la gestione del traffico e delle capacità così come l’efficienza energetica. Tale trasformazione rafforzerà inoltre la competitività delle industrie dei trasporti e delle tecnologie digitali, contribuendo ad integrare modalità diverse di trasporto in un sistema di mobilità modellato sulle esigenze dei suoi utenti, sia che si tratti di problemi logistici di trasporto delle merci, sia che si tratti di trasporto di persone, comprese quelle che hanno bisogno di assistenza speciale. In tale contesto, rivestono un’importanza fondamentale le norme che garantiscono l’interoperabilità tra le infrastrutture di trasporto, i dati, le applicazioni, i servizi e le reti. Con una lettera di intenti firmata nel marzo 2017, i 27 Stati membri dell’Unione europea, la Svizzera e la Norvegia hanno espresso la loro disponibilità a cooperare nel quadro di esperimenti transfrontalieri relativi a sicurezza stradale, accesso ai dati, qualità e affidabilità dei dati, connettività e tecnologie digitali. La Commissione sta inoltre lavorando ad un pacchetto globale di misure nel campo della mobilità che sarà presentato nel corso del 2017.

[12]La tecnologia blockchain fa riferimento a un registro pubblico contenente tutte le transazioni che hanno avuto luogo in una rete peer-to-peer. Si tratta di una tecnologia decentrata che consente ai partecipanti alle reti peer-to-peer di compiere operazioni, ad esempio pagamenti online, senza dover passare attraverso un’autorità centrale di fiducia. È prevista la creazione di un Osservatorio europeo sulle tecnologie blockchain, incaricato di rilevarne e monitorarne gli sviluppi, di sviluppare le competenze in materia e di diffondere informazioni su casi concreti.

[13]Comunicazione della Commissione europea (COM 2015 468 final) del 30 settembre 2015. L’attuazione del Piano d’azione sulla c.d. Capital Markets Union (CMU) è volta alla creazione di un più robusto e integrato sistema finanziario a livello di Unione europea mediante la realizzazione d’interventi normativi tesi a: (i) facilitare gli investimenti di capitale di rischio in imprese start-up e in sviluppo; (ii) favorire gli investimenti finanziari transfrontalieri; (iii) facilitare l’accesso delle PMI ai mercati azionari e obbligazionari. Il piano della CMU, insieme al completamento della Banking Unione al Piano d’azione per l’integrazione dei mercati dei servizi finanziari destinati ai consumatori al dettaglio, costituisce parte integrante del progetto dell’Unione Finanziaria delineato nel Rapporto dei cinque Presidenti sul Piano per rafforzare l’Unione economica e monetaria dell’Europa del giugno 2015.

[14]Comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, Piano d’azione per le tecnologie digitali: per un settore finanziario europeo più competitivo e innovativo (COM 2018 109 final), 23 marzo 2017.

[15]Una criptovaluta (o crittovaluta o criptomoneta) è una valuta paritaria, decentralizzata e digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé. Esse utilizzano tecnologie di tipo peer-to-peer su reti i cui nodi sono computer di utenti disseminati in tutto il mondo. Non c’è attualmente alcuna autorità centrale che le controlla: le transazioni e il rilascio avvengono collettivamente in rete, pertanto non c’è una gestione di tipo “centralizzato”. La criptovaluta più conosciuta è il c.d. “Bitcoin. Dopo l’avvento di questa moneta sono nate nel mondo tutta una serie di criptovalute, subito ribattezzate altcoin, che si differenziano per alcuni aspetti, e utilizzano un sistema differente dalla blockchain.

[16]In tale contesto, la Commissione presenterà un programma con migliori prassi sugli spazi di sperimentazione normativa, sulla base degli orientamenti forniti dalle autorità europee di vigilanza. Uno spazio di sperimentazione normativa è un quadro elaborato dalle autorità di regolamentazione che consente alle start-up nel settore delle tecnologie finanziarie e ad altri innovatori di effettuare sperimentazioni dal vivo in un ambiente controllato, sotto la vigilanza di un’autorità di regolamentazione. Gli spazi di sperimentazione normativa stanno acquistando popolarità, soprattutto nei mercati finanziari più sviluppati.

[17]Commissione europea,Bilancio dell’UE: la Commissione propone di investire 9,2 miliardi di € in un nuovissimo programma digitale, 6 giugno 2018.

[18]Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo ed al Comitato delle regioni sulla revisione intermedia dell’attuazione della strategia per il mercato unico digitale, Un mercato unico digitale connesso per tutti,(COM 2017 228), 10 maggio 2017.

[19]A. Spinelli-E. Rossi, Il Manifesto di Ventotene, Milano, 2017.

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