Il futuro del broadcasting terrestre

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Il dipartimento Technology and Development dell’European Broadcasting Union (EBU) ha pubblicato a ottobre il rapporto tecnico n. 013, intitolato “The Future of Terrestrial Broadcasting”. Il testo, che si riferisce sia al settore audiovisivo che a quello radiofonico, propone un’analisi dello stato dell’arte e un giudizio prognostico sui prossimi sviluppi del digitale terrestre in Europa.

L’EBU prevede che le piattaforme di trasmissione terrestre continueranno a occupare un posto di rilievo nel settore audiovisivo almeno per i prossimi 5-10 anni, e in quello radiofonico per molto più tempo. Le tradizionali piattaforme di trasmissione audiovisiva lineari continueranno a svilupparsi lungo le direttrici della varietà di scelta e della qualità dei contenuti, forti della loro capacità di raggiungere vastissime platee di utenti. In relazione invece ai servizi non lineari, l’EBU evidenzia alcune criticità con cui i broadcasters dovranno presto confrontarsi; tra queste, il fatto che per la fruizione di tali servizi siano necessari strumenti differenti che solitamente non vengono venduti in soluzioni uniche e pronte all’uso (ad es. connected TV + connessione internet).

Mentre il futuro della TV mobile appare “currently unclear”, un particolare rilievo hanno assunto e continueranno a conquistarsi i servizi audiovisivi veicolati tramite la banda larga (broadband). Se da un lato l’EBU riconosce che la trasmissione terrestre non potrà essere facilmente abbandonata dai broadcasters per via della sua duttilità nonché efficienza nello sfruttamento dello spettro e nella gestione dei dati, il broadband è destinato a incrementare progressivamente la propria quota di mercato. Le soluzioni c.d. HBB (hybrid broadcast-broadband) che consentono la fruizione congiunta di servizi di broadcast (la cui forza è l’ampia capacità di distribuzione) e broadband (la cui forza è l’interattività) saranno quindi nel prossimo futuro un importante terreno di sviluppo. A questo riguardo si pone tuttavia la necessità di ridurre drasticamente il numero di standard attualmente disponibili sul mercato.

Nel report tecnico n. 013, l’EBU stila poi una lista di 18 raccomandazioni di massima per gli Stati Membri. Fra queste: considerare l’introduzione e la progressiva transazione allo standard DVB-T2 (Digital Video Broadcasting Terrestrial 2, il digitale terrestre televisivo di nuova generazione), incoraggiare le imprese del settore a integrare ricevitori audiovisivi digitali nei dispositivi mobili da loro prodotti (ad es. smartphone, console portatili, etc.), intavolare una seria discussione con i regolatori, le emittenti commerciali e i produttori di elettronica in merito a una strategia nazionale per la transazione al digitale terrestre radiofonico e, più in generale, formulare strategie chiare e concise sui principali temi regolamentari (in particolare l’allocazione dello spettro).

Proprio in relazione allo spettro, l’EBU fa riferimento al rischio, spesso sottovalutato, che la riallocazione pan-europea della banda a 800 Mhz in favore dei servizi mobili possa generare interferenze con i servizi broadcast. La risoluzione di tali interferenze (attualmente allo studio) sta implicando in tutta Europa un aumento dei costi di riallocazione.

Nell’ultima parte del report tecnico, l’EBU simula tre possibili scenari futuri per lo sviluppo del broadcasting radiofonico e televisivo terrestre: uno scenario espansivo, uno restrittivo e uno di graduale eliminazione.

Qualora il mercato e la regolamentazione interna degli Stati Membri dovesse volgere verso l’espansione delle piattaforme terrestri di trasmissione audiovisiva, le conseguenze di tale scelta spazierebbero secondo l’EBU dall’incremento dei contenuti forniti (sia per varietà che per qualità) al miglioramento della copertura di zone prima non coperte o peggio coperte, dall’aumento della capacità trasmissiva e della quota di mercato di tali piattaforme terrestri allo sviluppo di soluzioni ibride per la fruizione contestuale di servizi broadcast-broadband (con conseguente aumento del livello di collaborazione/commistione tra broadcasters e società di telecomunicazione), fino allo sbarco sempre più massiccio di tali servizi su una grande moltitudine di dispositivi, inclusi PC, smartphone e tablet. Tutti i benefici di carattere economico, sociale e culturale implicati dal broadcasting terrestre sarebbero destinati in questa ipotesi a radicarsi e a svilupparsi ulteriormente.

Lo scenario invece della contrazione delle piattaforme audiovisive terrestri produrrebbe, ovviamente, un decremento della domanda nel settore di riferimento, con parallelo sviluppo di piattaforme alternative; la riduzione della disponibilità dello spettro; l’implementazione (auspicabile) di specifiche regolamentazioni e infine la retrocessione del broadcast terrestre a un ruolo meramente complementare rispetto ad altri tipi di trasmissione. Oltre a questo, gli spettatori europei – secondo l’EBU – assisterebbero a una riduzione dell’offerta di contenuti, della copertura, della capacità e della quota di mercato delle piattaforme terrestri.

L’impatto dell’ipotizzata contrazione andrebbe valutato alla luce della capacità dell’audience “tradizionale” di migrare verso altre modalità di fruizione, della capacità adattiva dei broadcasters, dell’effettivo grado di riduzione delle piattaforme terrestri, della disponibilità di piattaforme alternative.

Infine l’ipotesi estrema del “phase-out” (graduale eliminazione), che attualmente non trova riscontri in nessun paese europeo, potrebbe realizzarsi secondo l’EBU solo in conseguenza di alcune specifiche (e improbabili) eventualità, quali: una drammatica e autonoma contrazione della quota di mercato delle piattaforme terrestri dovuta a una migrazione spontanea del grande pubblico (o degli stessi broadcasters) verso altre piattaforme; una scelta politica radicale; la carenza di spettro disponibile o condizioni economico-industriali tali da rendere i costi della trasmissione digitale non più sostenibili.

In tale scenario ipotetico irreale, l’EBU immagina che i broadcasters implementeranno piani per assecondare la migrazione tecnologica del pubblico, trovare vie alternative per l’adempimento degli eventuali obblighi universali di servizio (compreso il free-to-air), ottimizzare i costi di trasmissione tramite altre piattaforme.

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