Il Decreto Sviluppo: una mano alle imprese e un colpo alla privacy

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Il Decreto Sviluppo n.138/11, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 13 maggio 2011, introduce alcune novità di rilievo sul versante privacy, non ultime quelle relative al telemarketing.

La novità generale del decreto è quella di semplificare non poco la vita delle imprese, che avranno meno adempimenti e meno ostacoli nel trattare i dati personali di fornitori e clienti. Perfino nel trattamento dei dati contenuti nei curricula dei potenziali nuovi dipendenti o consulenti, le imprese saranno piu’ libere di agire, senza dover chiedere il consenso ai titolari di quei dati.

Ma, come si diceva poc’anzi, una delle più importanti novità contenute nel Decreto Sviluppo riguarda poi l’utilizzo dei dati per attività di Direct Marketing.

Si è a lungo polemizzato, nei mesi scorsi, soprattutto da parte delle associazioni di tutela dei consumatori, sul rispetto della privacy da parte delle aziende e sui costi del Registro delle opposizioni, istituito per attuare il regime dell’opt-out. Chi non vuole piu’ ricevere le telefonate promozionali deve iscriversi  a quel Registro, tenuto dalla Fondazione Ugo Bordoni e così avrà la certezza di non essere disturbato. Finora sono stati circa 400.000 gli abbonati alle linee telefoniche che hanno deciso di iscriversi. Trattasi di una quantità fisiologica, considerato che anche in altri Stati europei, dove le cosiddette “liste Robinson” funzionano da anni, il numero degli iscritti non supera il 20-30% degli abbonati. In Italia ci sono ancora 17 milioni circa di abbonati che possono a tutt’oggi essere raggiunti da telefonate commerciali.

Il Decreto sviluppo appena emanato estende il sistema dell’opt-out alla posta cartacea. Così, d’ora in poi, oltre ai numeri di telefono, anche gli indirizzi contenuti negli elenchi telefonici degli abbonati potranno essere utilizzati per finalità commerciali senza il consenso degli interessati, a patto che questi ultimi non abbiano richiesto l’iscrizione al Registro.

Pertanto, chiunque vorrà, potrà riempire le buche delle lettere di volantini pubblicitari, utilizzando gli elenchi del telefono come indirizzari ai quali attingere per inviare comunicazioni non richieste. Peraltro, l’attuazione di tale riforma richiederà l’adozione di regole tecniche sulle quali, ne siamo certi, si registreranno altre frizioni e incomprensioni.

Nel frattempo, il Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, non ha mancato di manifestare la sua contrarietà al provvedimento.

Rimane sullo sfondo la questione fondamentale al centro del telemarketing, vale a dire il bilanciamento tra il diritto alla privacy e la libertà d’impresa delle aziende, che si nutre anche e soprattutto di pubblicità e che non può essere penalizzata a priori. Sono tanti gli Stati europei che hanno adottato il sistema dell’opt-out. Il fatto che la maggioranza dei cittadini-consumatori accetti di continuare a ricevere telefonate promozionali significa che per molti di loro quelle chiamate sono utili indicazioni per gli acquisti e non fastidiose scocciature da rifiutare a priori e per sempre.

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