Google: sulle ricerche automatiche esclusa la diffamazione

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È una decisione molto interessante quella nella quale il Tribunale di Pinerolo ha affrontato la legittimità del servizio autocomplete/suggest di Google. Si tratta, infatti, di una recente ordinanza depositata il 2 maggio scorso, giudice Reynaud, che ha avuto come protagonista un imprenditore piemontese.

La vicenda è facilmente riassumibile. Un imprenditore piemontese cerca il proprio nome su Google e si accorge che, tra i suggerimenti di ricerca, compaiono le parole “arrestato” e “indagato”. Invia una diffida a Google Inc., chiedendo la rimozione di tale associazione, ritenuta diffamatoria, lesiva della propria reputazione e infondata, attesa l’assenza, nella rete internet, di qualsivoglia informazione relativa al suo coinvolgimento in vicende giudiziarie.

La società americana, però, rifiuta di ottemperare a questa richiesta, precisando che il servizio offerto funziona in maniera automatica, per mezzo di un algoritmo basato sulle ricerche compiute dagli utenti. Pertanto, l’associazione di un nome a determinati termini – per quanto “scomodi” possano essere i termini stessi – dipende unicamente dalle ricerche compiute dagli altri utenti della rete.

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