Giocare ai videogiochi può far male (alla privacy)!

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Giocare ai videogiochi può far male, quantomeno alla privacy dei giocatori!

È quanto sostanzialmente emerge dalla e-mail inviata, alla fine di aprile, a tutti i propri utenti di servizi on-line dalla Sony Computer Entertainment Ltd. (per brevità, d’ora in poi, semplicemente Sony), uno dei maggiori competitor del settore videoludico e casa produttrice della nota console Playstation.

Nell’ultima decade dello scorso mese, infatti, dopo un blocco di tutti i servizi on-line protrattosi per diversi giorni, la totalità degli utenti registrati al “Playstation Network” (e, secondo stime della stessa società, discorriamo di diverse decine di milioni di persone!), ha ricevuto da Sony (data controller per le informazioni personali di “PlayStation Network/Qriocity”) una comunicazione dai toni “inquietanti”.

Secondo Sony, infatti, tra il 17 e il 19 aprile 2011, praticamente tutte le informazioni relative agli account di utenti di servizi “PlayStation Network” (e “Qriocity”) sono state “compromesse” a causa di intrusioni illegali e non autorizzate nel sistema. Per intenderci, Sony è costretta ad ammettere che soggetti non autorizzati hanno avuto accesso ad una serie impressionante di informazioni fornite dagli utenti: nome, indirizzo (città, stato/provincia, codice postale), nazione, indirizzo e-mail, data di nascita, password, login e online ID di PSN/portatile (compresi quelli relativi a eventuali sub-account intestati a familiari). Inoltre, è possibile che anche i dati del profilo di ciascun utente siano stati rilevati, inclusi la cronologia degli acquisti e l’indirizzo di addebito (città, stato/provincia, codice postale). Dulcis in fundo, “nonostante [secondo Sony] non ci sia prova” di tanto, nella e-mail si paventa la possibilità che anche i dati delle carte di credito degli utenti (inclusa la data di scadenza) siano stati violati.

A conclusione del messaggio, nell’apprezzare “pazienza e buona volontà” degli interessati, Sony li invita calorosamente a vigilare sullo stato degli account, nonché a monitorare costantemente i movimenti delle carte di credito: tutto ciò “per protegger[si] contro possibili furti di dati personali o danni finanziari”.

Se per arginare possibili (ulteriori) danni gli utenti sono chiamati a questa “vigilanza in autotutela”, Sony, sempre nel testo della e-mail, assicura l’adozione di una serie di misure precauzionali (postume, purtroppo) volte, chiaramente, non a rimediare al furto di informazioni verificatosi, ma ad evitarne ulteriori in futuro. La società, in particolare, delinea tre fronti d’azione:

  1. Temporanea disattivazione di tutti i servizi on-line;
  2. Assunzione di “una competente agenzia esterna per la sicurezza, per condurre una completa ed estesa indagine su quanto accaduto”;
  3. Tempestiva adozione di “misure per migliorare la sicurezza e rafforzare l’infrastruttura del nostro network, ricostruendo l’intero sistema per fornire una maggiore protezione dei vostri dati personali”.

A fronte di una comunicazione di questo tenore da parte di Sony, v’è da chiedersi: posto che la fuga di informazioni è conclamata e riconosciuta, che la “falla” è estremamente estesa (per tipologia di dati e numero di soggetti coinvolti) e che gli utenti, indipendentemente da possibili impieghi distorti delle identità rubate e dai danni economici connessi alle carte di credito, un pregiudizio l’hanno già indubbiamente subito per la sola circostanza della “fuga di informazioni”, chi pagherà per questi danni?

In particolare, Sony potrà essere chiamata a rispondere (magari tramite diverse class actions) della violazione della privacy subita dai propri utenti di servizi on-line?

Per ora, Sony, nell’annunciare la prossima riattivazione dei servizi “Playstation Network”,  ha deciso di “rimborsare” tutti gli utenti con 30 giorni di abbonamento gratuito al servizio “Playstation Premium Plus” e la possibilità di scaricare contenuti gratuiti dal network.

In Italia, dove ci sarebbero circa un milione e mezzo di individui coinvolti, l’ADOC, a seguito di migliaia di segnalazioni, ha proposto (il 02/05/2011) a Sony Italia di attivare una procedura di conciliazione.

Nei prossimi mesi, dunque, assisteremo con assoluta certezza al proliferare di un amplissimo contenzioso contro Sony nelle diverse parti del globo, con il serio rischio per la società di vedersi costretta a pagare somme esorbitanti per ripianare tutti i danni patiti dagli utenti.

Ora, posta l’assoluta identità della fattispecie ed, in particolare, del pregiudizio subito, sarà interessante valutare il diverso modo di atteggiarsi delle corti chiamate a rispondere alle istanze risarcitorie (individuali o di classe) proposte.

L’entità dei risarcimenti concessi – se e quando concessi – tenderà ad uniformarsi? Oppure assisteremo a forti sperequazioni tra ordinamento ed ordinamento? Ci saranno, probabilmente, realtà giuridiche ove Sony favorirà soluzioni transattive ed altre, invece, ove preferirà affrontare il giudizio. O, ancora, anche in una logica di uniformità di policy societaria, la compagnia adotterà una condotta uniforme nel cercare di rispondere alle richieste risarcitorie degli utenti? 

Insomma, nella pluralità di scenari giudiziari (e non) pure allo stato possibili, è certo che per Sony si preparano mesi particolarmente difficili, con l’esigenza di affrontare anche le ricadute immediate in termini di risposta negativa del mercato al prossimo assorbimento dei prodotti Playstation.

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