Frank La Rue a Firenze per una riflessione su libertà di espressione nel periodo elettorale

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All’indomani delle elezioni europee, che in Italia hanno sollevato una vivace polemica riguardo la visibilità dei diversi schieramenti, soprattutto in termini di esposizione sui media (e specialmente in tv) e alla sostanziale inefficacia della legge sulla par condicio (rilevata sull’”all day” e non per fasce orarie) a Firenze il 13 giugno, il Robert Kennedy Center For Human Rights e il Centro per il Pluralismo e la Libertà nei Media dell’Istituto Universitario Europeo, hanno organizzato una Conferenza su “Libertà di espressione e comunicazione durante i periodi elettorali”. Tenuta dallo Special Rapporteur delle Nazioni Unite per la libertà di opinione ed espressione, Frank La Rue, la kermesse ha rappresentato l’occasione per presentare il recente report redatto da La Rue e stimolare una riflessione su un tema tanto delicato.

Si legge nelle prime pagine del rapporto “La libertà di opinione ed espressione è un pilastro centrale delle società democratiche…. E’ proprio durante i periodi di cambiamento politico che la libertà di espressione è più essenziale, perché assicura che la cittadinanza sia ben informata e quindi libera di esercitare i propri diritti politici e civili.”

La Rue, in una prospettiva più ampia ha insistito molto sul legame che unisce libertà di espressione e democrazia, e su quanto sia importante, per garantire quest’ultima, una informazione diversificata fornita da tutti i media, dalle emittenti locali ai broadcaster, alla stampa nazionale ed internazionale. Ad esclusione del contesto statunitense, ha proseguito, i processi elettorali non vengono essenzialmente decisi da internet. Il media mainstream continua ad essere la televisione nell’80% dei Paesi del mondo, ed è proprio per questo che lo Special Rapporteur ha rimarcato l’importanza della diversità e del pluralismo che i media devono garantire. Ruolo fondamentale viene inoltre svolto dalle Autorità di garanzia, cui è richiesta assoluta indipendenza.

Per quanto riguarda l’hatespeech – ormai fenomeno rappresentativo degli “effetti collaterali” della rete – La Rue ritiene vadano sottolineati e distinti due aspetti, l’uno legato all’omofobia (ha portato come esempio di “worst practice” il caso dell’Uganda, Paese in cui la campagna elettorale è stata connotata da un marcato incitamento all’odio contro l’LGBT), l’altro alla xenofobia contro le minoranze, siano esse etniche, politiche, linguistiche o religiose, espressione di una viscerale paura verso il “diverso”.

Un altro aspetto importante da tutelare, ha proseguito La Rue, è la protezione dei giornalisti, soprattutto in termini di accesso all’informazione. La difesa di una stampa libera è strettamente interrelata alla difesa della democrazia stessa.

Per quanto non esistano criteri condivisi per regolare la comunicazione politica, possono essere identificati alcuni principi cardine, tra i quali in primis la trasparenza, per quanto riguarda l’origine e l’ammontare dei finanziamenti delle campagne elettorali. Stesso discorso vale per le “donazioni”. In una prospettiva più ampia inoltre la trasparenza va intesa anche in termini di trasparenza dell’assetto proprietario dei media, e della percentuale di raccolta pubblicitaria raccolta.

E’ inoltre essenziale che durante il periodo elettorale le agenzie che si occupano di sondaggi mettano in luce la metodologia utilizzata, il campione della popolazione contemplato e verifichino la credibilità delle proprie inferenze.

Grande enfasi è stata infine riposta sul concetto di educazione ed educazione ai media, elementi essenziali per la costruzione di una società più aperta, pluralistica, democratica.

La Rue ha infine concluso annunciando l’apertura della consultazione per il rapporto che riguarda bambini e libertà di espressione, per garantire una maggiore protezione dei minori.

Quelli trattati sono tutti temi spesso dimenticati o rimossi dall’agenda che tende a privilegiare tematiche di maggiore “impatto”. Se da una parte è vero che l’Italia non è, fortunatamente, un regime autoritario, e che quindi non sussistono particolari meccanismi di censura o limitazione alla libertà di espressione, dall’altra riteniamo che una sana riflessione sarebbe comunque auspicabile.

 

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