MediaLaws - Law and Policy of the Media in a Comparative Perspective http://www.medialaws.eu Fri, 26 May 2017 07:06:55 +0000 en-US hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.6.1 Opera biografica e diritto d’autore: il confine tra “biografia romanzata” e biografia “storico-giornalistica”http://www.medialaws.eu/opera-biografica-e-diritto-dautore-il-confine-tra-biografia-romanzata-e-biografia-storico-giornalistica/ http://www.medialaws.eu/opera-biografica-e-diritto-dautore-il-confine-tra-biografia-romanzata-e-biografia-storico-giornalistica/#comments Fri, 26 May 2017 07:06:55 +0000 Matteo Garzya http://www.medialaws.eu/?p=11320 1. Il caso

L’autore di un testo biografico sulla vita di Raimondo Lanza di Trabia, insieme alla sua casa editrice, ha convenuto in giudizio l’autore di un altro testo, riguardante anch’esso la vita del noto principe siciliano. Gli attori lamentavano il plagio da parte del convenuto, scanditosi, a loro detta, nell’indebita ripetizione della medesima struttura narrativa e dei contenuti, nella copiatura di numerosi passaggi e infine nell’introduzione di riproduzioni fotografiche, già precedentemente inserite nel testo dell’attore.

Il convenuto contestava tutte le richieste attoree, negando la tutela autoriale così come invocata dall’attore per mancanza di carattere creativo, dichiarando che le apparenti somiglianze tra le opere litigiose, fossero semplicemente un insieme di informazioni di pubblico dominio e in quanto tali non monopolizzabili; inoltre il convenuto asseriva che l’attore avesse intenzione di trarre beneficio dalla pubblicazione litigiosa presentando la riedizione del proprio libro il giorno successivo alla sua uscita, richiedendo per tali ragioni la condanna per lite temeraria.

Il Tribunale di Milano con sentenza n.1401/2017 del 03/02/2017 ha rigettato le domande sia dell’attore sia del convenuto, compensando le spese di causa. Sono interessanti alcuni passaggi argomentativi della sentenza.

2. La tutela dell’opera

Gli attori qualificano l’opera sottoposta a tutela autoriale come “Biografia Romanzata”. Contrariamente i convenuti negano suddetta tutela, evidenziandone la natura “Storico giornalistica” e, asserendo una mancanza di creatività, identificano lo scritto semplicemente come un coacervo di interviste ed aneddoti riguardanti la vita di un personaggio ben noto, vita che quindi si presume essere appartenente al patrimonio conoscitivo generale.

Secondo la Corte di Cassazione (Cass. 20925/2005) l’opera per essere suscettibile di tutela autoriale non deve essere necessariamente qualificata come “letteraria” nel senso stretto del termine, “purché costituisca una rielaborazione ripresa in modo personale” (se lo scritto è adoperato per la trasmissione di informazioni, come nel nostro caso).

La tutela autoriale, potrebbe allora applicarsi anche a opere di carattere biografico costituite in larga parte da interviste, come nel caso citato, poiché dotate di una creatività che però deve essere ricercata proprio nelle modalità di indirizzamento e organizzazione delle interviste stesse.

È indubbio peraltro che per quanto riguarda l’opera biografica di personaggi noti, i fatti inerenti alla vita dei suddetti, appartengano inevitabilmente al patrimonio comune e quindi non possano essere monopolizzati. La tutela autoriale in questi casi, si concentra sulle scelte stilistiche, tecniche e redazionali adoperate dall’autore, concretanti in questo caso, nell’alternanza di fatti veri a verosimili.

La Corte ha ritenuto di trovarsi dinanzi ad un’attività di elaborazione d’informazioni storiche raccolte da fonti differenti (interviste) che hanno alla base un apporto personale tale da conferirne la creatività necessaria.

3. L’asserito plagio dell’opera biografica

Secondo la parte attrice, l’asserito plagio dell’opera biografica sarebbe rappresentato dai seguenti elementi:

a)           L’utilizzo d’informazioni inerenti la vita del principe, note esclusivamente all’attore poiché raccolte dalle sue interviste.

b)           L’indebita ripresa della struttura che si snoda nella stessa successione delle vicende di vita del protagonista in entrambe le opere, specialmente per quanto concerne la selezione degli eventi e la successione cronologica degli stessi.

c)           La frequente ripetizione di diversi dialoghi e frasi.

d)           L’utilizzo di differenti riproduzioni fotografiche già inserite nell’elaborato attoreo.

Il Tribunale, dopo un’attenta disamina, ha escluso che l’opera litigiosa costituisse il plagio di quella attorea. Nella valutazione di sussistenza del plagio, specialmente per quanto concerne l’opera letteraria, si rivela spesso necessaria una valutazione in termini qualitativi e non quantitativi; rilevante è quindi anche il genere letterario adottato. Nel nostro caso ci troviamo dinanzi ad un testo biografico in cui i criteri di valutazione divengono necessariamente meno stringenti poiché presenti fatti noti al pubblico.

Ciò che quindi rileva in questo caso, non è l’apporto contenutistico, ma formale, che si snoda nell’analisi delle tecniche, della struttura e della narrazione; per di più il convenuto cita tra le proprie fonti il racconto dell’attore, per giunta ringraziandolo. Il convenuto, ha inoltre dimostrato di aver adoperato autonome e personali ricerche per la stesura del libro, mediante il reperimento di documentazione, la visita di luoghi che hanno interessato la vita del protagonista del racconto ed infine con la raccolta di interviste, avvalorando quindi un evidente apporto creativo teso ad escludere il plagio.

Considerando invece la struttura narrativa delle due opere, la Corte ricostruisce un’evidente diversità: l’attore adopera una narrazione frammentata, alternando digressioni storiche a interviste, usufruendo spesso dell’utilizzo della prima persona e interessandosi ad un contesto “cronistico-giornalistico”. Contrariamente, il convenuto pone in essere una versione decisamente più romanzata, prediligendo un’analisi introspettiva e psicologica dei personaggi, caratterizzata inoltre dall’utilizzo della terza persona. Ciò basta a escludere un ipotetico “plagio sostanziale”.

Per quanto riguarda il lamentato “plagio formale”, dovuto dalla ripetizione di circa trenta passaggi (nel nostro caso: spezzoni di frasi e non interi brani), la Corte sottolinea che detti passaggi devono influenzare il nucleo complessivo dell’opera e non risultare marginali rispetto al contesto stesso in cui si inseriscono (per la ripresa di passaggi più considerevoli, il convenuto ha sempre adoperato l’utilizzo delle virgolette).

Infine l’attore non può vantare né i diritti morali né di utilizzazione economica sulle fotografie (in questo caso semplici e non artistiche).

 

 

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Nuove tecnologie e diritti umani: profili di diritto internazionale e di diritto interno – Messina, 26 maggiohttp://www.medialaws.eu/nuove-tecnologie-e-diritti-umani-profili-di-diritto-internazionale-e-di-diritto-interno-messina-26-maggio/ http://www.medialaws.eu/nuove-tecnologie-e-diritti-umani-profili-di-diritto-internazionale-e-di-diritto-interno-messina-26-maggio/#comments Fri, 26 May 2017 06:42:40 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11317 locandina-1-unime

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Facebook and Whatsapp fined for breaching EU law and deceiving consumershttp://www.medialaws.eu/facebook-and-whatsapp-fined-for-breaching-eu-law-and-deceiving-consumers/ http://www.medialaws.eu/facebook-and-whatsapp-fined-for-breaching-eu-law-and-deceiving-consumers/#comments Tue, 23 May 2017 07:55:19 +0000 Davide Guadagnino http://www.medialaws.eu/?p=11313 On 18 May 2017, the European Commission fined €110 million Facebook for providing misleading information during the 2014 takeover of WhatsApp in case COMP/M.7217. Calling it a “proportionate and deterrent fine”, the Commission established that Facebook infringed the procedural obligations laid down by the EU Merger Regulation.

Most notably, this decision follows the 2016 WhatsApp terms of service and privacy update, which included the automatic linking of WhatsApp users’ data with Facebook users’ identities for advertising and marketing purposes. When Facebook notified the acquisition of WhatsApp to the Commission in 2014 under the EU Merger Regulation, which requires undertakings to provide correct information to allow a timely and effective review of the merger process, it ensured an automated matching between Facebook and WhatsApp users could not be established.

However, the Commission’s scrutiny revealed that the technical possibility of matching users’ profiles between the two platforms, which was made effective in 2016 after the terms of use update, already existed in 2014 but had not been communicated to the Commission at the time of the merger.

Although it could impose a fine of up to 1% of the company’s aggregated turnover (it could have amounted to more than €250 million), the European Commission’s assessment was mitigated by Facebook’s cooperation during the investigation proceedings, where the company acknowledged its infringement and convinced the authority to reduce the amount of the penalty. The EU’s competition watchdog concluded that Facebook negligently provided incorrect information, but the gravity of these infringements would not affect the Commission’s clearance decision regarding the WhatsApp acquisition of 2014.

The 2016 WhatsApp terms of use update has also drawn the attention of the Italian Competition Authority (ICA), which on 11 May 2017 has imposed a penalty of €3 million on WhatsApp for infringing consumers’ rights (see ICA decision  PS10601).

First, the company was fined for undermining Article 20 of the Italian Consumer Code, most notably for infringing the ban on unfair business practices. According to the ICA, WhatsApp led users to believe they could use WhatsApp Messenger only if they accepted in full the new terms of use, including the provision of sharing users’ data with its parent company Facebook.

However, those who were already users at the time of the update could partially accept the new terms of use and still be able to use the application, but – according to the ICA – the existence of such an option had not been sufficiently represented.

On 11 May 2017, the ICA concluded a second investigation concerning the unfair nature of some contractual clauses of the WhatsApp terms of use, which were assessed as illicit since they caused a significant imbalance into consumers’ rights and obligations arising from the contract in breach of Article 33 of the Italian Consumers Code (see ICA decision CV154).

These clauses included inter alia a general limitation of WhatsApp liability, as well as the possibility for the company to unilaterally interrupt the service without notice, the right to introduce changes of economic nature to the terms of use without reason and the application of the Law of California.

WhatsApp has now 60 days for filing an appeal against the two ICA decisions before the Administrative Court of Lazio.

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Digital Society: le regole di oggi, il diritto di domani – Roma, 19 maggiohttp://www.medialaws.eu/digital-society-le-regole-di-oggi-il-diritto-di-domani-roma-19-maggio/ http://www.medialaws.eu/digital-society-le-regole-di-oggi-il-diritto-di-domani-roma-19-maggio/#comments Fri, 19 May 2017 07:14:42 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11302 img_6039 img_6040

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Regolazione e concorrenza nei mercati digitali – Milano, 18 maggiohttp://www.medialaws.eu/regolazione-e-concorrenza-nei-mercati-digitali-milano-18-maggio/ http://www.medialaws.eu/regolazione-e-concorrenza-nei-mercati-digitali-milano-18-maggio/#comments Thu, 18 May 2017 05:37:24 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11300 fullsizerender

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La Corte di Giustizia ricostruisce la nozione di comunicazione al pubblico e di diritto di riproduzione nel caso C-527/15 sui dispositivi elettronici che incorporano collegamenti ipertestuali.http://www.medialaws.eu/la-corte-di-giustizia-ricostruisce-la-nozione-di-comunicazione-al-pubblico-e-di-diritto-di-riproduzione-nel-caso-c-52715-sui-dispositivi-elettronici-che-incorporano-collegamenti-ipertestuali/ http://www.medialaws.eu/la-corte-di-giustizia-ricostruisce-la-nozione-di-comunicazione-al-pubblico-e-di-diritto-di-riproduzione-nel-caso-c-52715-sui-dispositivi-elettronici-che-incorporano-collegamenti-ipertestuali/#comments Tue, 16 May 2017 08:10:41 +0000 Francesco Mastroianni http://www.medialaws.eu/?p=11291 1. Introduzione

Con la sentenza C-527/15 la Corte di Giustizia dell’UE ha ricostruito la nozione di comunicazione al pubblico e di diritto di riproduzione, ampliando la sua portata e confermando la sua applicazione alla vendita di dispositivi che consentono l’accesso a contenuti non autorizzati.

Il tema è il regime giuridico dei collegamenti ipertestuali – ossia i link - che permettono di navigare da un sito web ad un altro, e che, come tali, costituiscono elementi indispensabili per il funzionamento di Internet ed, al contempo, possono facilitare la proliferazione delle violazioni dei diritti d’autore sul web. Infatti, come evidenziato dall’AG nelle sue conclusioni depositate l’8 dicembre 2016, è necessario raggiungere “un equilibrio tra il rispetto della proprietà intellettuale e il libero sviluppo della società dell’informazione”.

2. Il contesto normativo

In forza dell’articolo 3 della Direttiva 2001/29/CE (“Direttiva Infosoc”), rubricato <<diritto di comunicazione al pubblico, compreso il diritto di mettere a disposizione del pubblico altri materiali protetti>>, qualsiasi comunicazione di un’opera al pubblico dev’essere autorizzata dal titolare dell’opera.

Inoltre, l’articolo 5, al paragrafo 1 determina un’importante eccezione al diritto di riproduzione di cui all’articolo 2, giacché sono esentati gli “atti di riproduzione temporanea (…) privi di rilievo economico proprio perché sono transitori o accessori, e parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico, eseguiti all’unico scopo di consentire: a) la trasmissione in rete tra terzi con l’intervento di un intermediario o, b) un utilizzo legittimo di un’opera o di altri materiali”.

Ciononostante, continua il paragrafo 5 del suddetto articolo, “le eccezioni e limitazioni di cui ai paragrafi 1, 2, 3 e 4 sono applicate esclusivamente in determinati casi speciali che non siano in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechino ingiustificato pregiudizio agli interessi legittimi del titolare”.

3. Il precedente: la decisione C-160/15

Con la sentenza dell’8 settembre 2016, meglio conosciuta come “GS Media” (C-160/15), il Giudice del rinvio ha chiesto alla Corte di Giustizia di esaminare, in quali circostanze, il fatto di collocare su un sito Internet un collegamento ipertestuale verso opere protette disponibili su un altro sito Internet, senza l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore, costituisce una comunicazione al pubblico ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della Direttiva 2001/29/CE.

La Corte rammenta che la nozione di comunicazione al pubblico consta di due elementi cumulativi, ossia un atto di <<comunicazione>> di un’opera e la comunicazione della stessa ad un <<pubblico>>. [1] Inoltre, precisa la Corte, per valutare l’esistenza della “comunicazione al pubblico” è necessario esaminare i seguenti criteri:

I.            Il ruolo dell’utente e il carattere intenzionale del suo intervento;

II.            La nozione di pubblico, cioè il numero indeterminato dei potenziali destinatari;

III.            Il carattere lucrativo della comunicazione.

4. Il procedimento principale e le questioni pregiudiziali

L’elemento che contraddistingue la presente decisione è dato dal fatto che, nella fattispecie in esame, non sono inseriti collegamenti ipertestuali su un sito web proprio come nella causa GS Media, bensì sono installate componenti aggiuntive (c.d. add-ons) contenenti collegamenti ipertestuali nel lettore multimediale, offerto al pubblico dal Sig. Wullems, con la denominazione commerciale di <<filmspeler>>.

Attraverso il suddetto lettore multimediale – che funge da intermediario tra una fonte d’immagini e/o di segnali audio e uno schermo televisivo – l’utilizzatore finale è ridiretto, mediante link, verso siti web di streaming gestiti da terzi che forniscono libero accesso a opere (film, serie ed eventi sportivi) protette da diritto d’autore.

Ciò premesso, la controversia investe gli articoli 3 e 5 della Direttiva 2001/29/CE; vediamo, quindi, come la Corte di giustizia ha risposto alle questioni pregiudiziali sollevate dal Rechtbank Midden-Nederland.

  •  La comunicazione al pubblico ex art. 3 della direttiva 2001/29/CE

La Corte evidenzia che l’articolo 3 della direttiva InfoSoc non precisa la nozione di <<comunicazione al pubblico>>. Occorre, pertanto, determinare il senso e la portata della disposizione in considerazione degli specifici obiettivi perseguiti dalla direttiva e del contesto in cui la stessa si colloca.[2] Di conseguenza, ai fini della sussistenza del suddetto requisito – in ottemperanza alla giurisprudenza della Corte – è necessario valutare la presente fattispecie alla luce dei tre criteri summenzionati: I) il ruolo dell’utente; II) il carattere lucrativo dell’intervento; III) la nozione di pubblico.

Il primo e il secondo criterio possono essere affrontati simultaneamente. Analizzando i fatti della controversia emerge che il Sig. Wullems, mediante gli add-on installati nel lettore multimediale, fornisce libero accesso a opere protette da diritto d’autore; pertanto, consapevole del fatto che gli add-on contenessero link verso contenuti digitali caricati su Internet – senza autorizzazione dei titolari del diritto o con autorizzazione subordinata alla sottoscrizione di un abbonamento – ha agito con evidente scopo di lucro e con piena cognizione delle conseguenze del suo comportamento. [3] In particolare, secondo l’Avvocato Generale, non sussiste la tesi sostenuta dal Sig. Wullems volta ad evidenziare il carattere neutro e non decisivo del lettore multimediale <<filmspeler>>, poiché si limita a fornire un accesso indiretto a contenuti già reperibili online. La Corte, difatti, si è già espressa in proposito disponendo che, il fatto di mettere a disposizione su un sito Internet dei link  verso opere protette, pubblicate senza alcun limite di accesso su un altro sito, offre un accesso diretto agli utilizzatori. [4] Analogamente, il filmspeler non può essere considerato una <<mera attrezzatura fisica>> ai sensi e agli effetti del considerando 27 della Direttiva InfoSoc, semmai <<una modalità di comunicazione al pubblico di opere protette dal diritto d’autore, precedentemente caricate in modo illegittimo>>. [5] Riprendendo le parole dell’Avv. Gen.: “Ritengo che non vi siano differenze significative tra l’atto di collocare su un sito web collegamenti ipertestuali verso opere protette e l’atto di collocarli in un dispositivo multimediale progettato precisamente per essere utilizzato su Internet. (…) la fornitura di collegamenti verso tali contenuti protetti, la loro messa a disposizione del pubblico costituisce un elemento comune ad entrambi i comportamenti, il cui carattere apparentemente accessorio o ausiliario non può nascondere che si tratta di attività dirette a consentire a chiunque di fruire, semplicemente attivando il collegamento ipertestuale, delle opere protette”. [6]

Per quanto riguarda il terzo criterio (i.e. la nozione di pubblico), per costante giurisprudenza della Corte di Giustizia, è necessario che la comunicazione sia compiuta con una determinata tecnica diversa da quelle utilizzate fino a quel momento o, in mancanza, che la diffusione abbia luogo presso un <<pubblico nuovo>>, cioè i destinatari non presi in considerazione nel momento in cui è stato manifestato il consenso alla diffusione da parte dei titolari dei diritti. [7] A parere dell’AG, la tecnica utilizzata nel lettore multimediale <<filmspeler>> non presenta alcun elemento innovativo, semmai costituisce “un’aggregazione di elementi esistenti”; inoltre, mediante la preselezione dei siti web che consentono la visione gratuita dei contenuti digitali, il lettore multimediale amplia il perimetro e la cerchia dei potenziali destinatari assicurando, così, un agevole accesso anche ad utenti poco esperti. È da notare, a tal proposito, che il lettore multimediale è stato acquistato da un numero considerevole di persone che possono accedere in modo contestuale alle opere mediante streaming; pertanto, la <<comunicazione>> riguarda tutti i potenziali acquirenti del lettore multimediale che dispongono di una connessione Internet, ossia un numero indeterminato e considerevole di potenziali destinatari. Né consegue che le opere sono effettivamente comunicate ad un <<pubblico>> ai sensi dell’articolo 3 della direttiva InfoSoc.

  • L’utilizzo legittimo ex art. 5 della Direttiva 2001/29/CE

 Con la presente questione pregiudiziale, il Giudice del rinvio intende sapere se la condotta dell’utilizzatore finale – ossia la riproduzione temporanea mediante streaming di un’opera protetta – possa beneficiare della tutela offerta dall’articolo 5, paragrafi 1 e 5, della Direttiva InfoSoc.

La Corte, innanzitutto, rileva che per usufruire della deroga è necessario che l’atto soddisfi cinque requisiti, ossia dev’essere: I) temporaneo, II) transitorio o accessorio, III) parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico IV) eseguito all’unico scopo di consentire la trasmissione in rete tra terzi con l’intervento di un intermediario o un utilizzo legittimo di un’opera o di altri materiali, V) privo di rilievo economico. Peraltro, per costante giurisprudenza, i suddetti requisiti hanno carattere cumulativo – la mancata osservanza di uno solo di essi comporta l’esclusione della deroga – ed inoltre, in ottemperanza del paragrafo 5 del suddetto articolo, l’esenzione è applicata esclusivamente in determinati <<casi speciali>> che non siano in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechino ingiustificato pregiudizio agli interessi legittimi dei titolari del diritto. Come evidenziato dall’AG, in siffatta ipotesi, non si può parlare di utilizzo legittimo poiché l’utilizzatore finale accede a contenuti digitali la cui diffusione è stata vietata o limitata dai titolari del diritto – si tratta, quindi, di un illecito utilizzo – di conseguenza la mancanza di questo requisito rende superfluo l’accertamento degli altri criteri sanciti dall’articolo 5, paragrafo 5, della Direttiva InfoSoc. [8] Ciononostante, non ricorre neppure il criterio dei meri <<casi speciali>>, giacché il dispositivo commercializzato dal Sig. Wullems dà luogo a un numero illimitato di download di contenuti digitali senza il consenso dei titolari dei diritti – il diritto di riproduzione dei contenuti digitali è stato concesso esclusivamente dietro abbonamento o formula analoga – e la simultanea visualizzazione in streaming, senza un corrispettivo, implica una riduzione delle transazioni legali e del numero di abbonati, cui consegue – a sua volta – un <<pregiudizio al normale sfruttamento delle opere>> e una lesione ingiustificata degli <<interessi legittimi del titolare del diritto d’autore>>.

  • La soluzione delle questioni pregiudiziali

 Alla luce di queste considerazioni, la Corte di Giustizia dell’UE risponde alle questioni pregiudiziali sollevate dal Rechtbank Midden-Nederland con la seguente formulazione:

1)    La nozione di <<comunicazione al pubblico>>, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, deve essere interpretata nel senso che essa ricomprende la vendita di un lettore multimediale, come quello di cui al procedimento principale, nel quale sono state preinstallate estensioni, disponibili su Internet, contenenti collegamenti ipertestuali a siti web liberamente accessibili al pubblico sui quali sono state messe a disposizione del pubblico opere tutelate dal diritto d’autore senza l’autorizzazione dei titolari di tale diritto.

2)    Le disposizioni dell’articolo 5, paragrafi 1 e 5, della direttiva 2001/29 devono essere interpretate nel senso che atti di riproduzione temporanea, su un lettore multimediale come quello di cui al procedimento principale, di un’opera tutelata dal diritto d’autore ottenuta via streaming su un sito web appartenente a un terzo che offre tale opera senza l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore non soddisfano i requisiti indicati nelle menzionate disposizioni.

 

 

 1)       V. sentenze del 13 febbraio 2014, Svensson e a., C-466/12; del 19 novembre 2015, SBS Belgium, C-325/14; nonché C-117/15 Reha Training, del 31 maggio 2016.

2)       Dal combinato disposto dei considerando 9 e 10 della direttiva 2001/29 emerge che l’obiettivo principale è la realizzazione di un elevato livello di protezione a favore degli autori, consentendo ai medesimi di ottehere un adeguato compenso per l’utilizzo delle loro opere.

3)       Ciò risulta, in particolare, dagli annunci pubblicitari con i quali il Sig. Wullems ha promosso il lettore multimediale <<filmspeler>>. Di conseguenza, l’offerta del suddetto lettore multimediale è stata realizzata allo scopo di trarne profitto, giacché l’utilità realizzata dal consumatore finale consiste nell’accesso diretto alle opere protette disponibili su siti Internet senza l’autorizzazione dei titolari del diritto d’autore.

4)       V. Svensson e a., C-466/12; BestWater International C-348/13; GS Media C-160/15.

5)       Considerando 27 della direttiva 2001/29/CE: “la mera fornitura di attrezzature fisiche atte a rendere possibile o ad effettuare una comunicazione non costituisce un atto di comunicazione al pubblico ai sensi della presente direttiva”.

6)       Paragrafo 51 delle sue conclusioni.

7)       Per costante giurisprudenza il requisito del pubblico nuovo deve ricorrere solo se la comunicazione dell’opera protetta non è effettuata con una tecnica specifica, diversa da quelle utilizzate fin ad allora. V. Ordinanza del 21 ottobre 2014, BestWater International (C-348/13).

8)       A tal fine il Sig. Wullems ricorda che lo <<streaming è un atto temporaneo, transitorio e accessorio, che forma parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnico. (…) Nello stesso ordine di idee, la vendita del dispositivo non fornisce un accesso diretto, bensì indiretto, ai contenuti digitali, di modo che il collegamento tra il lettore multimediale e la messa a disposizione del pubblico delle opere è tenue, in quanto parte di una catena di trasmissione più ampia>>. Tuttavia, a parere dell’Avv. Gen., con una simile modalità di riproduzione, <<la copia del file è sostituita dal download nel buffer dell’utente, quest’ultimo consuma il prodotto in parallelo con la sua visualizzazione. (…) Si potrebbe sostenere che siffatta riproduzione, pur non essendo fissata su uno specifico supporto informatico e apparendo solo sullo schermo, ha una durata eccessiva per poter essere qualificata transitoria>>.

 

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Applying the Charter of Fundamenta Rights of the European Union – Bucharest, 15-16 Mayhttp://www.medialaws.eu/applying-the-charter-of-fundamenta-rights-of-the-european-union-bucharest-15-16-may/ http://www.medialaws.eu/applying-the-charter-of-fundamenta-rights-of-the-european-union-bucharest-15-16-may/#comments Sun, 14 May 2017 12:53:04 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11286 image1image2 image3

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Hard Brexit – Milan, 11 Mayhttp://www.medialaws.eu/hard-brexit-milan-11-may/ http://www.medialaws.eu/hard-brexit-milan-11-may/#comments Thu, 11 May 2017 06:22:23 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11284 img_2721

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Sequestrati in Italia alcuni modelli di smartphone e tablet Samsung: il problema dell’enforcement dei brevetti non standard essentialhttp://www.medialaws.eu/sequestrati-in-italia-alcuni-modelli-di-smartphone-e-tablet-samsung-il-problema-dellenforcement-dei-brevetti-non-standard-essential/ http://www.medialaws.eu/sequestrati-in-italia-alcuni-modelli-di-smartphone-e-tablet-samsung-il-problema-dellenforcement-dei-brevetti-non-standard-essential/#comments Tue, 09 May 2017 06:30:52 +0000 Alessia Vinazzani http://www.medialaws.eu/?p=11277 1.       I fatti

Dopo l’infinita guerra sui brevetti contro il colosso statunitense Apple, questa volta Samsung si trova ad affrontare le accuse di un’azienda italiana, la Edico S.r.l. (di seguito “Edico”). Edico è un’azienda, parte del gruppo Sisvel, che opera nel campo dell’innovazione tecnologica e dell’elettronica di consumo (ad esempio dvd players, digital video recorder e set-top-boxes). A differenza di Apple, Edico non ha nulla a che fare con il settore della distribuzione e realizzazione di smartphone o tablet. Il core business di quest’azienda si concentra soprattutto sull’esame dei trend tecnologici ed in particolare sulla valorizzazione dei diritti di proprietà industriale e intellettuale, come ad esempio i brevetti.

Al centro della vicenda che vede coinvolte, da un lato, Samsung Italia e dall’altro lato Edico è la presunta violazione di un brevetto europeo (non standard essential) entrato recentemente nel portafoglio brevetti di Edico e Sisvel.

Edico ha infatti chiesto al Tribunale di Vicenza di disporre il sequestro di alcuni smartphone e tablet di proprietà di Samsung. Secondo Edico l’illegittimo utilizzo da parte di Samsung del suddetto brevetto le avrebbe causato danni per oltre 60 milioni di euro in Europa e 10 milioni di euro in Italia.

Il Tribunale di Vicenza al fine di effettuare una perizia che consenta di stabilire con certezza l’eventuale sussistenza della contraffazione ha accolto la richiesta di Edico e ha disposto il sequestro dei dispositivi. In particolare dal Decreto di perquisizione emesso dal Tribunale di Vicenza si evince che Edico ha denunciato:

(i)                per violazione del suo brevetto direttamente il CEO di Samsung Electronics Mondo, ovvero Kwon Oh-Hyun; e

(ii)              per responsabilità amministrativa ex D.lgs. 231/2001 Samsung Electronics Coporation e Samsung Electronics Italia (di seguito, collettivamente, “Samsung”).

La presunta violazione brevettuale coinvolgerebbe circa 21 modelli, tra smartphone e tablet, tutti di ultimissima generazione. La Guardia di Finanza di Vicenza ha infatti sequestrato 3.000 dispositivi in oltre 25 punti vendita del comune. La maggior parte dei dispositivi è poi tornata nelle mani dei punti vendita, restando alla Procura solo alcuni esemplari necessari alle verifiche. Ovviamente, sono stati sottoposti a sequestro anche tutti i documenti attestanti la provenienza, le modalità di immissione in commercio e l’effettiva titolarità dei beni sequestrati.

Il sequestro, in quanto di carattere preventivo, non implica in alcun modo il divieto di vendita dei dispositivi Samsung, infatti a tale sequestro seguirà un esame da parte del Tribunale di Vicenza volto a definire se sussista o meno un’ipotesi di violazione brevettuale.

2.      Il brevetto

Il prodotto dell’ingegno al centro della vicenda è il brevetto europeo EP0895693 B1 (di seguito il “Brevetto”), registrato dall’ingegnere tedesco Klaus G. Göken nel 1997. Oggetto del Brevetto è un modo per visualizzare informazioni sullo schermo, in particolare si tratta di un “sistema che consente all’utente di visualizzare un valore su uno schermo che può cambiare colore e forma nel caso in cui cambi il parametro associato”. Di conseguenza qualsiasi indicatore di livello che cambia colore oppure forma potrebbe dunque essere protetto dal Brevetto.

Nel 1997, quando Klaus G. Göken ideò questo brevetto pensava esclusivamente al suo possibile utilizzo nel mondo delle televisioni. Oggi, rispetto ad allora, la situazione è molto cambiata; oltre le televisioni ci sono computer, cellulari, tablet e molte altre tecnologie che potrebbero di fatto utilizzare il Brevetto.

Occorre precisare inoltre che come ogni brevetto anche EP0895693 B1 ha una data di scadenza. I brevetti hanno una durata di 20 anni dalla registrazione, e dunque il Brevetto essendo stato registrato il 24 aprile del 1997 è scaduto il 24 aprile 2017.

3.      Alcune considerazioni

Dal Decreto di perquisizione emesso dal Tribunale di Vicenza emergono due importanti elementi:

(i)                La descrizione del Brevetto; mentre come suddetto, nella documentazione della registrazione si evince che il Brevetto ha ad oggetto un “sistema che consente all’utente di visualizzare un valore su uno schermo che può cambiare colore e forma nel caso in cui cambi il parametro associato”, il Pubblico Ministero lo definisce come “un sistema che consente all’utente di poter visualizzare sul proprio device, una volta collegati cuffie o auricolari, una barra del volume che muta colore in ragione della potenziale pericolosità per l’udito del volume raggiunto”. Si tratta infatti di una descrizione diversa in quanto nel modello originale del Brevetto non viene rilevato l’utilizzo di cuffie o auricolari e neppure la potenziale pericolosità dell’audio per l’udito;

(ii)              I sistemi operativi; secondo Edico, il Brevetto è stato utilizzato nei sistemi operativi denominati “Lollipop” e “Marshmallow”. I predetti sistemi operativi sono però di proprietà di Google non di Samsung. Ciò implica due importanti conseguenze:

  • sarebbe stata dunque Google a violare il Brevetto;
  • tutti gli smartphone Android in commercio con i sistemi operativi “Lollipop” e “Marshmallow” starebbero violando il Brevetto.

Tutte considerazioni su cui il perito nominato dal Tribunale di Vicenza porrà la propria attenzione al fine di capire se il Brevetto è valido e se di fatto Samsung è responsabile della violazione.

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Second-Hand Markets for Digital Copies. An EU copyright chimera? – Milan, 4 Mayhttp://www.medialaws.eu/second-hand-markets-for-digital-copies-an-eu-copyright-chimera-milan-4-may/ http://www.medialaws.eu/second-hand-markets-for-digital-copies-an-eu-copyright-chimera-milan-4-may/#comments Thu, 04 May 2017 18:58:32 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11274 download-2

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Fake news e allarme sociale: responsabilità, non censura – Milano, 5 maggiohttp://www.medialaws.eu/fake-news-e-allarme-sociale-responsabilita-non-censura-milano-5-maggio/ http://www.medialaws.eu/fake-news-e-allarme-sociale-responsabilita-non-censura-milano-5-maggio/#comments Thu, 04 May 2017 08:52:15 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11265 fake-news-programma_pagina_1 fake-news-programma_pagina_2 fake-news-programma_pagina_3 fake-news-programma_pagina_4

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Corte di Giustizia: ampiezza del ricorso alle informazioni sull’origine e sulle reti di distribuzione di merci/servizi suscettibili di costituire violazione di un diritto di proprietà intellettualehttp://www.medialaws.eu/corte-di-giustizia-ampiezza-del-ricorso-alle-informazioni-sullorigine-e-sulle-reti-di-distribuzione-di-merciservizi-suscettibili-di-costituire-violazione-di-un-diritto-di-proprieta-intellet/ http://www.medialaws.eu/corte-di-giustizia-ampiezza-del-ricorso-alle-informazioni-sullorigine-e-sulle-reti-di-distribuzione-di-merciservizi-suscettibili-di-costituire-violazione-di-un-diritto-di-proprieta-intellet/#comments Wed, 03 May 2017 06:16:21 +0000 Alessia Di Mauro http://www.medialaws.eu/?p=11259 1. Introduzione

Con la sentenza del 18 gennaio 2017 (C-472/15) la Corte di Giustizia si è pronunciata in via pregiudiziale sulla domanda proposta dai giudici della Suprema Corte della Repubblica Ceca, relativa all’interpretazione dell’art. 8, paragrafo 1, della direttiva 2004/08/CE [1], riguardante (l’ampiezza del) diritto d’informazione nell’ambito della tutela della proprietà intellettuale.

La Corte di Giustizia ha statuito che “L’articolo 8, paragrafo 1, della direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, deve essere interpretato nel senso che esso si applica ad una situazione nella quale, dopo la conclusione definitiva di un procedimento con cui è stata dichiarata sussistente una violazione del diritto di proprietà intellettuale, la parte attrice richieda, in un procedimento separato, informazioni sull’origine delle reti di distribuzione di merci o di servizi con cui è violato tale diritto[2]”.

 Nella sua decisione la Corte ha preso in considerazione le seguenti previsioni:

(1) Considerando 10 e Articoli 8 e 9 della Direttiva 2004/48/CE (“Direttiva Enforcement”)

-       L’obiettivo della direttiva è armonizzare le legislazioni degli stati membri in materia di proprietà intellettuale al fine di garantire un livello “equivalente e omogeneo di protezione della proprietà intellettuale”;

-       a richiesta del titolare del diritto di proprietà intellettuale le autorità giudiziarie possono ordinare a qualsiasi soggetto coinvolto di fornire le informazioni sull’origine e sulle reti di distribuzione di merci/servizi suscettibili di costituire violazione del suddetto diritto, qualora il soggetto: (i) sia stato trovato in possesso di merci oggetto di violazione di un diritto su scala commerciale; (ii) sia stato sorpreso a utilizzare servizi oggetto di violazione di un diritto su scala commerciale, (iii) sia stata sorpresa a fornire su scala commerciale servizi utilizzati in attività di violazione di un diritto; (iv) sia stata segnalata come implicato nella produzione, fabbricazione o distribuzione di tali merci o nella fornitura di tali servizi;

-       le autorità giudiziarie possono emettere, su richiesta dell’attore, nei confronti del presunto autore della violazione, un’ingiunzione interlocutoria volta a (i) prevenire la violazione di un diritto di proprietà intellettuale, (ii) inibire il proseguimento della violazione di un diritto di proprietà intellettuale, (iii) costituire garanzie finalizzate ad assicurare il risarcimento del titolare del diritto.

(2) Articolo 3, paragrafo 1 del zàkon c. 221/2006 (i.e. la normativa nazionale ceca rilevante)

-       prevede la possibilità di far valere il diritto di ricevere informazioni relative ad una violazione mediante richiesta al giudice nel procedimento riguardante la violazione del diritto, salvo la possibilità di rigetto da parte del giudice nel caso in cui non vi sia una gravità delle minacce o delle violazioni del diritto.

2. La fattispecie

La società New Wave CZ, a.s. (di seguito “New Wave”) ha instaurato un procedimento nei confronti della società Alltoys spol. s.r. (di seguito “Alltoys”) che aveva utilizzato nell’ambito della propria attività commerciale il marchio “MegaBabe” (di seguito il “Marchio”) di proprietà della New Wave, senza il suo consenso. Il Giudice nazionale ceco ha accertato la violazione del diritto di proprietà intellettuale da parte della Alltoys.

Successivamente, a conclusione di tale procedimento relativo all’accertamento della contraffazione del Marchio, la New Wave ha presentato altra istanza allo scopo di richiedere le informazioni relative all’origine e ai canali di distribuzione dei prodotti riportanti il Marchio oggetto della violazione. Tale istanza è stata rigettata dal Giudice adito, il quale ha ritenuto non applicabile la disciplina nazionale ceca in tema di diritto d’informazione, poiché la richiesta di informazioni è stata presentata ad un Giudice differente da quello a cui si è richiesto l’accertamento della violazione del diritto sul Marchio.

La New Wave ha proposto appello nei confronti di tale rigetto, il cui esito ha ribaltato quello di primo grado ordinando alla Alltoys di comunicare alla titolare del diritto le informazioni da questa richieste. Il Giudice di secondo grado ha interpretato l’Art. 3 della legge ceca sull’esercizio dei diritti di proprietà industriale alla luce del contenuto della norma dell’Art. 8 della Direttiva Enforcement ritenendo che “un procedimento relativo alla fornitura di informazioni che non sono comunicate volontariamente è un procedimento riguardante una violazione di un diritto”.

Adita la Corte Suprema della Repubblica Ceca, i Giudici hanno rilevato che stante il recepimento della legge nazionale della Direttiva Enforcement, sussistono delle “divergenze” tra le due normative, nazionale e comunitaria. Tale divergenza si rinviene nel dato letterale: da un lato l’Art. 3 della legge nazionale ceca n. 221/2006 prevede la possibilità di ottenere informazioni proponendo una domanda “nel procedimento riguardante la violazione del diritto”, dall’altro l’Art. 8, prf. 1, della Direttiva Enforcement (nella sua versione in lingua ceca) è previsto l’obbligo per gli Stati membri di garantire la possibilità di ottenere informazioni “in relazione a un procedimento riguardante la violazione di un diritto di proprietà intellettuale[3].

La Corte Suprema ceca ha rinviato allora alla Corte di Giustizia la questione pregiudiziale relativa all’interpretazione dell’Art. 8 della Direttiva Enforcement, chiedendo se tale articolo debba essere interpretato nel senso che si applica ad una situazione in cui, dopo la conclusione definitiva del procedimento con cui è stata dichiarata sussistente una violazione del diritto di proprietà intellettuale, la parte attrice richieda, in un procedimento separato, informazioni sull’origine e le reti di distribuzione delle merci o dei servizi con cui è violato tale diritto.

3. La decisione della Corte di Giustizia

La Corte di Giustizia, interrogata in via pregiudiziale, ha ritenuto che il concetto di diritto d’informazione ai sensi dell’Articolo 8 della Direttiva Enforcement includa il diritto di ottenere informazioni in altro procedimento separato a fronte della conclusione di un procedimento principale che abbia dichiarato sussistente una violazione della proprietà intellettuale. In particolare, il ragionamento della Corte muove i passi da alcune considerazioni essenziali:

(a) il contesto europeo e la necessità di garantire un alto livello di protezione;

(b) il “problema della lingua” e il dato letterale;

(c) la tutela (effettiva) della proprietà intellettuale quale diritto fondamentale;

(a) Secondo la Corte uno degli obiettivi del diritto comunitario è quello di individuare dei paletti che rappresentino un comune denominatore tra gli Stati membri. Ai fini dell’interpretazione di una norma di diritto comunitario si deve tener conto non soltanto del dato letterale, ma anche del contesto all’interno del quale è inserita una norma e degli obiettivi che la norma intende perseguire. Il considerando 10 della Direttiva Enforcement è faro d’interpretazione, poiché l’obiettivo della Direttiva Enforcement è quello di ravvicinare le legislazioni degli Stati membri, per assicurare effettività della tutela e presenza dei mezzi mediante i quali attuarla e per garantire un elevato ed omogeneo livello di tutela in materia di diritti di proprietà intellettuale in tutti gli Stati membri

(b) La Corte rileva come l’Articolo 8 della Direttiva Enforcement abbia una portata differente in base alla traduzione linguistica considerata. Infatti, alcune versioni, come quella lingua francese («dans le cadre d’une action»), utilizzano espressioni che potrebbero essere interpretate come aventi un ambito di applicazione più ristretto rispetto a quelle impiegate in altre versioni linguistiche, come ad esempio le versioni in lingua ceca e inglese («in the context of proceedings»). Inoltre, è corretto quanto rilevato dalla Commissione europea nelle sue osservazioni presentate alla Corte: in nessuna versione risulta che l’attore debba far valere il diritto d’informazione nell’ambito di un unico procedimento diretto alla constatazione di una violazione di un diritto di proprietà intellettuale.

Oltre a questo indice letterale, la Corte si sofferma anche sul requisito soggettivo per attuare la tutela; soggetto destinatario dell’obbligo di fornire informazioni non è esclusivamente il soggetto che ha commesso la violazione del diritto di proprietà intellettuale, ma anche “ogni altra persona” indicata alle lettere da a) a d) dell’Art. 8, prf. 1 della Direttiva Enforcement e la Direttiva non specifica se anche questi soggetti debbano essere coinvolti nel procedimento volto all’accertamento della contraffazione.

(c) La Corte sottolinea inoltre che il diritto d’informazione previsto all’Articolo 8 della Direttiva Enforcement sia espressione di un più ampio diritto, quello in base al quale ogni individuo ha diritto a un ricorso effettivo alla tutela giurisdizionale (Art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea), diritto declinato all’Art. 17, prf. 2, della medesima Carta dei diritti anche con riferimento alla tutela della proprietà intellettuale.

 

4. Considerazioni

Non sono una novità le difficoltà connesse al multilinguismo dell’Unione europea e alle conseguenze (non solo) giuridiche che ne derivano. Da sempre il ruolo della Corte di Giustizia è stato di primaria importanza per dirimere tali criticità e fornire delle linee guida interpretative. Nel caso di specie è emerso come il raffronto tra diversi testi – rectius la traduzione degli atti legislativi comunitari, possa evidenziare diversità o conflitti interpretativi delle norme che possano poi minare la certezza del diritto.  I passaggi più importanti della sentenza che hanno portato alla decisione della Corte di Giustizia, ampiamente condivisibile in base al ragionamento logico-giuridico effettuato, ricalcano l’orientamento costante della giurisprudenza nel considerare, ai fini di una corretta interpretazione, l’obiettivo della normativa in questione, il dato letterale sì ma tenendo conto del contesto all’interno del quale si pone.


[1] Direttiva 2004/08/CE del Parlamento e del Consiglio, del 29 aprile 2004 sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, G.U. 30.04.2004, L 157, pag. 45

[2] Massima redazionale, 2017, Corte giustizia Unione Europea Sez. IX, 18­01­2017, n. 427/15 NEW WAVE CZ a.s. c ALLTOYS spol s.r.o

[3] Il giudice rileva altresì differenze tra le varie versioni linguistiche della direttiva 2004/48

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La competizione si divide, dunque, in tre aree, riservate rispettivamente a studenti, professionisti under 30 e studi legali.

Per partecipare alle prime due aree, studenti e giovani professionisti dovranno compilare l’apposito modulo che potrete trovare nella sezione “ISCRIZIONI” del sito www.elsa-italy.org , selezionando la categoria prescelta. Alla chiusura delle iscrizioni, saranno rese note le tracce per ciascuna categoria tematica, sulla quale andrà redatto il saggio da trasmettere entro la deadline prevista.

Con riguardo la terza area, invece, gli studi legali dovranno candidarsi compilando il rispettivo modulo, anch’esso reperibile in “ISCRIZIONI” nel sito www.elsa-italy.org, autocertificando i dati richiesti.

La gara avrà ad oggetto la redazione di un saggio giuridico su varie tracce di diritto divise per categorie tematiche da trasmettere entro il termine che sarà indicato Successivamente.

La cerimonia conclusiva della competizione, a cui saranno invitati con congruo preavviso i vincitori, si terrà fra maggio e giugno all’Hotel dei Cavalieri di Milano, sede della premiazione.

I saggi giuridici saranno infine pubblicati in un apposito volume.

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