MediaLaws - Law and Policy of the Media in a Comparative Perspective http://www.medialaws.eu Wed, 22 Feb 2017 07:55:23 +0000 en-US hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.6.1 Corte di Giustizia: semaforo verde per il prestito digitale (ma resta il semaforo rosso per il noleggio digitale)http://www.medialaws.eu/corte-di-giustizia-semaforo-verde-per-il-prestito-digitale-ma-resta-il-semaforo-rosso-per-il-noleggio-digitale/ http://www.medialaws.eu/corte-di-giustizia-semaforo-verde-per-il-prestito-digitale-ma-resta-il-semaforo-rosso-per-il-noleggio-digitale/#comments Wed, 22 Feb 2017 07:55:23 +0000 Francesco Mastroianni http://www.medialaws.eu/?p=11086 1. Introduzione

Con la sentenza del 10 novembre 2016 (causa C-174/15) la Corte di Giustizia ha affrontato il tema del regime giuridico del prestito digitale (in particolare con riferimento al prestito di libri da parte di biblioteche pubbliche), per verificare se, nel rispetto di determinate condizioni, il prestito digitale possa essere equiparato al prestito di un libro tradizionale.

Dal combinato disposto dell’articolo 4 della direttiva 2001/29/CE[1] e dell’articolo 6 della direttiva 2006/115/CE[2] risulta che:

  • L’autore dell’opera gode del diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi forma di distribuzione al pubblico delle stesse o di copie di esse, attraverso la vendita o in altro modo;
  • Ciò nonostante, riguardo al diritto di prestito da parte d’istituzioni pubbliche, vige un’eccezione secondo la la quale gli Stati membri, al fine di promuovere l’interesse culturale della società, possono derogare al summenzionato diritto esclusivo a condizione che gli autori ricevano un’equa remunerazione.

 

2. Il quadro giuridico olandese. 

In Olanda, come in altre realtà Europee, da diverso tempo si discute sulle sorti giuridiche del prestito digitale da parte delle biblioteche. La legge olandese sul diritto d’autore (Auteurswet, del 23 settembre del 1912) – in ottemperanza alle summenzionate direttive europee – definisce il “prestito” come <<la cessione in uso per un periodo limitato di tempo ma non ai fini di un beneficio economico o commerciale diretto o indiretto, quando il prestito viene effettuato da istituzioni aperte al pubblico>> (art. 12) e, parimenti, sancisce che nel caso in cui il prestito sia eseguito da istituzioni aperte al pubblico, non sussiste violazione del diritto d’autore qualora sia corrisposta, da chi compie o fa eseguire il prestito, <<un’equa remunerazione>> all’autore (art. 15). In base al regime attuale, il progetto di legge elaborato dal governo olandese stabilisce che il prestito di copie di libri in formato digitale non rientra nel diritto esclusivo di prestito ai sensi delle disposizioni che recepiscono le direttive europee. L’istituto, quindi, non può beneficiare della deroga ex art. 6 della direttiva 2006/115/CE.

L’associazione che rappresenta gli interessi delle biblioteche pubbliche, denominata VOB (acronimo di Vareniging Openbare Bibliotheken), nel contesto di una controversia con la Stichting (fondazione incaricata della riscossione delle remunerazioni dovute per i prestiti) ha presentato un ricorso volto a ottenere una pronuncia con la quale si accerti che il prestito digitale da parte delle bilbioteche pubbliche rientri nello stesso regime di eccezione già previsto dall’Auteurswet per il prestito di copie cartacee.

In base alle argomentazioni suddette, quindi, il Rechtbank Den Haag (Tribunale dell’Aia, Paesi Bassi) con domanda di pronuncia pregiudiziale – ex art. 267 TFUE – ha chiesto alla Corte di Giustizia se l’istituto del prestito di copie di libri in formato digitale ricade nel campo di applicazione della direttiva 2006/115/CE, focalizzando la sua attenzione sui libri elettronici (e-book) organizzati secondo il modello one copy, one user. Si tratta di un modello secondo il quale il prestito è realizzato mediante caricamento sul server di una biblioteca pubblica, in modo da consentire all’utente di riprodurne una copia scaricandola sul proprio computer; fermo restando che durante il periodo di prestito può essere scaricata una sola copia e che, alla scadenza di tale periodo, la copia precedentemente scaricata non può più essere utilizzata dal medesimo utente.

 

3. La decisione della Corte.

La Corte di Giustizia, interrogata in via pregiudiziale, ha analizzato la disciplina e ha ritenuto che la nozione di prestito ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, l’articolo 2, paragrafo 1, lettera b), e dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2006/115/CE include il prestito di copie di opere in formato elettronico. In particolare, il ragionamento offerto dalla Corte muove i passi da alcune considerazioni essenziali:

a)    L’analisi delle nozioni di “copie” e “oggetti” nella direttiva 2006/115/CE

b)    La necessità di garantire un alto livello di protezione

c)     Le caratteristiche proprie del prestito dell’opera cartacea e digitale

d)    il contributo dell’eccezione alla promozione culturale

e)     I corollari della pronuncia

 

a) L’analisi delle nozioni di “copie” e “oggetti” nella direttiva 2006/115/CE

In ordine al primo profilo, la Corte valuta, in sostanza, se nel dettato dell’articolo 1, paragrafo 1, e dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2006/115/CE rispettivamente alle nozioni di <<copie di opere>> e <<cessioni di uso di oggetti>>, possa esser compreso l’istituto del prestito di copie di opere in formato digitale. La Corte, tuttavia, rammenta che le summenzionate nozioni devono essere interpretate alla luce delle Dichiarazioni concordate allegate al Trattato OMPI, laddove emerge che per <<opere originali o copia delle stesse>>, in quanto oggetto del diritto di noleggio di cui all’articolo 7, si intendono esclusivamente le <<copie fissate su un supporto materiale, che possono essere immesse in commercio come oggetti tangibili>>.[3] Pertanto, sono esclusi dal diritto di noleggio gli oggetti intangibili nonché le copie non fissate su un supporto materiale, quali le copie digitali. Tuttavia, sebbene la direttiva 2006/115/CE disciplini congiuntamente gli istituti del noleggio e del prestito, ciò non determina che i due istituti siano destinatari  della medesima interpretazione. Di conseguenza, in base alle argomentazioni suddette, né il Trattato OMPI né la Dichiarazione concordata allegata al Trattato ostano a che la nozione di prestito comprenda il formato digitale. A parere della Corte, quindi, non sussiste nessun motivo decisivo che consente di escludere il prestito di copie di opere digitali dall’ambito di applicazione della direttiva 2006/115/CE.

b) La necessità di garantire un alto livello di protezione

A tal proposito, la Corte ricorda che il considerando 4 della direttiva 2006/115/CE sancisce che la protezione del diritto d’autore “deve adeguarsi ai nuovi sviluppi economici, quali le nuove forme di utilizzazione economica“, così come le copie di opere in formato digitale. Inoltre, in ottemperanza al principio generale contenuto nel considerando 9 della direttiva 2001/29/CE “ogni armonizzazione del diritto d’autore e dei diritti connessi dovrebbe prendere le mosse da un alto livello di protezione, dal momento che tali diritti sono essenziali per creazione intellettuale“. Ne consegue, a parere della Corte, che escludere dall’ambito di applicazione della direttiva 2006/115/CE il prestito di libri in formato digitale, configura una violazione del summenzionato principio generale.

c) Le caratteristiche proprie del prestito dell’opera cartacea e digitale

A tal riguardo, la Corte evidenzia un ulteriore elemento da non trascurare; sia il prestito di un libro tradizionale sia di un libro digitale soddisfano i criteri essenziali dell’istituto, ossia l’utilizzo limitato nel tempo e la fruibilità di una sola copia con la conseguenza che, alla scadenza del periodo di prestito, la medesima copia diviene automaticamente inutilizzabile e, di conseguenza, può essere oggetto di un nuovo prestito. Utilizzando le parole della Corte, il prestito di opere su carta stampata e il prestito di opere in formato digitale mediante il modello one copy, one user hanno “caratteristiche sostanzialmente analoghe”.

d) Il contributo dell’eccezione alla promozione culturale

Attraverso un bilanciamento d’interessi, la Corte preserva <<l’effetto utile>> della deroga per il prestito da parte d’istituzioni pubbliche che, a sua volta, è direttamente collegato all’interesse della promozione culturale.[4] Sebbene l’articolo 6 della direttiva 2006/115/CE rappresenti una deroga che deve essere interpretata in senso restrittivo, nella sentenza C-174/15 prevale l’orientamento dei giudici della Corte volto a colmare le lacune normative dettate dal progresso sociale e tecnologico. Dunque, in base alle argomentazioni suddette, il prestito di copie digitali di opere eseguito da una biblioteca accessibile al pubblico – con caratteristiche “sostanzialmente analoghe” a quelle di opere su carta stampata – beneficia, senza indugio, della tutela offerta dalla direttiva 2006/115/CE.[5]

e) I corollari della decisione

La Corte ha osservato, inoltre, che:

  • Gli Stati membri, al fine di elevare il livello di protezione dei diritti degli autori, possono determinare criteri ulteriori volti a circoscrivere l’applicazione dell’eccezione di prestito pubblico, anche se non espressamente menzionati nella direttiva, a condizione di non restringere la portata stessa della deroga. In particolare, (la Corte) sancisce che le direttive europee non ostano il requisito posto in essere dal diritto olandese, il quale richiede che la copia di un libro in formato digitale messa a disposizione dalla biblioteca pubblica sia stata diffusa con una prima vendita o un diverso trasferimento di proprietà nell’Unione da parte del titolare del diritto o con il suo consenso.[6]
  • L’eccezione di prestito pubblico ex articolo 6 della direttiva 2006/115/CE non trova applicazione nel caso di copia in formato digitale ottenuta attraverso una fonte illegale. Pertanto, sebbene il suddetto articolo non richieda requisiti a proposito della provenienza della copia messa a disposizione dalla biblioteca, il considerando 2 della direttiva eleva la “lotta alla pirateria” a obiettivo primario. Ne consegue che tollerare un siffatto prestito equivarrebbe ad “incoraggiare” la pirateria.


[1] Direttiva 2001/29/CE, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione. In particolare, l’articolo 4 è rubricato “Diritto di distribuzione”.

[2] Direttiva 2006/115/CE, del 12 dicembre 2006, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto d’autore in materia di proprietà intellettuale. In particolare, l’articolo 6 della Direttiva 2006/115/CE è rubricato “Deroghe al diritto esclusivo di prestito da parte di istituzioni pubbliche”.

[3] Trattato OMPI adottato a Ginevra, il 20 dicembre 1996.

Per analogia, v. sentenza C-137/10, SCF, del 15 marzo 2012.

[4] V. sentenze del 4 ottobre 2011, Football Association Premier League e a., C-403/08 e C-429/08, nonché sentenza del 1 dicembre 2011 C-145/10, Painer.

[5] In tal senso, la Corte di Giustizia conferma il ragionamento dell’Avv. Gen. Szpunar, il quale nelle sue conclusioni propone di applicare un’interpretazione <<dinamica>> o <<evolutiva>> della direttiva, giacché il prestito digitale è un equivalente moderno del prestito cartaceo.

[6] In conformità con l’articolo 1 della direttiva 2006/115/CE, il diritto esclusivo di prestito << non si esaurisce con la vendita o la distribuzione, in qualsiasi forma, di originali o copie di opere>>; pertanto il prestito – utilizzando le parole della Corte – <<rimane nel novero delle prerogative dell’autore a prescindere dalla vendita del supporto materiale che contiene l’opera>>. A parere dell’Avv. Gen. il meccanismo dell’esaurimento del diritto è <<privo di nesso con il diritto di prestito>>.

V. sentenza del 6 luglio 2006 C-53/05, Commissione c. Portogallo.

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La libertà di espressione nella Federazione di Russiahttp://www.medialaws.eu/la-liberta-di-espressione-nella-federazione-di-russia-3/ http://www.medialaws.eu/la-liberta-di-espressione-nella-federazione-di-russia-3/#comments Tue, 21 Feb 2017 10:40:32 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11073 L’intervento della Prof.ssa Rosanna Giaquinta al convegno “La libertà di espressione  nella Federazione di Russia” tenutosi lo scorso 25 novembre presso l’Università degli Studi di Udine

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La Corte federale canadese sul caso Globe24h.com: paradossi ed un inedito right to be forgottenhttp://www.medialaws.eu/la-corte-federale-canadese-sul-caso-globe24h-com-paradossi-ed-un-inedito-right-to-be-forgotten/ http://www.medialaws.eu/la-corte-federale-canadese-sul-caso-globe24h-com-paradossi-ed-un-inedito-right-to-be-forgotten/#comments Mon, 20 Feb 2017 07:11:17 +0000 Monica Senor http://www.medialaws.eu/?p=11069 La sentenza 30 gennaio 2017 della Corte federale canadese è una triste cronaca di paradossi annunciati.

Il caso esaminato e deciso dalla Corte nordamericana riguarda il titolare del sito internet Globe24h.com, avente sede e server in Romania, il quale, tra il 2012 ed il 2013, ha downloadato e ripubblicato le sentenze pubblicate sui siti istituzionali dei tribunali ordinari ed amministrativi canadesi, nonché quelle pubblicate dal Canadian Legal Information Institute (CanLII) e della Société Québécoise d’Information Juridique (SOQUIJ), consentendone l’indicizzazione sui motori di ricerca.

L’esistenza del sito veniva scoperta, attraverso delle banali vanity search, da alcuni canadesi coinvolti nelle vicende giudiziarie sottese alle sentenze pubblicate. Richiesta a Globe24h.com la cancellazione dei dati, gli interessati ricevevano in risposta la richiesta di pagamento di una fee per la rimozione immediata delle informazioni personali pubblicate, oppure la prospettiva di una rimozione gratuita in un tempo approssimativo di sei mesi.

Nel maggio 2014 veniva interessato della questione l’Office of the Privacy Commissioner of Canada (OPCC), il quale, in esito ad un’approfondita indagine, nel giugno 2015, pubblicava un report of findings in cui sosteneva che Globe24h.com aveva violato il Personal Information Protection and Electronic Documents Act (PIPEDA).

Nell’ottobre 2015 il caso approdava alla Corte federale di Ottawa, la quale emetteva la pronuncia in commento.

La motivazione si articola in vari passaggi, tra cui degni di annotazione sono quelli relativi alla ritenuta sussistenza della giurisdizione canadese ed all’infondatezza della publicy available exception rivendicata da Globe24h.com come base giuridica per legittimare la sua attività.

Sotto il primo profilo, la Corte ha statuito che il PIPEDA può essere applicato in tutte le ipotesi in cui esista un “real and substantial link” tra un trattamento di dati personali effettuato all’estero ed il Canada. Nel caso di specie, la connessione territoriale è stata individuata in tre fattori: 1) oggetto del giudizio avanti la Corte è la ripubblicazione di decisioni delle corti canadesi contenenti informazioni personali scaricate da Globe24h.com da siti legali canadesi; 2) pur essendo localizzato in Romania, Globe24h.com si rivolge direttamente ai canadesi atteso che viene pubblicizzato come un sito che fornisce libero accesso alla giurisprudenza canadese; 3) l’attività del sito, in termini di danni, impatta esclusivamente sui cittadini canadesi (cfr. sentenza, pagg.16 e ss.).

Sotto il secondo profilo, la Corte ha respinto l’eccezione sollevata dal titolare di Globe24h.com (si noti che tutte le eccezioni prese in esame in sentenza sono quelle sostenute da Sebastian Radulescu, titolare del sito, avanti l’OPCC atteso che nel giudizio avanti la Corte federale il convenuto non è comparso) volta a sostenere la legittimità del trattamento in quanto effettuato su dati personali già pubblicamente disponibili.

Nello specifico la Corte ha accolto l’interpretazione suffragata dall’OPCC secondo cui la scriminante (dall’obbligo di ottenere il consenso degli interessati) della “disponibilità pubblica” dei dati prevista dalla sezione 7 del PIPEDA deve essere letta in stretta correlazione con il paragrafo 1(d) del Regulations Specifying Publicly Available Information, il quale prevede che le informazioni personali contenute negli atti e nei documenti giudiziari sono da considerare pubblicamente disponibili solo quando il loro trattamento sia direttamente connesso con lo scopo per cui esse erano state originariamente visualizzate nell’atto o nel documento stesso.

La Corte ha osservato che, nel caso di specie, la pubblicazione delle sentenze sui siti istituzionali canadesi risponde all’open court principle, ovverosia al principio di accessibilità e trasparenza dell’amministrazione della giustizia, mentre la ripubblicazione con indicizzazione delle decisioni da parte di Globe24h.com non ha alcun riferimento diretto con tale scopo (cfr. sentenza, pag.29).

Accertata la violazione del PIPEDA, la Corte ha formalmente ordinato al titolare di Globe24h.com  di rimuovere dal sito tutte le decisioni dei tribunali e delle corti canadesi contenenti informazioni personali, di adottare tutte le misure necessarie per rimuovere tali decisioni anche dalla memoria cache dei motori di ricerca nonché di astenersi in futuro da ulteriori download e ripubblicazioni di atti giudiziari canadesi in violazione del PIPEDA (cfr. sentenza, pag.38).

Ma, al di là del dispositivo, la motivazione è particolarmente interessante laddove recita: “I was concerned about the enforceability of any order against the respondent as he and his server are not physically present in Canada. …

A declaration that the respondent has contravened PIPEDA, combined with a corrective order, would allow the applicant and other complainants to submit a request to Google or other search engines to remove links to decisions on Globe24h.com from their search results. …

Notably, Google’s policy on legal notices states that completing and submitting the Google form online does not guarantee that any action will be taken on the request. Nonetheless, it remains an avenue open to the applicant and others similarly affected. The OPCC contends that this may be the most practical and effective way of mitigating the harm caused to individuals since the respondent is located in Romania with no known assets”.

Come detto, si tratta di una sentenza in cui emergono alcuni già ben noti paradossi del diritto alla protezione dei dati personali.

Il primo attiene alla presunta compatibilità astratta tra open data e data protection.

Scrivono impeccabilmente a tal proposito gli avvocati Colin Lachance ed Ava Chisling: “There is no easy way to manage private facts in public documents, especially when the documents are posted online”. Specialmente, pare doveroso aggiungere, se il documento pubblico caricato online è una sentenza!

Il caso Globe24h.com era assolutamente prevedibile e non sarà neppure l’unico nel suo genere considerato che – come chi scrive ha già avuto modo di osservare anche su questa rivista – i rischi di violazione della vita privata delle parti processuali, derivanti dalla pubblicazione online dei provvedimenti giurisdizionali, sono altissimi e pressoché inevitabili.

E, francamente, è risibile che si pensi di poter scongiurare danni ai cittadini semplicemente imponendo un divieto di indicizzazione delle sentenze sui motori di ricerca o stabilendo ex lege che le informazioni personali contenute nelle decisioni non possano essere utilizzate per altre finalità rispetto a quelle per cui sono state ab origine pubblicate.

Una volta che un dato personale è online, quel dato è (forse non di diritto, ma) di fatto pubblico e pubblico significa accessibile ovunque, da chiunque.

Globe24h.com ha architettato un’operazione spudoratamente illecita ed è stato facilmente individuato ma quali e quante data analysis possono potenzialmente essere fatte sui database giudiziari messi online dalle corti? Quali e quante decisioni pregiudizievoli per i cittadini possono essere assunte sulla base (non espressamente dichiarata) dei risultati di una legittima ricerca nominativa condotta sui motori di ricerca interni dei siti istituzionali delle autorità giudiziarie? Quali e quante statistiche possono essere redatte in merito al lavoro, alle opinioni ed alle tendenze personali dei giudici di cui vengono pubblicate le sentenze?

In Italia, come all’estero, questi temi sembrano non interessare minimamente né i legislatori, né le DPA, né ancor meno i poteri giudiziari, tutti concentrati ad inseguire il mito della trasparenza della pubblica amministrazione, come se il concetto di “dato pubblico” in rete possa essere declinato diversamente a seconda del soggetto o del contesto a cui si riferisce.

Il secondo paradosso, foriero di grandi dibattiti tra giuristi ormai da parecchi anni, attiene all’efficacia territoriale delle data protection law.

La Corte canadese, nel caso di specie, ha dichiarato il PIPEDA applicabile in relazione ad un trattamento di dati personali effettuato all’estero in quanto riguardava direttamente cittadini canadesi: una presa di posizione molto simile a quella assunta dall’Europa con il nuovo Regolamento privacy.

Da tale assunto è conseguita la condanna di Globe24h.com per trattamento illecito di dati.

Ma poi, purtroppo, il cerchio si interrompe: la sentenza si rivela, infatti, sostanzialmente inutile perché il corrective order emesso dalla Corte di Ottawa non potrà mai essere eseguito in Romania.

L’ultimo paradosso, infine, è rappresentato dal fatto che la Corte ricorre ad una sorta di esecuzione mediata dell’ordine di rimozione, “suggerendo” agli interessati di chiedere a Google di provvedere alla cancellazione dai risultati del suo motore di ricerca dei contenuti illeciti indicizzati da Globe24h.com, utilizzando la sentenza stessa come prova dell’illiceità del trattamento.

I giudici canadesi, in tal modo, coinvolgono direttamente un intermediario della società dell’informazione (costringendolo ad intervenire) al fine di raggiungere un obiettivo (la rimozione) che sarebbe altrimenti irraggiungibile.

Si tratta di un’inedita versione dell’annoso right to be forgotten di matrice europea o di una più grave ipotesi di abdicazione della funzione pubblica da parte di un organo statale a favore di un soggetto privato?

Allo stato non è dato saperlo, ma quel che è certo è che la tendenza a cooptare i provider per la risoluzione delle questioni giuridiche sorte in Internet sta sempre più prendendo piede, come dimostrano le recenti richieste di inedite collaborazioni avanzate dai Governi alle piattaforme di social network per combattere fenomeni sociali che vanno dalla lotta al terrorismo, al cyberbullismo alle fake news.

 

 

 

 

 

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Sicuri sul web per una navigazione consapevole – l’intervento del Prof. Pollicinohttp://www.medialaws.eu/sicuri-sul-web-per-una-navigazione-consapevole-lintervento-del-prof-pollicino/ http://www.medialaws.eu/sicuri-sul-web-per-una-navigazione-consapevole-lintervento-del-prof-pollicino/#comments Fri, 17 Feb 2017 08:39:42 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11068

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Il product placement nell’Unione europea – Law and Media Working Paper Series no. 4/2017http://www.medialaws.eu/il-product-placement-nellunione-europea-law-and-media-working-paper-series-no-42017/ http://www.medialaws.eu/il-product-placement-nellunione-europea-law-and-media-working-paper-series-no-42017/#comments Wed, 15 Feb 2017 10:57:01 +0000 Adriano Dionisi - Chiara Rauccio - Jessica Pettinacci http://www.medialaws.eu/?p=11065 Law and Media Working Paper Series
no. 4/2017

A. Dionisi, C. Rauccio, J. Pettinacci, Il product placement nell’Unione europea (download)

Indice: 1. Introduzione – 2. Il product placement nel Regno Unito – 2.1 La disciplina del product placement televisivo: la section nine dell’Ofcom broadcasting code – 2.1.1 L’indebito rilievo – 2.2 La disciplina del product placement radiofonico: la section ten dell’Ofcom broadcasting code – 3. Il product placement in Spagna – 3.1 La disciplina del product placement televisivo – 3.2 Product placement e pubblicità occulta – 3.2.1 Il concetto di «valore significativo»: la sentenza 114/2016 del Tribunal Supremo – 4. Il product placement in Francia – 4.1 La disciplina del product placement televisivo – 4.1.1 Indebito rilievo e dovere di trasparenza – 4.2 Product placement e diritti delle parti coinvolte – 5. Il product placement in Irlanda – 5.1 La definizione di product placement televisivo: free e paid product placement – 5.2 La disciplina del product placement televisivo – 6. Il product placement in Danimarca – 7. Riflessioni conclusive

 

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Prize Promotions: Italian Antitrust Authority issues a EUR3M fine against Samsunghttp://www.medialaws.eu/prize-promotions-italian-antitrust-authority-issues-a-eur3m-fine-against-samsung/ http://www.medialaws.eu/prize-promotions-italian-antitrust-authority-issues-a-eur3m-fine-against-samsung/#comments Mon, 13 Feb 2017 14:29:55 +0000 Marco Bellezza and Eleonora Curreli http://www.medialaws.eu/?p=11063 Last Friday February 10 the Italian Competition Authority (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – “AGCM”) published a decision sanctioning Samsung Electronics Italia S.p.A. (“Samsung”) with a fine amounting to EUR3,100,000 for unfair and aggressive commercial practices.

The decision concerned the promotion and the organization of several prize promotional activities in the period 2014 – 2016 (but some of the concerned activities were still ongoing at the time of the decision).

In particular, AGCM found unlawful several conducts:

  1. the advertising messages promoting – via radio, TV, Internet and press – the prize promotional activities either lacked or did not clearly show essential information, as the information regarding the nature of the promotion, the restrictions, conditions and modalities to obtain the promised prized. For instance, some of the advertising omitted to specify the nature and the duration of the advertised promotion or, in some other cases, the information regarding the applicable restrictions was displayed in small font. In the generality of the cases, not only was the footer difficult to read, but the restrictions and the conditions to participate to the promotions were marginal compared to the advertising messages;
  2. the procedures necessary to obtain the prizes were excessively burdensome and, in the view of AGCM, constituted an unjustified obstacle to get the promised prizes; moreover AGCM found that, on some occasions, consumers were required, in order to obtain the prize, to undertake additional steps which were not provided in the prize competition rules. By way of example, some of the consumers were asked to provide additional documentation (like a declaration of the vendor). Also, many clients found that the purchases made by clients registered for VAT were excluded by the promotions, although such limitation was not clear either from the advertising nor the prize competition rules. Moreover, the customer care was not able to provide a proper assistance to the customers that asked for clarifications;
  3. the prize promotions organized by Samsung required consumers to subscribe to the platform ‘Samsung people’ and to consent to the processing of their personal data with marketing and profiling purposes, although such processing was not necessary for the purposes of the promotional activity at hand. It is interesting to note that, in this case, the AGCM considered an infringement of the data protection law as an unfair commercial practice.

During the proceedings, Samsung submitted to AGCM some commitments in order to show their efforts to amend the current practices and implemented such amendments in the mechanics of the promotions.  Nonetheless the AGCM considered such commitments not sufficient and fined Samsung.

Indeed, in evaluating the amount of the sanction to be issued, AGCM found that the conduct where particularly harsh, considering (a) the period of time during which the unlawful conducts took place, i.e. more than 2 years, and (b) the number of consumers involved.  The full text of the decision in Italian language is available here.

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Broadband: Italian Antitrust Authority opens investigation on Flash Fiberhttp://www.medialaws.eu/broadband-italian-antitrust-authority-opens-investigation-on-flash-fiber/ http://www.medialaws.eu/broadband-italian-antitrust-authority-opens-investigation-on-flash-fiber/#comments Mon, 13 Feb 2017 07:15:39 +0000 Sara Gobbato http://www.medialaws.eu/?p=11059 On 9 February, the Italian Antitrust Authority opened a formal investigation on Telecom Italia and Fastweb with regard to the creation of the joint venture Flash Fiber.

The Authority will examine whether the joint venture is capable of restricting competition in breach of Article 101 TFUE by way of coordination of the Parent companies’ strategies in two Italian markets: the market for fixed broadband wholesale access and the market for broadband and ultrafast-broadband retail telecommunication services.

The Authority launched the investigation following the notification of the joint venture by Telecom and Fastweb on 14 September 2016.

Flash Fiber, which has not started operating yet, was established in 2016 with the aim of developing the optic fiber infrastructure in FTTH (fiber-to-the-home) in 29 Italian cities.

In the decision to open the investigation, the Authority clarified that, although the joint venture aims at the deployment of the broadband network in the general interest of innovation (in line with the objectives of the Italian Ultrabroadband Strategy), Flash Fiber may entail the coordination of the Parent companies with regard to their strategic commercial decisions on the markets.

During the investigation (which should end by 31 December 2017), the Authority will establish whether the joint venture may be exempted of the prohibition of Article 101(1)TFEU since it generates objective economic benefits that outweigh the negative effects of the restriction of competition. In order to benefit from such derogation, the joint venture shall meet four cumulative conditions under Article 101(3) TFUE, providing that:

(a) the agreement contributes to improving technical or economic progress;

(b) it allows consumers a fair share of the resulting benefits;

(c) it restricts competition to an extent that is indispensable to the attainment of the aforementioned objectives;

(d) it does not eliminate competition in respect of a substantial part of the  services in question.

In a first statement on the launch of the investigation, Telecom Italia upheld the correctness and validity of the joint venture “which enables the acceleration of the dissemination of FTTH services, in line with the objectives of the National Ultrabroadband Strategy, increasing competition and bringing about benefits for consumers”.

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Costituzione. Emergenza e terrorismo – Roma, 27 febbraiohttp://www.medialaws.eu/costituzione-emergenza-e-terrorismo-roma-27-febbraio/ http://www.medialaws.eu/costituzione-emergenza-e-terrorismo-roma-27-febbraio/#comments Fri, 10 Feb 2017 16:36:33 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11055 FullSizeRender

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L’ultimo passo per l’abolizione delle tariffe di roaming: l’accordo sui prezzi all’ingrossohttp://www.medialaws.eu/lultimo-passo-per-labolizione-delle-tariffe-di-roaming-laccordo-sui-prezzi-allingrosso-2/ http://www.medialaws.eu/lultimo-passo-per-labolizione-delle-tariffe-di-roaming-laccordo-sui-prezzi-allingrosso-2/#comments Thu, 09 Feb 2017 08:12:26 +0000 Giovanni De Gregorio http://www.medialaws.eu/?p=11052 Dopo un lungo percorso, l’attesa per l’abolizione delle tariffe di roaming all’interno dell’Unione europea è terminata. A partire dal 15 giugno del 2017 non ci saranno più costi aggiuntivi per telefonate, SMS e dati scaricati in roaming per i cittadini europei. Le tariffe previste dal contratto telefonico mobile che intercorre tra un cittadino ed un provider europeo non saranno più limitate solo al territorio dello Stato membro di riferimento ma si applicheranno anche negli altri Stati Membri. Inoltre, già da aprile 2016, si assisterà ad un ulteriore ribasso delle attuali tariffe di roaming.

Il percorso seguito

Nel 2013 la Commissione ha presentato la sua proposta per la creazione di un mercato unico delle telecomunicazioni al fine di creare un “Connected continent”. Tra i punti del “Telecomunication package” del 2013 è presente anche l’abolizione delle tariffe di roaming, come anche stabilito dall’articolo 6-bis del Regolamento (UE) 2015/2120. In particolare, la riforma delle tariffe roaming si inserisce nel piano finalizzato alla creazione di un Mercato unico digitale in linea con gli obiettivi di Europa 2020. Come sostenuto da Andrus Ansip, vicepresidente per il Mercato unico digitale, l’accordo politico raggiunto costituisce l’ultimo passo per garantire il “roaming like at home” a partire dal 15 giugno 2017.

L’intesa sui prezzi all’ingrosso

L’accordo fra ParlamentoConsiglio e Commissione stabilisce i prezzi all’ingrosso che gli operatori applicheranno tra di loro per offrire i servizi di roaming. Sebbene l’abolizione del roaming sembri rilevare solo per il consumatore finale, l’intesa raggiunta è altrettanto significante al fine di garantire che non vi siano rincari applicati dai fornitori una volta che verrà applicato il nuovo regime. Allo stesso tempo, però, tali tariffe devono essere adeguate in modo da permettere agli operatori di telefonia di recuperare i costi senza aumentare i prezzi al dettaglio. Inoltre, un’altra esigenza legata alle negoziazioni sulle tariffe all’ingrosso attiene alla necessità di assicurare il proseguimento e lo sviluppo delle reti in Europa.

In particolare, sono stati concordati i seguenti massimali all’ingrosso:

a)     3,2 centesimi per minuto di chiamata vocale dal 15 giugno 2017

b)     1 centesimo per SMS dal 15 giugno 2017

c)      Una riduzione graduale su 5 anni per i massimali di traffico dati: da 7,7 euro/GB (dal 15 giugno 2017) a 6 euro/GB (dal 1° gennaio 2018), 4,5 euro/GB (dal 1° gennaio 2019), 3,5 euro/GB (dal 1° gennaio 2020), 3 euro/GB (dal 1° gennaio 2021) fino a 2,5 euro/GB (dal 1° gennaio 2022)

Tali massimali risultano inferiori rispetto a quelli proposti dalla Commissione (COM(2016) 399 final) nel giugno 2016: 4 centesimi per minute di chiamata vocale; 1 centesimo per SMS; 8,5 euro/GB.

Fair use policy

Uno dei punti più discussi del Regolamento (UE) 2015/2120 attiene alla previsione dei casi in cui gli operatori possono fissare delle soglie di roaming oltre le quali far pagare delle tariffe aggiuntive. Al fine di determinare tali limiti, in data 15 dicembre 2016, la Commissione ha pubblicato le misure di attuazione (C(2016) 8784 final) del suddetto Regolamento al fine di definire l’ambito di applicazione della “fair use policy”.

Ai sensi del Regolamento (UE) n 531/2012, l’obiettivo del fair use policy è quello di prevenire l’uso abusivo o anomalo da parte dei clienti di servizi di roaming al dettaglio per scopi diversi rispetto ai viaggi periodici, come ad esempio l’utilizzo di tali servizi su base permanente in uno Stato membro diverso da quello in cui si risiede. Giova sottolineare, infatti, che, come affermato anche dal Considerando 5 delle misure attuative, l’abolizione delle tariffe di roaming non si estende al “permanent roaming”, ma solo agli utilizzi transitori nel territorio di uno Stato Membro diverso da quello di residenza o slegato da un collegamento stabile con il cliente. Al contrario, un’applicazione generalizzata spingerebbe gli utenti a scegliere di acquistare i servizi nello Stato Membro dove il costo è inferiore rispetto a quello praticato nel proprio paese con chiari effetti distorsivi sulla concorrenza, contribuendo al rialzo sui prezzi interni nei mercati nazionali e mettendo a rischio gli investimenti strutturali.

Inoltre, tali misure di attuazione dovrebbero garantire l’applicazione di una politica di fair use  che non avvantaggi i fornitori nell’applicare barriere al diritto degli utenti di non pagare tariffe aggiuntive all’interno dell’Unione in caso di spostamenti temporanei.

Tuttavia, il principio generale, come previsto dal Regolamento, stabilisce che, in ogni caso, la tariffa applicata non dovrà essere superiore alla tariffa all’ingrosso che pagherebbero gli operatori per utilizzare la rete.

Il fornitore di servizi di roaming al dettaglio potrà richiedere una prova all’utilizzatore della sua residenza abituale in uno Stato membro oppure dei collegamenti stabili con quello Stato membro che dimostrino una frequente e sostanziale presenza sul suo territorio.

Il Regolamento stabilisce, inoltre, le soglie di utilizzo dei servizi al dettaglio di roaming in base al tipo di servizio acquistato nel proprio Stato Membro, in particolare per i piani open data, bundle con altri servizi o dispositivi oppure per le tariffe prepagate.

Al fine di limitare abusi o utilizzi anomali dei servi offerti al prezzo nazionale, il fornitore può applicare meccanismi di controllo che siano “fair, reasonable and proportionate” e basati su condizioni oggettive relative al rischio di utilizzo abusivo o anomalo dei servizi. Un esempio di tali meccanismi consiste nel controllo geografico del traffico del cliente mirando a monitorare se il cliente consuma più dati nazionalmente o in altri Stati Membri. Il Regolamento introduce, però, un controlimite a tale possibilità al fine di evitare eccessivi controlli e avvisi agli utilizzatori. A tal fine, è previsto che i fornitori dovranno valutare i comportamenti degli utilizzatori per un periodo minimo di quattro mesi. Inoltre, secondo l’art. 5 delle misure attuativa, il fornitore dovrà specificare nei contratti con i clienti le condizioni di applicazione della fair use policy, specificando i meccanismi di controllo che vorrà utilizzare. In ogni caso, il fornitore sarà tenuto ad introdurre procedure “transparent, simple and efficient” al fine di rispondere ai reclami dei clienti relativi all’applicazione della fair use policy. Tuttavia, tale obbligazione non impedisce ai clienti, come stabilito dall’art. 17(2) del Regolamento, di avvalersi di un meccanismo alternativo di risoluzione delle controversie stabilito nello Stato membro del fornitore ai sensi dell’art. 34 della Direttiva 2002/22/EC.

Ulteriore obbligo in capo ai fornitori di servizi di roaming al dettaglio è quello di notificare alle autorità competenti la propria fair use policy, oltre la facoltà già prevista dal Regolamento (UE) 2015/2120 all’art. 6-quater il quale prevede che “in circostanze specifiche ed eccezionali, al fine di assicurare la sostenibilità del modello di tariffazione nazionale, qualora un fornitore di roaming non sia in grado di recuperare i suoi costi globali effettivi e previsti della fornitura di servizi di roaming regolamentati a norma degli articoli 6 bis e 6 ter dalle sue entrate globali effettive e previste risultanti dalla fornitura di tali servizi, detto fornitore di roaming può chiedere l’autorizzazione di applicare un sovrapprezzo. Tale sovrapprezzo è applicato solo nella misura necessaria per recuperare i costi della fornitura di servizi di roaming al dettaglio regolamentati, tenuto conto delle tariffe massime all’ingrosso applicabili.

Prima di applicare qualsiasi sovraprezzo sull’utilizzatore sulla base di oggettive e sostanziali prove basate sugli elementi oggettivi, il fornitore dovrà avvertire il cliente del comportamento individuato dandogli la possibilità di introdurre cambiamenti alle modalità di utilizzo in un periodo che non può essere inferiore a due settimane, oltre le quali scatterà il sovraprezzo. Tuttavia, il fornitore di servizi dovrà sospendere l’applicazione del sovraprezzo nel momento in cui l’utilizzo del cliente non comporterà più rischi di utilizzo abusivo o anomalo dei servizi.

Cosa accade fino al 15 giugno 2017

Fino al 15 giugno del 2017 resterà in vigore l’Eurotariffa, introdotta con il Regolamento (CE) N. 717/2007 del Parlamento Europeo poi modificato dal Regolamento (CE) N. 544/2009 poi rifuso nel Regolamento (UE) N. 531/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 giugno 2012, ossia il piano tariffario europeo per il roaming interazionale che prevede delle soglie limite ai prezzi che possono essere imposti dai providers nei vari Stati Membri. L’implementazione dell’Eurotariffa negli anni ha portato ad un graduale abbattimento dei costi del roaming rendendo l’abolizione delle tariffe di roaming soltanto l’ultimo passo di un percorso che, attraverso un approccio graduale in un’ottica di trasformazione e adattamento europeo alle sfide della digitalizzazione per esigenze di competitività, ha tenuto in considerazione le differenze che sussistono tra gli Stati membri.

Non resta che attendere l’approvazione formale dell’accordo da parte del Parlamento europeo e del Consiglio.

 

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Il diritto all’oblio e la pubblicazione degli atti parlamentari su Internet – Working Paper Series no. 3/2017http://www.medialaws.eu/il-diritto-alloblio-e-la-pubblicazione-degli-atti-parlamentari-su-internet-working-paper-series-no-32017/ http://www.medialaws.eu/il-diritto-alloblio-e-la-pubblicazione-degli-atti-parlamentari-su-internet-working-paper-series-no-32017/#comments Wed, 08 Feb 2017 06:42:21 +0000 Vito Cozzoli - Pietro Falletta http://www.medialaws.eu/?p=11044 Law and Media Working Paper Series
no. 3/2017

V. Cozzoli-P. Falletta, Il diritto all’oblio e la pubblicazione degli atti parlamentari su Internet (download)

Indice: 1. Premessa: il nuovo equilibrio tra diritti sulla rete. – 2. Le sollecitazioni della giurisprudenza e del Garante per la protezione dei dati personali. – 3. La disciplina in materia di diritto all’oblio di dati personali contenuti in atti parlamentari.

 

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Sicuri sul web per una navigazione consapevole. Quali tutele contro ogni discriminazione, hate speech, cyberbullismo e diffusione di false notizie? – Roma, 9 febbraiohttp://www.medialaws.eu/sicuri-sul-web-per-una-navigazione-consapevole-quali-tutele-contro-ogni-discriminazione-hate-speech-cyberbullismo-e-diffusione-di-false-notizie-roma-9-febbraio/ http://www.medialaws.eu/sicuri-sul-web-per-una-navigazione-consapevole-quali-tutele-contro-ogni-discriminazione-hate-speech-cyberbullismo-e-diffusione-di-false-notizie-roma-9-febbraio/#comments Mon, 06 Feb 2017 07:31:26 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11037 Programma 9 febbraio 2017Programma 9 febbraio 20172

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Diritto alla disconnessione: analisi comparata Francia/Italiahttp://www.medialaws.eu/diritto-alla-disconnessione-analisi-comparata-franciaitalia/ http://www.medialaws.eu/diritto-alla-disconnessione-analisi-comparata-franciaitalia/#comments Fri, 03 Feb 2017 08:31:46 +0000 Gaelle Maisonneuve - Ginevra Sforza http://www.medialaws.eu/?p=11033 Il contesto

In una realtà sempre “connessa”, il mondo del lavoro, dopo aver preso atto degli scambi di informazioni sempre più repentini tramite l’utilizzo di strumenti tecnologici, ha iniziato a reagire e a riflettere e il legislatore è stato chiamato ad intervenire.

In un primo momento, il diritto del lavoro si è interessato a definire utilizzo privato e utilizzo professionale della casella di posta durante l’orario di lavoro, nel rispetto della vita privata dei dipendenti. Al momento, la delimitazione dei momenti opportuni per collegarsi alla casella di posta è oggetto di trattazione e discussione.

In Francia, suddette evoluzioni si sono manifestate in un clima spesso agitato e talvolta drammatico (ricordiamo i suicidi presso France Télécom e Orange) dove la ricerca di un equilibrio tra vita privata e vita professionale (“Work Life Balance”, “Smart Working”, ecc.) è diventata una vera esigenza portata avanti dalla società. L’Italia, dal proprio canto, ha forse tratto ispirazione dagli sviluppi francesi in materia, in un clima però sicuramente meno teso e seguendo tempistiche differenti.

Il diritto applicabile nei due sistemi giuridici è oggetto di questo approfondimento.

La base giuridica

In Francia, il diritto alla disconnessione ha acquistato una certa ufficialità con la Loi Travail detta  “El Khomri” dell’8 agosto 2016 (“Loi n° 2016-1088 relative au travail, à la modernisation du dialogue social et à la sécurisation des parcours professionnels”).

L’articolo L. 2242-8 del Codice del lavoro francese (“Code du travail”) così come modificato dalla suddetta legge (conformemente a quanto disposto dall’art. 55 del capitolo II “Adaptation du droit du travail à l’ère numérique”) dispone quanto segue:

“La négociation annuelle sur l’égalité professionnelle entre les femmes et les hommes et la qualité de vie au travail porte sur:

(…)

7° Les modalités du plein exercice par le salarié de son droit à la déconnexion et la mise en place par l’entreprise de dispositifs de régulation de l’utilisation des outils numériques, en vue d’assurer le respect des temps de repos et de congé ainsi que de la vie personnelle et familiale. A défaut d’accord, l’employeur élabore une charte, après avis du comité d’entreprise ou, à défaut, des délégués du personnel. Cette charte définit ces modalités de l’exercice du droit à la déconnexion et prévoit en outre la mise en œuvre, à destination des salariés et du personnel d’encadrement et de direction, d’actions de formation et de sensibilisation à un usage raisonnable des outils numériques”.

Traduzione libera dal francese:

“La negoziazione annuale sull’uguaglianza professionale tra uomo e donna nonché la qualità della vita lavorativa riguardano:

(…)

7° Le modalità di esercizio da parte del dipendente del proprio diritto alla disconnessione nonché la messa a disposizione di dispositivi che regolano l’utilizzo degli strumenti informatici, al fine di assicurare il rispetto dei tempi di riposo, del periodo di ferie e della vita personale e familiare. In mancanza di accordo, il datore di lavoro elabora un “regolamento aziendale”, dopo aver ricevuto il parere delle rappresentanze sindacali presenti in azienda (“comité d’entreprise”) oppure, in mancanza, rappresentanti del personale. Suddetto “regolamento aziendale” definisce le modalità di esercizio del diritto alla disconnessione e prevede l’applicazione, indirizzata ai dipendenti, ai quadri e ai dirigenti, di programmi di formazione e di sensibilizzazione all’utilizzo ragionevole degli strumenti tecnologici”.

Attenzione! La disposizione si applica solo alle imprese di 50 o più dipendenti dal 1 gennaio 2017.

In Italia, il diritto alla disconnessione è stato portato all’attenzione del legislatore attraverso il disegno di legge n. 2233 su lavoro autonomo, approvato dal Senato il 3 novembre 2016 e assegnato all’esame della Camera (dal 20/12/2016).

Il disegno di legge – ancora all’esame – prevede che:

1) il diritto alla disconnessione non ha portata generale, ma è riservato a una modalità particolare di esercizio dell’attività lavorativa: il lavoro agile. L’art. 15 del disegno di legge definisce il lavoro agile:

“(…) modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva”.

2) il diritto alla disconnessione sarà oggetto di un accordo individuale tra il datore di lavoro e il dipendente che fisseranno le modalità del cd. lavoro agile. L’art. 16 prevede quanto segue:

“L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro”.

Analisi comparata

Aggiornamento delle “Chartes” in Francia e dei contratti di lavoro in Italia

Aspetti pratici

In Francia, è adesso obbligatorio per le imprese di almeno 50 dipendenti, negoziare annualmente con le rappresentanze sindacali o, in mancanza, redigere o aggiornare la cd. “charte informatique d’entreprise” (regolamento aziendale) in conformità a quanto disposto dalla nuova legge.

È senza dubbio fortemente consigliato alle altre imprese nonché alle PMI di mettere in pratica tale disposto aggiornando le relative “chartes informatiques”, per quanto possibile.

In Italia, ad oggi non esiste alcun obbligo analogo, anche se con tutta probabilità il testo verrà approvato dalla Camera poiché risponde ad una necessità pratica legata all’evoluzione degli strumenti utili per svolgere l’attività lavorativa. Nulla vieta ai dipendenti di inserire già da ora clausole portanti sulla disconnessione nei contratti di lavoro. Nel caso in cui il disegno di legge diventasse legge, allora dipendenti e datori di lavori dovranno modificare i contratti in essere al fine di rispettare il nuovo disposto normativo.

Contenuto delle clausole

Il legislatore francese e quello italiano sono stati laconici in merito al contenuto delle clausole, ma ritroviamo alcuni esempi nella pratica internazionale: in Germania, Volkswagen ha deciso di sospendere qualsivoglia comunicazione sugli smartphones dei dipendenti tra le ore 18:00 e le ore 7:00; in Gran Bretagna, Price Minister ha previso una mezza giornata al mese senza comunicazioni scritte per favorire gli scambi verbali tra i dipendenti. Esiste quindi un certo margine di “creatività”!

Possibilità di riutilizzare le clausole francesi aventi ad oggetto il diritto alla disconnessione, in Italia (caso dei gruppi di società italo-francesi)

Le cd. “chartes informatiques” francesi sono riutilizzabili in Italia?

Si, a condizione che vi sia l’accordo del dipendente. Se il disegno di legge viene approvato così come attualmente formulato, non vi sarà un’applicazione automatica delle “chartes informatiques” francesi, ma il datore di lavoro e il dipendente potranno accordarsi sulle modalità di esercizio del diritto alla disconnessione, attraverso il contratto di lavoro o un addendum, seguendo gli stessi criteri previsti dalla “charte informatique” del gruppo.

Ovviamente, la legge di riferimento non sarà la stessa.

Conclusioni

Pare che il legislatore francese, al pari di quello italiano, abbia voluto ricordare che esiste un tempo per ogni cosa: del tempo da dedicare alla vita privata e familiare e del tempo per la vita professionale e che, soprattutto, la facilità con cui si può accedere a internet non deve confondere i due aspetti che sono da mantenere ben distinti.

Sicuramente i due paesi hanno favorito il dialogo tra dipendenti e datore di lavoro in tema di disconnessione e la loro attività è volta a trovare un equilibrio tra l’istinto di preservare la vita privata e la continua circolazione di informazioni tramite gli strumenti tecnologici.

Tuttavia, questa presa di posizione del legislatore potrebbe andare nel senso di ritagliare in maniera troppo schematica  il tempo. Questo potrebbe dare vita a una deresponsabilizzazione del dipendente. In effetti, tutti i dipendenti – in particolare i quadri – dovrebbero poter giudicare autonomamente, in maniera ragionevole, il momento opportuno per collegarsi alla casella email per controllare l’avvenuta ricezione di una email attesa o importante e decidere autonomamente se rispondervi o meno. A tal proposito, il disegno di legge italiano sembrerebbe offrire una maggiore flessibilità al dipendente poiché il diritto si applicherà nei modi e nei tempi stabiliti dalle parti. Non si esclude che il dipendente, in particolare se quadro, possa rifiutare tale previsione per una serie di ragioni oppure, al contrario, possa delimitarla con il consenso del datore di lavoro.

La flessibilità propria del disegno di legge italiano è apprezzabile anche a fronte del discutibile appesantimento delle cd. “chartes informatiques” previsto in Francia.

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The Commission’s decision in Microsoft/LinkedIn: Artificial Intelligence, big data and social networks – Brussels, 23 Februaryhttp://www.medialaws.eu/the-commissions-decision-in-microsoftlinkedin-artificial-intelligence-big-data-and-social-networks-brussels-23-february/ http://www.medialaws.eu/the-commissions-decision-in-microsoftlinkedin-artificial-intelligence-big-data-and-social-networks-brussels-23-february/#comments Thu, 02 Feb 2017 07:46:29 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11031 antitrustitalia’s 36st lunch will be on Thursday, 23 February 2017 at the Auditorium of Madou Tower at Place Madou – 1049 Brussels (note that it will not take place as for past events at Confindustria).

Michele Piergiovanni,  Cristina Sjödin and Salvatore De Vita (European Commission, DG Competition, Mergers) will give a presentation in English on:

The Commission’s decision in Microsoft/LinkedIn: Artificial Intelligence, big data and social networks”

In December 2016, the European Commission approved Microsoft’s acquisition of LinkedIn, subject to compliance with a number of commitments. The Commission’s decision assessed the impact of the transaction on the markets for online advertising services, customer relationship management (CRM) software, and professional social networking services. The presentation will explain the main points of the Commission’s assessment, focusing on (i) the reasons that led the Commission to exclude competition concerns on “big data”- related grounds, notably in the market for CRM software; and (ii) the risk of conglomerate effects that the Commission identified in the area of professional social networking services and how these concerns were addressed by the commitments offered by Microsoft.

Michele Piergiovanni is Head of Unit at the European Commission’s DG Competition, in the unit responsible for mergers in the IT, telecommunications and media sectors. Before joining the Commission, Michele worked for several years in private practice in Brussels and in Italy. Michele holds a law degree from the University of Genoa, as well as LL.M degrees from the College of Europe and Harvard Law School.

Salvatore De Vita is a case handler at the European Commission’s DG Competition in the unit responsible for mergers in the IT, telecommunications and media sectors. Before joining the Commission, Salvatore worked as a consultant and as in-house analyst in a leading information technology company. Salvatore holds a master’s degree in economics from the Bocconi University.

Cristina Sjödin is a case handler at the European Commission’s DG Competition in the unit responsible for mergers in the IT, telecommunications and media sectors. Before joining the Commission, Cristina practiced competition law in an international law firm in Brussels. Cristina holds an LL.M. from the College of Europe (Bruges).

Refreshments will be provided at 12.30, the presentation will begin at 13.00 and will finish at 14:30.

In order to ensure access to Madou Tower the day of the event, all attendees who are non-EU officials must provide the date of birth and Passport / ID number in addition to their confirmation through Eventbrite.

As space is limited, please let us know if you are unable to attend, so that we can offer your place to other colleagues. For non-members who will notify the cancellation by 48 hours before the event, the fee will be reimbursed (directly through the link above).

antitrustitalia counts on your support!

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La Corte di giustizia e l’informazione adeguata degli autori. Un freno alla normativa francese sui libri non disponibilihttp://www.medialaws.eu/la-corte-di-giustizia-e-linformazione-adeguata-degli-autori-un-freno-alla-normativa-francese-sui-libri-non-disponibili/ http://www.medialaws.eu/la-corte-di-giustizia-e-linformazione-adeguata-degli-autori-un-freno-alla-normativa-francese-sui-libri-non-disponibili/#comments Wed, 01 Feb 2017 07:21:26 +0000 Valeria Zannella http://www.medialaws.eu/?p=11027 Con la sentenza del 16 novembre 2016 causa C- 301/15 la Corte di Giustizia ha delineato i confini entro cui è possibile la riproduzione e la comunicazione al pubblico, in forma digitale, dei libri “non disponibili”.

Con domanda di pronuncia pregiudiziale ex art. 267 TFUE, il Conseil d’Etat ha chiesto alla Corte di Giustizia di fugare i dubbi sollevati in ordine alla conformità della disciplina prevista dagli artt. L-134-1 a L-134-9 del Codice Della Proprietà Intellettuale francese a quanto prescritto dalla Direttiva 2001/29/CE in materia di armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione. Nello specifico, la questione ha avuto come oggetto le disposizioni che affidano a società riconosciute di riscossione e ripartizione l’autorizzazione alla riproduzione e alla rappresentazione in forma digitale dei “libri non disponibili” e permettono agli aventi diritto di opporsi unicamente a determinate condizioni.  La normativa suddetta, infatti, in base a quanto sostenuto nel ricorso registrato il 2 maggio 2013 del Sig. Soulier e della Sig.ra Doke al Conseil d’État, avrebbe individuato un’eccezione/limitazione al diritto esclusivo di riproduzione previsto dall’art. 2, lett. A) della Direttiva 2001/29/CE non ricompresa, tuttavia, tra le tassative ipotesi individuate dal successivo art. 5 della medesima Direttiva. I ricorrenti, pertanto, hanno richiesto l’annullamento del decreto n. 2013-182, del 27 febbraio 2013, recante applicazione degli artt. da L. 134-1 a L. 134-9.

La Corte di Giustizia ha analizzato la disciplina francese e l’ha ritenuta non conforme alla normativa europea. I Giudici si sono soffermati, nello specifico, su tre profili:

A. La prestazione del consenso all’utilizzazione dell’opera da parte dell’avente diritto

B. L’informazione effettiva e individualizzata dell’autore

C. Il rapporto autore – editore

A. La prestazione del consenso. In ordine al primo profilo, la Corte ha specificato, innanzitutto, l’ambito applicativo della disciplina europea. Gli artt. 2 e 3 della Direttiva 2001/29/CE attribuiscono agli autori il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la comunicazione al pubblico delle proprie opere in qualunque modo o forma. La tutela degli autori non è circoscritta, dunque, al godimento dei diritti ma è estesa all’esercizio degli stessi. Ne consegue, pertanto, che qualsivoglia utilizzazione di un’opera effettuata da un terzo, in assenza di un previo consenso dell’autore, deve essere considerata come lesiva del diritto di quest’ultimo. La Direttiva, tuttavia, non precisa il modo in cui il previo consenso dell’autore deve essere manifestato; da ciò si desume, quindi, che il consenso, possa essere anche implicito. Le condizioni in presenza delle quali è possibile ammettere un consenso implicito, però, devono essere strettamente definite per non svuotare di significato il principio del previo assenso dell’autore.

B. L’informazione effettiva e individualizzata dell’autore. Ai fini di una consapevole manifestazione dell’avente diritto, è necessario garantire innanzitutto un’adeguata informazione in ordine alla futura utilizzazione dell’opera e agli eventuali strumenti a disposizione per vietarla. Laddove manchi l’informazione, de facto, si impedisce, al titolare del diritto, di prendere una posizione in relazione all’uso delle opere. Nel caso oggetto di valutazione, la normativa francese ha affidato ad una società riconosciuta il diritto di autorizzare lo sfruttamento digitale dei “libri non disponibili”, ossia dei libri non più oggetto di diffusione commerciale ad opera di un editore ed attualmente privi di una pubblicazione in formato cartaceo o digitale.

La disciplina francese, tuttavia, non ha previsto un meccanismo in grado di garantire l’informazione effettiva e individualizzata degli autori. In mancanza di una diretta comunicazione, quindi, è possibile che gli aventi diritto siano all’oscuro dell’utilizzazione delle loro opere; ne deriva che non saranno neanche in grado di prendere una posizione consapevole sull’eventuale sfruttamento.

A ciò si aggiunga che la normativa oggetto di contestazione ha previsto una prestazione di consenso implicito: l’autore del libro non disponibile o l’editore che vanta su tale libro un diritto alla riproduzione in formato cartaceo, può solo opporsi all’utilizzazione entro il termine massimo di sei mesi dall’iscrizione del libro nella banca dati istituita a tal fine.

Il divieto di utilizzazione dell’opera, quindi, consegue unicamente all’opposizione dell’avente diritto; la mancata opposizione entro il termine fissato, è considerata come espressione del consenso implicito del titolare del diritto alla luce dell’art. 2 lett. A) e art. 3, paragrafo 1 della Direttiva 2001/29/CE. La mancata previa comunicazione relativa alla futura utilizzazione e il successivo consenso implicito non sono stati considerati idonei a garantire l’esercizio del diritto d’autore.

A nulla vale la considerazione che gli autori dei libri “dimenticati” siano sempre favorevoli alla “risurrezione“ delle loro opere. Tale affermazione, infatti, non appare corroborata dal alcun dato fattuale rilevante in tal senso e involge valutazioni di carattere soggettivo imprevedibili. Ciò non vuol dire che la Direttiva 2001/29/CE osti ad una normativa nazionale volta a perseguire l’interesse culturale della società alla fruizione dei libri non disponibili. La finalità suddetta, però, non giustifica una deroga alla tutela prescritta in ambito europeo, non rientrante, peraltro, nelle eccezioni tassativamente indicate all’art. 5 della Direttiva 2001/29/CE.

C. Il rapporto autore – editore. In relazione al rapporto autore/editore, la Corte di giustizia ricorda che, in base all’art. 3, paragrafo 1 della Direttiva 2001/29/CE, gli autori sono le uniche persone a cui è attribuito, ab origine, il diritto di sfruttamento delle opere (causa 12 novembre 2015, Hewlett-Packard Belgium, C-572/13). Ciò comporta che, anche se alcune facoltà possono essere attribuite agli editori, l’esercizio delle medesime non deve mai determinare la lesione dei diritti che la Direttiva attribuisce, in via esclusiva, agli autori. Ne consegue che, se l’autore decide di porre fine allo sfruttamento di una sua opera in forma digitale, l’esercizio del suo diritto non deve dipendere da persone diverse da quelle che l’autore ha previamente autorizzato a procedere allo sfruttamento digitale; si pensi, a tal proposito, agli editori che detengono solo diritti di sfruttamento cartaceo.

In base alle argomentazioni suddette, quindi, la Corte di Giustizia ha ritenuto di pronunciarsi in maniera sfavorevole in ordine alla normativa francese oggetto di valutazione in virtù della mancanza di un meccanismo di informazione adeguato degli aventi diritto che permetta, così, l’esercizio consapevole e privo di interferenze esterne, del diritto d’autore.

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Cyber threats and human rights: the special relationship with privacy and the role of the principle of proportionality – Law and Media Working Paper Series no. 2/2017http://www.medialaws.eu/cyber-threats-and-human-rights-the-special-relationship-with-privacy-and-the-role-of-the-principle-of-proportionality-law-and-media-working-paper-series-no-22017/ http://www.medialaws.eu/cyber-threats-and-human-rights-the-special-relationship-with-privacy-and-the-role-of-the-principle-of-proportionality-law-and-media-working-paper-series-no-22017/#comments Tue, 31 Jan 2017 07:52:46 +0000 Fabrizio Di Geronimo http://www.medialaws.eu/?p=11021 Law and Media Working Paper Series
no. 2/2017

F. Di Geronimo, Cyber threats and human rights: the special relationship with privacy and the role of the principle of proportionality  (download)

Summary: 1. Introduction. – 2. The impact of cyber threats on human rights. – 3. The impact of cybersecurity measures on human rights. – 4. The threefold relationship between privacy, cyber threats and cybersecurity measures. – 5. The importance of the principle of proportionality. A focus: the risk of a stabilized emergency. – 6. The principle of proportionality: how and when. – 7. A practical application of the principle of proportionality in a case of cyber threats: the DPI again.

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La libertà di espressione nella Federazione di Russiahttp://www.medialaws.eu/la-liberta-di-espressione-nella-federazione-di-russia-2/ http://www.medialaws.eu/la-liberta-di-espressione-nella-federazione-di-russia-2/#comments Mon, 30 Jan 2017 15:21:26 +0000 Redazione MediaLaws http://www.medialaws.eu/?p=11018 L’intervento della Prof.ssa Laura Montanari al convegno “La libertà di espressione  nella Federazione di Russia” tenutosi lo scorso 25 novembre presso l’Università degli Studi di Udine

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