Dall’atomo al bit: i primi quindici anni di Agcom. Cardani: “C’è una fetta di mondo che attende un intervento del legislatore”. Pitruzzella (Agcm): “La stella polare è l’innovazione”

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“In questi 15 anni siamo riusciti a corrispondere al mandato del buon regolatore, dobbiamo tuttavia cercare di capire cosa dovremmo cambiare per il futuro sulla base di ciò che è stato”. Così il presidente di Agcom Angelo Marcello Cardani in occasione della presentazione de “La regolamentazione dei contenuti digitali. Studi per i primi quindici anni dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (1998-2013)”, volume a cura di Ernesto Apa e Oreste Pollicino ed edito da Aracne. “Il percorso di questa raccolta – si legge nell’introduzione – si snoda lungo un primo esame del ruolo e della fisionomia dell’Autorità, descritta con le riflessioni dei suoi primi due Presidenti, nella transizione dall’atomo al bit. Si concentra poi sul tema dell’accesso, declinandone l’analisi sia sul versante della fornitura dei contenuti sia sul fronte della fruizione. Il terzo momento e ultimo si incentra sul tema della tutela: tutela che non è solo dai contenuti ma anche dei contenuti”.

Cardani, dopo aver ricordato le origini delle Authorities in una fase “caratterizzata dalla tendenza a ridurre il peso della politica e lasciare spazio a centri di decisione indipendenti”, ha affermato: “I dieci anni futuri partono dall’affrontare almeno due rilevanti punti: il primo è un problema quotidiano di rapporti con la magistratura amministrativa, che ha un sindacato giurisidzionale importante sulle nostre decisioni, e spesso va ben oltre il momento di valutazione di legittimità dei nostri atti e interviene nel merito delle decisioni, affiancando un intervento tecnico proprio a quello che compete all’Autorità”.

“C’è poi il secondo problema, forse anche più grande – ha proseguito Cardani – ed è quello relativo al momento in cui l’azione regolatoria arriva ai confini della normazione. E questo avviene quando il potrere legislativo finisce per non esercitare le sue funzioni, ed è quanto successo ad esempio per il nostro regolamento sul diritto d’autore. La mancanza di intervento con certa tempistica corretta da parte del legislatore pone in essere delle sostituzioni che possono essere interpretate da alcuni come sostituzioni non legittime ma che sono spesso determinate da una vacatio“.

“Se generalizziamo questo problema – ha spiegato Cardani – l’intervento regolamentare non può supplire l’intervento legislativo; di fronte ad un sistema di regole primario confuso il reglatore finisce per soffrire. Il volume affronta ad esempio il tema della regolamentazione dei contenuti digitali, che è un tema di lunga transizione e che non si risolverà nei prossimi tre anni. Ecco, chi deve assumersi la responsabilità di intervenire? La domanda è: come possiamo affrontare un tema modellato su contenuti e servizi che non erano assolutamente immaginabili vent’anni fa, quando il corpus normativo sul quale è basata la nostra azione è stato scritto? C’è tutta una fetta di mondo che attende un intervento legislativo, perché l’intervento regolamentare può funzionare solo sulla base di una legge. Ma ho la sensazione che il nostro legislatore intervenga sempre tardi, e quindi in fretta, e quindi male. Se invece ci fosse per una volta un intervento basato su meno fretta e più riflessione forse staremmo meglio tutti quanti”.

Il presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del MercatoGiovanni Pitruzzella, ha da parte sua affermato che “Apa e Pollicino non si limitano a ricostruire e commentare il passato, ma cercano di capire le linee di sviluppo futuro. E lo fanno in un momento nel quale ci troviamo di fronte alla quarta rivoluzione industriale, in uno scenario nel quale sarà importante la garanzia di beneficiare di una quantità di banda sufficiente per i nuovi servizi, perché le telecomunicazioni sono la spina dorsale della nuova economia digitale. Allo stesso modo, è centrale il tema dell’accesso alla rete, e in questo senso c’è una virtuosa operazione di raccordo e collaborazione tra le nostre Authorities. Un altro profilo centrale in questo senso è quello dei nuovi conflitti nel mondo del Web; per troppi anni abbiamo assistito alla narrazione del Web come regno di mancanza di gerarchie, mentre vediamo che in rete nascono posizioni di potere di mercato importanti e significative, e i conflitti vanno regolati e risolti, penso all’attuale problema tra i tassisti e Uber, così come le richieste dei produttori dei contenuti di essere equamente remunerati”.

“D fronte a certi conflitti – ha chiosato Pitruzzella – il rischio è l’emergere di posizioni neoluddistiche a difesa di vecchi interessi, mentre io penso si debba cercare la strada del superamento dei conflitti stessi per non frustrare le nuove opportunità. La stella polare dell’enforcement resta l’innovazione, perché le società che crescono sono quelle che hanno premiato la capacità di innovare, e creano le condizioni nelle quali le idee possano fiorire e competere nel mercato. Cedo che l’Antitrust avrà molto da fare per garantire che questo contesto venga tutelato e in questo senso l’interazione con la cultura sarà centrale”.

Con la moderazione di Anna Masera, responsabile della Comunicazione della Camera dei Deputati, ha  preso avvio un giro di tavolo aperto da Stefano Parisi, fondatore di Chili Tv: “Quella del video on demand è un’onda che sta finalmente raggiungendo anche l’Italia. Questo mondo sta cambiando ed è una opportunità per tutti; siamo di fronte ad una serie di decisioni che devono essere prese sia a livello di Ue che nazionale, e credo sia molto importante il sereno dibattito al netto di approcci contrastanti e legittimi alla luce degli interessi in campo. E sarà importante riflettere soprattutto sulla tempestività delle decisioni”.

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Un punto sul quale si è soffermato anche Stefano Quintarelli, deputato di Scelta Civica e membro dell’Intergruppo Innovazione, il quale ha sottolineato “la difficoltà di trovare un equilibrio tra tecnologia, mercato e regolamentazione. Il tema dell’accesso al mercato è un tema che bisognerà affrontare, perché chi controlla l’accesso ha un potere enorme, e sarà fondamentale trovare soluzioni che garantiscano la concorrenza e il sostegno agli operatori con la consapevolezza che intervenire ex-post è estremamente difficile. È poi secondo me centrale il tema dell’identificazione degli utenti. Sono sicuro – ha concluso – che nei prossimi anni vedremo emergere sia come tema tecnologico che regolamentare la portabilità dei profili e l’interoperabilità dei profili”.

Ha preso poi la parola il Prof. Alberto Gambino, presidente dell’Accademia Italiana del Codice di Internet, il quale, dopo aver illustrato gli obiettivi dell’Associazione (“Il codice ha una doppia valenza: il linguaggio, l’algoritmo che sta dietro le scelte strategiche degli operatori del Web, ma anche un significato giuridico, un sistema di regole, una disciplina”) ha menzionato alcuni dei contributi del volume passando da un “Garante per la radiodiffusione e dell’editoria che sembra distante secoli” alla dimensione entro la quale operano le Authorities, le quali, pur non avendo fondamento costituzionale, incidono in dinamiche che coinvolgono diritti fondamentali e spesso la tutela delle fasce deboli della popolazione, minori in primis.

“È questo uno degli aspetti – ha chiosato Gambino – che rende le Autorità, e l’Agcom in particolare, un unicum che esercita un indubbio fascino sugli studiosi. E c’è poi la prospettiva, perché dentro i nuovi canali d’accesso c’è un work in progress che vede spesso le Autorità andare oltre l’ostacolo per poi raccogliere reazioni, pareri, punti di vista che permettono di ricomporre e affrontare le problematiche in campo”.

Augusto Preta, Ceo di ITMedia Consulting, ha sottolineato come “il passaggio dalla Tv analogica a quella digitale sia stato sottovalutato e considerato come semplice sostituzione. Non è stato così. La seconda fase importante è il passaggio dai servizi lineari a quelli non lineari. Contemporaneamente Internet è arrivata alla fase 3.0. Questo basta a far capire quanto sarà difficile il ruolo della regolamentazione nel settore. In una prospettiva futura credo bisogna considerare che la concorrenza è un mezzo e non un fine”.

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