Conflitto tra diritto d’autore e privacy: i giudici di Lussemburgo alle prese con un nuovo caso

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Qualche tempo fa si sono commentate, in questa sede, le Conclusioni dall’Avvocato Generale Jääskinen in relazione alla causa C-461/10 Bonnier Audio, in cui si proponeva ai giudici di Lussemburgo una soluzione per risolvere il conflitto che, nel caso in questione, riguardava, da una parte, la protezione dei dati personali, dall’altra la tutela del diritto d’autore.

Come infatti si è avuto modo di osservare in quell’occasione, il giudice svedese aveva chiesto in via pregiudiziale ai giudici di Lussemburgo se la disciplina contenuta nella legislazione nazionale fosse pervenuta o meno ad un ragionevole equilibrio tra i due diritti in contrasto; entrambi, seppure come vedremo in diversa misura, di rilevanza para-costituzionale.

La disciplina in questione è quella che, recependo in Svezia la direttiva europea 2004/48/CE in materia di copyrights enforcement, ha previsto che il titolare di opere protette, in caso in cui ci siano forti sospetti (e non soltanto, dunque, una accertata violazione) che gli utenti di un servizio di comunicazione elettronica si siano appropriati indebitamente di contenuti tutelati dal diritto d’autore, possa chiedere all’internet service provider di comunicare gli indirizzi IP e le generalità dei soggetti coinvolti, in modo da poter procedere alla loro identificazione e citazione in giudizio.   Ed esattamente cosi avevano fatto Bonnier Audio AB e altre società editrici, titolari di diritti di riproduzione, edizione e messa a disposizione del pubblico di opere (audiolibri), che avevano riscontrato la condivisione illecita su internet delle opere su cui detenevano diritti, e, pertanto, avevano chiesto ed ottenuto dai giudici svedesi un’ingiunzione nei confronti del fornitore d’accesso ad internet ePhone affinché fornisse i nomi e gli indirizzi dei soggetti riconducibili agli indirizzi IP coinvolti nella presunta condivisione illecita.

 A seguito dell’appello di ePhone, in cui si sosteneva la contrarietà dell’ingiunzione alla direttiva 2006/24 in tema di data retention, la Corte d’appello di Stoccolma annullava detta ingiunzione, affermando che Bonnier Audio non aveva dimostrato l’esistenza di sufficienti indizi di violazione dei propri diritti. La stessa Corte proponeva un quesito via pregiudiziale ai giudici di Lussemburgo, chiedendo se la direttiva 2006/24, in materia di data retention, dovesse essere interpretata nel senso di ostare all’applicazione di una normativa nazionale, istituita sulla base dell’articolo 8 della direttiva 2004/48, la quale ammetta che, ai fini dell’identificazione di un abbonato o di un utente internet, un privato titolare di un diritto d’autore possa ingiungere ad un ISP di comunicare a l’identità di un abbonato ed il suo indirizzo IP.

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