Aumentano i costi SIAE per artisti ed editori. Sicuri che convenga rinnovare?

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Il presente contributo viene ripubblicato dal sito http://tropicodellibro.it/notizie/costi-siae/

Si afferma da tempo e da più parti che l’informatizzazione avrebbe diminuito i costi di gestione delle collecting societies, le società che, come la SIAE ed il Nuovo IMAIE in Italia, si occupano della gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi. Alcuni economisti hanno preconizzato che lo sviluppo dei digital rights management, microchip installati nei supporti che consentono di individuare, tracciare e proteggere, anche a distanza, le opere protette, potrebbe addirittura portare alla scomparsa delle società di gestione collettiva ed alla possibilità, per autori, interpreti ed esecutori, di tutelarsi autonomamente.

Queste voci, evidentemente, non sono arrivate alle orecchie dei Commissari SIAE, che hanno deciso di aumentare la quota annuale di associazione per gli artisti da 91,81 euro a 151,81 euro. In caso di prima iscrizione, occorre aggiungere l’ulteriore somma di 129,59 euro a titolo di una non meglio precisata tassa istruttoria. Non va meglio agli editori, la cui quota annuale passa da 413,10 a 601,81 euro: una somma che non tiene conto, però, di alcune variabili che, tendenzialmente, determinano un netto accrescimento della spesa in capo ai titolari dei diritti.

Le somme sono dovute da tutti gli associati, esclusi gli ultraottantenni (che però devono far pervenire una richiesta sottoscritta), i sordomuti, i ciechi e gli invalidi (trasmettendo la relativa documentazione, anche in copia, purché autenticata per conformità all’originale). E sono dovute senza distinzione tra i singoli associati, anche se la SIAE distribuisce – quando distribuisce – ad oltre il 60% dei propri iscritti proventi per i diritti d’autore che non ripagano della quota di associazione.
Inutile dire che il rinnovo è automatico (la lettera di dimissioni deve pervenire almeno tre mesi prima della scadenza annuale) e che, nel recente passato, SIAE ha tentato in ogni modo di recuperare le somme dovute, scomodando anche Equitalia.

Si potrebbe obiettare che tutte le associazioni, per essere gestite efficacemente, hanno bisogno di un contributo da parte dei propri iscritti. Ma siamo sicuri che l’offerta di SIAE sia davvero competitiva?

Se ci affacciamo in Inghilterra, scopriamo che PRS, la più grande collecting society anglosassone attiva nel settore musicale, che raccoglie oltre cinquecento milioni di euro ogni anno, richiede ai propri iscritti, per l’amministrazione dei diritti in caso di sfruttamento delle opere su radio, televisioni, internet ovvero concerti o altre esecuzioni pubbliche, appena 30 sterline, inclusa IVA. Sul sito internet di PRS si spiega anche chiaramente anche il numero di utilizzazioni delle opere necessarie per “recuperare”, da parte degli artisti, la somma pagata per l’iscrizione: in questo modo, ogni artista può valutare se gli convenga o meno associarsi.
La situazione è simile anche in Germania, dove la quota di associazione alla GEMA è pari a 25,56 euro all’anno più una iscrizione, per il primo anno, di 60,84 euro. Per gli editori, il costo dell’iscrizione è pari a 121, 69 euro l’anno.

Le collecting societies più piccole o emergenti, come l’inglese (ma gestita da italiani) SoundReef, attraggono nuovi iscritti non prevedendo costi per l’associazione.

In questo contesto, sembra interessante ricordare due aspetti, spesso poco noti agli artisti.

Innanzi tutto, l’iscrizione alla SIAE non è obbligatoria per legge. In teoria, ogni artista potrebbe gestire autonomamente i propri diritti d’autore, senza dover ricorrere ad un ente. Il comma 4 dell’art. 180 della Legge sul diritto d’autore prevede, infatti, che il monopolio riconosciuto in capo alla SIAE non «non pregiudica la facoltà spettante all’autore, ai suoi successori o agli aventi causa, di esercitare direttamente i diritti loro riconosciuti da questa legge».

In secondo luogo, un artista non è obbligato ad iscriversi alla SIAE, essendo libero di iscriversi anche ad una collecting society straniera. Difatti, l’iscrizione non è legata ad un criterio fondato sulla nazionalità dell’artista (ad esempio, gli artisti spagnoli non devono associarsi necessariamente alla società di gestione collettiva spagnola), ma ogni artista può chiedere di associarsi ad una delle tante collecting societies europee.

Peraltro, ogni società ha il diritto di raccogliere i diritti d’autore non solo sul proprio territorio nazionale, ma, se vuole, anche all’estero, come stabilito dalla Commissione europea nella decisione CISAC.

Una domanda ad autori ed editori sorge spontanea: siete proprio sicuri che volete rimanere con “mamma” SIAE e non provare qualcosa di nuovo (probabilmente più economico e più efficiente)?

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