Asta miliardaria dai tanti aspetti al Ministero dello Sviluppo Economico

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Si è conclusa lo scorso 29 settembre l’asta delle frequenze che ha visto quattro operatori italiani di telecomunicazione -Telecom Italia, Vodafone, Wind e H3G-  battersi a rilanci di milioni d’euro per aggiudicarsi i vari lotti di frequenze preziosissimi per “mettere in piedi” la più recente delle evoluzioni del mondo della telefonia mobile cellulare: l’LTE.

Sicuramente non sarà stata un’asta suggestiva tanto quanto quelle che hanno luogo da Christie’s, una delle più celebri case d’asta al mondo fondata il 5 dicembre del 1766 da James Christie a Londra che vanta filiali in tutto il mondo, dove gli astanti si battono per aggiudicarsi gli oggetti più svariati, da un monile di una casa reale con o senza trono ad un abito di qualche diva dei tempi che furono, ma sicuramente l’asta che ha avuto luogo negli uffici del Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico è la più grande che ci sia mai stata nel nostro paese.

Sono state messe all’asta frequenze disponibili in banda 800, 1800, 2000 e 2600 MHz, derivanti dal Ministero della Difesa (1800 e 2600 MHz), dal refarming delle frequenze GSM (1800 MHz) e dal passaggio delle emittenti televisive dall’analogico al digitale (800 MHz), divise in 24 lotti per un totale di 255 MHz e le procedure per l’assegnazione sono state definite con il provvedimento approvato dall’Agcom e sottoposto a consultazione pubblica con la delibera n. 127/11/CONS del 23 marzo 2011.

Dopo 22 giornate e ben 469 tornate i quattro operatori si sono aggiudicati i diversi blocchi di frequenze per un importo totale di 3.945.295.100 euro (quasi 4 miliardi di  euro); in particolare:

  • Frequenza  800 MHz: 2 blocchi Vodafone, 2 blocchi Telecom, 2 blocchi Wind.
  • Frequenza 1800 MHz: 1 blocco Vodafone, 1 blocco Telecom, 1 blocco H3g.
  • Frequenza 2600 MHz: 4 blocchi H3g, 4 blocchi Wind, 3 blocchi Telecom, 3 blocchi Vodafone.

Le frequenze a 2000 MHz non hanno riscosso l’attenzione di nessun investitore mentre la banda a 800 MHz, da cui è rimasto fuori H3G, è risultata la più ambita perché in tale banda è  possibile contenere i costi riuscendo ad offrire una migliore copertura del territorio in quanto si ha una maggior capacità di propagazione e superamento degli ostacoli, inoltre i blocchi sono distinti in specifici e generici, i primi sono generalmente quelli ai limiti della banda che potrebbero risentire di interferenze, i secondi sono quelli all’interno della banda.

Le quattro imprese hanno speso, secondo i dati della tabella pubblicata sul sito del ministero, in ordine di importi:

  • Telecom: 1,26 miliardi;
  • Vodafone: 1,259 miliardi;
  • Wind: 1,12 miliardi;
  • H3g: 350 milioni.

In realtà non sono state messe all’asta le frequenze ma i diritti di uso di esse, detti diritti hanno durata fino al 31 dicembre 2029, sono rinnovabili e non possono essere ceduti a terzi senza previa autorizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico, inoltre sono previsti differenti obblighi di copertura per ciascun blocco di frequenze al fine di abbattere il digital divide, ossia il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso, almeno per gli aspetti meramente tecnologici.

Si è verificata, contrariamente alle previsioni, l’assenza allo scenario di Poste Italiane che ha l’autorizzazione per operare nel settore mobile come operatore virtuale e in poco più di un  triennio ha raggiunto i due milioni di clienti, oltre a possedere anche una licenza per la telefonia fissa in uso ora all’interno della società per le comunicazioni voce e dati tra i 14000 uffici postali distribuiti sul territorio italiano.

LTE è l’acronimo di Long Term Evolution ed è la tecnologia che si prefigura come la nuova generazione per i sistemi di accesso mobile a larga banda (Broadband Wireless Access) collocandosi tecnicamente tra gli attuali standard 3G, come l’UMTS, e quelli di quarta generazione pura (4G) ancora in fase di sviluppo. L’LTE non va considerata una tecnologia 4G, come spiega l’ITU-R (International Telecommunication Union Radiocommunication Sector) organizzazione internazionale che si occupa della definizione degli standard utilizzati nelle telecomunicazioni.

L’LTE si avvale della banda larga in mobilità con lo scopo di raggiungere velocità di connessione wireless molto elevate e risulta vitale l’accesso alle nuove frequenze resesi disponibili anche e soprattutto grazie allo switch-off, ossia lo spegnimento della Tv analogica in tutta Italia per passare al digitale terrestre. L’LTE è uno standard “IP-oriented” ottimizzato per i dati mentre per quanto riguarda il traffico voce probabilmente o si passa per soluzioni Voip (VoLte) oppure si utilizzano le reti esistenti senza tralasciare la possibilità di videochiamata su Lte. Secondo il GSA (Global mobile Suppliers Association) sono più di 200 gli operatori impegnati a livello mondiale nello sviluppo della nuova generazione mobile.

Sono tanti gli aspetti coinvolti nell’asta e nel suo esito: dagli  economici ai tecnologici, dai sociali ai politici.

L’asta ha registrato incassi oltre i più ottimisti pronostici ed oltre a far registrare importanti introiti per lo Stato rende disponibili risorse frequenziali sottoutilizzate; la disponibilità delle frequenze è di grande importanza, infatti negli ultimi quattro anni il traffico sulla rete mobile è aumentato sedici volte con un prevedibile “intasamento di traffico” nei prossimi anni in mancanza di nuove frequenze. Il merito dell’enorme successo risiede anche nell’implementazione di smartphone top di gamma Android tipo LTE già disponibili ed anche il prossimo iPhone 5 potrebbe esserlo senza escludere la prossima disponibilità di tablet LTE. Si deduce chiaramente che è anche l’offerta di prodotti tecnologici a rendere necessaria la banda larga per gli operatori di telecomunicazioni. L’impiego della nuova tecnologia si traduce nell’avere ovunque la possibilità di un centro di informazione globale e si prospetta una società con sempre più tablet e telefonini e meno tv.

Lo sviluppo della tecnologia LTE mantiene il sistema italiano competitivo contribuendo sia sensibilmente allo sviluppo degli investimenti in uno dei settori più importanti dell’economia italiana e sia al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale europea che prefissa di portare almeno 2 Mb/s di banda larga in tutta Europa entro il 2013 nonché il diritto di accesso ad Internet per tutti i cittadini ad una velocità di connessione superiore a 30 Mb/s, inoltre l’LTE riduce il ritardo dell’Italia sulla fibre. L’Ict è quanto mai importante per il futuro economico dando un buon contribuito alla crescita del Pil europeo.

Si paventava il rinvio a novembre a causa delle tv locali che occupano la banda degli 800 MHz (canali da 61 a 69), è stata la Legge di Stabilità 2011 a destinare ai servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda le 9 frequenze corrispondenti ai canali da 61 a 69, ed anche il timore di un deprezzamento delle frequenze di detta banda perché non libere; fortunatamente entrambi i timori sono stati smentiti dalle dinamiche e dallo stesso esito dell’asta. A settembre c’è stata l’assegnazione delle frequenze, quelle a 2600 MHz saranno disponibili immediatamente mentre quelle a 800 MHz solo dal primo gennaio 2013.

Affinché le nuove tecnologie abbiano lo spazio vitale si rende quanto mai necessario che ogni operatore di tv analogica diventi digitale. L’Art. 4, “Misure di razionalizzazione dello spettro radioelettrico”, del decreto legge n.34/2011 cosiddetto “decreto omnibus” stabilisce che entro il 30 giugno 2012 il Ministero dello Sviluppo Economico provvede all’assegnazione dei diritti di uso relativi alle frequenze radiotelevisive predisponendo, per ciascuna area tecnica o Regione, una graduatoria dei soggetti legittimamente abilitati alla trasmissione radiotelevisiva in ambito locale che ne facciano richiesta sulla base di più criteri ( entita’ del patrimonio al netto delle perdite;  numero dei lavoratori dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato; ampiezza della copertura della popolazione; priorita’ cronologica di svolgimento dell’attivita’ nell’area, anche con riferimento all’area di copertura) non facendolo nelle aree in cui non si è avuto il passaggio alla trasmissione in tecnica digitale. Lo stesso decreto prevede che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni dispone le modalità e le condizioni economiche secondo cui i soggetti assegnatari dei diritti d’uso hanno l’obbligo di cedere una quota della capacità trasmissiva ad essi assegnata, comunque non inferiore a due programmi, a favore dei soggetti legittimamente operanti in ambito locale alla data del 1° gennaio 2011 non destinatari di diritti d’uso sulla base delle graduatorie.

La forchetta iniziale  tra 2.1 e 2.9 miliardi di euro è stata ampiamente superata e della somma eccedente i 2.4 mld  il 10 % potrebbe essere destinato ad investimenti nella larga banda prevedendo inoltre uno  sconto del 3% per le reti verdi, ossia a basso consumo di energia; per poter conseguire detti obiettivi occorrono da parte del Ministero dello Sviluppo Economico interventi per realizzare l’infrastruttura di telecomunicazione a larga banda e ultralarga avvalendosi anche alla valorizzazione, l’ammodernamento ed il coordinamento delle infrastrutture esistenti.

A valle dell’asta gli operatori versano sicuramente in una condizione con pochi fondi da investire nella nuova tecnologia; aggiungendo che le aziende già sono affette da debiti e che le banche sono restie a concedere prestiti per questo tipo di investimenti avendo fatto paventare allo Stato un incasso inferiore alle previsioni e rendendo inevitabile concedere alle aziende  pagamenti rateali al fine di conseguire introiti maggiori. La minor disponibilità economica degli operatori si traduce in minori investimenti nella nuova tecnologia con il maggior discapito per le zone rurali e bassamente antropizzate, che da sempre risentono della mancanza di adeguate infrastrutture per i sistemi di telecomunicazioni. Una volte ottenute le frequenze, a caro prezzo, occorrono ora ingenti investimenti per l’utilizzo di esse; è indispensabile per gli operatori investire nei servizi dati, infatti i ricavi Adsl sono in continua crescita, al fine di sostenere i fatturati giacché un mero aumento del traffico non si traduce necessariamente in aumento dei ricavi e quindi risulta indispensabile la creazione di business case convenienti che aumentino sensibilmente volumi e velocità considerando anche che si tratta di un settore dove l’evoluzione è estremamente veloce.

Emerge tra l’altro all’orizzonte il timore del rischio dell’ “accecamento”, fenomeno per cui si verifica la mancata fruizione di tutti i canali televisivi quando c’è sovrapposizione di frequenze, cosa già accaduta in Gran Bretagna.

Nonostante il prolificare di nuove tecnologie comunque la dismissione della rete in rame,  che garantisce accesso broadband e servizi telefonici, non sarà rapida.

La situazione che si è configurata pone l’attenzione anche sul conseguente divario tra operatori televisivi e operatori di telecomunicazione, o per meglio dire telefonici; gli operatori telefonici si sono battuti a suon di milioni di euro per accaparrarsi lo spazio frequenziale mentre gli operatori televisivi avranno accesso gratuito alle frequenze tramite un beauty contest. Il beauty contest, letteralmente concorso di bellezza, prevede che la commissione esaminatrice delle domande  assegni ad ogni richiedente un punteggio in base a determinati requisiti tecnici e commerciali: strutture ed infrastrutture esistenti (dipendenti, apparati trasmissivi ecc) e precedente esperienza nel campo. Una volta assegnati i punteggi viene stilata una graduatoria in ragione della quale vengono assegnate le frequenze. Conseguenza inevitabile di tale modalità è che i gli incumbent del mercato si riconfermino tali; tutto ciò in contrasto con il diritto comunitario delle comunicazioni elettroniche che si basa su due principi fondamentali:

  • neutralità delle tecnologie: stesse regole per le tecniche che divulgano comunicazioni e informazioni digitali;
  • armonizzazione delle regole e garanzia della concorrenza: obblighi regolamentari possono essere imposti a livello nazionale solo in assenza di concorrenza effettiva.

Altra questione che pone l’esito dell’asta è la gestione del surplus di introiti facendo configurare più ipotesi: concedere sgravi fiscali alle imprese; indennizzare l’emittenza locale, investire nel trasporto pubblico,  attuare misure di sostegno per la banda larga; il dato certo è che l’Italia risulta essere in ritardo nella diffusione della banda larga ma anche per la diffusione della rete in generale essendoci ancora tante zone con connessioni precarie o del tutto assenti. L’arretratezza tecnologica pone le aziende italiane, che già tanto soffrono una situazione di crisi generale e di un fenomeno di deindustrializzazione,  in una posizione di svantaggio rispetto al contesto europeo e mondiale. La ricerca e le nuove tecnologie sono la linfa vitale per la crescita del Paese che si affaccia su un mercato sempre più competitivo.

Da non tralasciare è anche il già citato digital divide, a causa del quale non tutti gli individui si trovano nelle stesse possibilità di fruizione dei servizi di telecomunicazione trovandosi in una condizione di netto svantaggio; questo è un fenomeno estremamente negativo soprattutto per le generazioni emergenti nella attuale realtà europea che concepisce la società della pec (posta elettronica certificata) e dei Mb/s e non più delle raccomandate e della penna.

Da Guglielmo Marconi (18741937), che per primo  ha sviluppato un sistema di comunicazione con telegrafia senza fili via onde radio che ha costituito le fondamenta per lo sviluppo dei moderni sistemi e metodi di radiocomunicazioni in telecomunicazioni che utilizzano le comunicazioni senza fili, alla LTE l’Italia ha percorso un lungo cammino di crescita tecnologica che ancora necessita di essere costruito e migliorato per non far uscire la nostra Nazione da uno degli scenari più importanti dello sviluppo e della crescita economica a livello mondiale.

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