Abbassamento delle tariffe telefoniche: il processo di integrazione “eurounitario” passa anche da lì

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Capita raramente di sentir dire che, in un dato settore, è registrabile una tendenza favorevole all’abbassamento dei prezzi…nondimeno, è quanto sta avvenendo con riguardo ai costi del roaming sulle reti pubbliche di telefonia mobile all’interno della CE, specie dal 2009 (cfr. Eurobarometro n. 356). È di quell’anno, infatti (non a caso…), l’entrata in vigore del Reg. del Parlamento europeo e del Consiglio n. 717, con cui agli operatori di reti mobili terrestri sono stati imposti tetti tariffari per i prezzi all’ingrosso e al dettaglio, per la fornitura di servizi di roaming sulle reti pubbliche di telefonia mobile e per quanto attiene alle chiamate vocali tra Stati membri (c.d. “servizi di roaming intracomunitario”).

In precedenza, invece, val forse la pena di rammentarlo, il settore, a livello comunitario, era regolamentato, in maniera “più soft”, dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/21/CE (c.d. direttiva «quadro»), e da direttive specifiche; anche se, per vero, la decisione della Commissione 29 luglio 2002, 2002/627/CE, aveva già posto le basi per una regolamentazione più “stringente” della materia, coll’istituire il “gruppo dei regolatori europei” “per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica” e, soprattutto, il “gruppo consultivo” “sulle reti ed i servizi di comunicazioni elettroniche”, col compito di consigliare ed assistere la Commissione nel consolidamento del mercato interno delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica.

Forte anche di un tale patrimonio di competenze, la Commissione, il 12 luglio 2006, dopo aver avviato una consultazione pubblica delle parti interessate, presentò i risultati della propria “analisi di impatto” in vista di una eventuale regolamentazione della materia (v. SEC(2006) 925), da cui emerse come la fissazione, con regolamento CE, di “tetti massimi” tariffari (c.d. “eurotariffa”) avrebbe prodotto un beneficio sia per il mercato (= maggiore impiego del servizio di roaming), sia per i cittadini (= abbassamento delle tariffe telefoniche): ciò da cui conseguì il sostanziale “via libera” per la definitiva messa a punto del menzionato Reg. n. 717/2007.

Di tali questioni non ha, per vero, mancato di farsi carico (nel quadro, si noti, delle competenze che gli sono state “consegnate” dal Trattato di Lisbona), nemmeno il giudice comunitario. Quest’ultimo, infatti, chiamato (in “via pregiudiziale”), dalla High Court of Justice (England & Wales), a pronunciarsi sulla legittimità del regolamento (CE) n. 717/2007, dopo aver rilevato (sulla base dei principi di proporzionalità e sussidiarietà) «che la Commissione, prima di elaborare la proposta di regolamento, ha realizzato uno studio esaustivo le cui risultanze sono riassunte nell’analisi d’impatto» e che «essa ha valutato l’impatto economico di tali differenti forme di regolamentazione nonché gli effetti delle differenti modalità di tariffazione», ha concluso per l’insussistenza di «elementi idonei ad inficiare la validità del regolamento (CE)» stesso (v. Corte GCE, Gr. Sez., sent. dell’8 giugno 2010, in C‑58/08, Vodafone Ltd et al. c. Secretary of State for Business, Enterprise and Regulatory Reform).

Così, dalla prossima estate la tariffa per telefonare dall’estero scenderà da 39 a 35 centesimi al minuto, mentre ricevere una telefonata costerà 11 centesimi contro i 15 di oggi. L’auspicio degli organi di governo dell’Unione, è che l’(ulteriore) abbassamento delle tariffe, al di là degli indubbi benefici economici per gli utenti, possa favorire “la circolazione” del traffico (e dell’utenza?) in roaming in territorio europeo: ciò che, del resto, pare del tutto verosimile, visto e considerato che da quando si è avuto l’abbattimento dei costi per gli SMS (con l’introduzione del “tetto massimo” degli 11 centesimi) esso è aumentato di oltre il 40%. Segnali non troppo positivi, invece – sintomo che ancora parecchio “s’ha da fare”, al riguardo, – provengono dal versante del web in roaming su cellulare (fermo al di sotto del 10%, a dispetto della grande diffusione di smartphone nel continente)…e, analogamente, da quello della comunicazione pubblica dell’UE in materia (v. la pagina web del portale UE dedicata al tema), se è vero che più di un cittadino su cinque ancora non utilizza il proprio cellulare in altri Paesi dell’UE perché non è a conoscenza (e/o non crede) che la diminuzione delle tariffe “in roaming” sia realmente avvenuta (!).

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