A Venezia un convegno su streaming e pirateria digitale

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La ‘pirateria digitale’ ha trasformato in profondità, negli ultimi anni, le modalità di fruizione e consumo dei prodotti culturali, sollevando al contempo significative problematiche di ordine economico e giuridico in merito ai modelli di business adottati dalle industrie culturali e alla tutela dei diritti di autori e consumatori.

A conclusione del Progetto di ricerca di Ateneo FRAMING DIGITAL ‘PIRACY’. Pirateria e anti-pirateria in Italia dal 1988 a oggi: strategie discorsive, forme di consumo e politiche culturali (responsabile scientifica: Valentina Re), dedicato a queste tematiche, il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia ha organizzato due ricche giornate di studio che si sono svolte il 6 e il 7 giugno, e hanno visto intervenire numerosi membri della comunità scientifica nazionale e interlocutori istituzionali e professionali del settore audiovisivo.

Il progetto di ricerca era finalizzato a indagare, in un’ottica interdisciplinare, le principali linee della comunicazione istituzionale anti-pirateria in Italia dal 1988 ad aggi, integrando l’analisi qualitativa della comunicazione istituzionale anti-pirateria con un’analisi delle strategie di comunicazione degli altri attori in gioco (stampa, organi legislativi, piattaforme di distribuzione e internet provider, associazioni di utenti). In parallelo, il progetto aveva l’obiettivo di fornire una mappatura e un’analisi qualitativa delle principali forme di circolazione dell’audiovisivo e delle pratiche di consumo connesse (online distribution e file sharing), con particolare attenzione all’emergere di nuove forme di partecipazione degli utenti e di modelli di business innovativi.

Le giornate di studio conclusive, dal titolo Streaming media e cultura on demand: dalla distribuzione alla circolazione?, hanno dunque unito la riflessione sulla pirateria e il dibattito in materia di diritto d’autore con lo studio delle nuove forme di distribuzione, circolazione e consumo dei contenuti mediali in rete.

La prima sessione ha visto protagonista l’avvento del ciclone Netflix, giunto in Italia nell’ottobre 2015. L’intervento introduttivo di Stefano Baschiera (Queen’s University Belfast) ha sottolineato come i servizi SVOD (subscriptional video on demand), ossia i servizi on-demand che prevedono la sottoscrizione di un abbonamento, guidino l’accesso ai contenuti attraverso la selezione stessa del catalogo, la scelta dei materiali da inserire in home page, i suggerimenti e le categorizzazioni adottate per il catalogo stesso.  Luca Barra e Massimo Scaglioni (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) hanno analizzato l’impatto dell’avvento della distribuzione non-lineare sul broadcasting tradizionale e le strategie di avvicinamento al non-lineare adottate da Sky e Mediaset, con la nascita di servizi che possono completare quelli a pagamento (Sky Italia, Mediaset Premium) o presentarsi come del tutto indipendenti (Infinity, Sky online). Marco Cucco (Università della Svizzera Italiana) ha posto l’attenzione sulle politiche pubbliche in materia di OTT (over-the-top) e ISP (Internet Service Providers), sottolineando le speranze e i timori, le opportunità che si prospettano con l’arrivo delle OTT e i dubbi che questi sollevano. Marica Spalletta (Università degli Studi Link Campus University, Roma) ha analizzato la reazione dei media e del pubblico all’arrivo di Netflix: se lo studio della copertura mediatica ha rivelato ad esempio la tendenza a presentare Netflix come produttore di contenuti piuttosto che come distributore, tra le percezioni del pubblico si affacciano alcune evidenze interessanti quali l’insoddisfazione per il catalogo dei film, ritenuto da molti insufficiente. Tali riflessioni hanno trovato eco nell’intervento conclusivo di Francesco Di Chiara (Università degli Studi eCampus), che ha descritto le strategie di differenziazione adottate da uno dei principali competitor di Netflix, Amazon, che ha lanciato una sua piattaforma OTT impegnandosi al contempo nella produzione e distribuzione in sala di film d’essai, a conferma del permanere di un peso simbolico della sala cinematografica.

La seconda giornata ha visto intervenire Giovanna Maina (Università degli Studi di Sassari) e Federico Zecca (Università degli Studi di Udine) che hanno analizzato la soluzione di continuità rappresentata dall’avvento del web 2.0 e dei porn tubes nella storia dell’industria pornografica americana, che non ha saputo reagire all’ingresso di nuovi player estranei all’industria stessa.  Paola Brembilla e Veronica Innocenti (Università di Bologna) si sono invece soffermate sugli “ecosistemi digitali” e sugli “ecosistemi narrativi”, sottolineando in particolare il prodursi di una dialettica tra convergenza e “divergenza”, l’emergere cioè di disallineamenti tra le pratiche industriali delle produzione e quelle culturali dell’uso. Roy Menarini (Università di Bologna) ha riflettuto sui mutamenti della cinefilia nell’epoca digitale, indagando le interazioni tra cinefilia e streaming e ipotizzando la contrapposizione di due forme, quella della cinefilia elitaria e quella della “mediafilia” diffusa.

Gli ultimi due interventi del mattino sono entrati nel vivo della questione della pirateria, affrontata anche nella sessione pomeridiana. Giorgio Spedicato (Università di Bologna) ha passato in rassegna le risposte del legislatore e quelle della giurisprudenza, evidenziando poi i passaggi dall’approccio giudiziario a quello amministrativo a quello, infine, basato sull’autonomia privata. Se tali approcci si sono rivelati tutti in ultima istanza inefficaci, la vera soluzione, ha suggerito il relatore, va forse ricercata al di fuori dal diritto, nell’ideazione di nuove strategie di distribuzione. Tale affermazione ha trovato eco nell’intervento di Guglielmo Pescatore (Università di Bologna), che ha sottolineato come oggi l’industria dei media riguardi più le interfacce che i contenuti e individuato due fondamentali tendenze che vedono da un lato la commodification dei contenuti, dall’altro la commodification dell’esperienza attraverso la creazione di sistemi complessi (“ecosistemi narrativi”) nei quali far entrare l’utente. Il diritto d’autore, prevede Pescatore, sarà sempre meno rilevante nella relazione business to consumer (la lotta alla pirateria) e sempre di più in quella business to business, proprio in relazione alla creazione di tali sistemi complessi.

La sessione del pomeriggio ha avuto inizio con la relazione di Giorgio Greppi, dirigente presso l’Ufficio diritti digitali, Direzione contenuti audiovisivi di Agcom, dedicata al quadro normativo e regolamentare del VOD in Italia. Valentina Re (Università degli Studi Link Campus University, Roma) e Giovanni Guagnelini (Università Ca’ Foscari Venezia), rispettivamente responsabile scientifica e assegnista di ricerca nell’ambito del progetto FRAMING DIGITAL ‘PIRACY’, hanno poi proposto attraverso esempi diversificati (contest, progetti educativi, report) un’analisi del recente orientamento della comunicazione istituzionale anti-pirateria verso una valorizzazione del concetto di creatività e del lavoro creativo come principi da tutelare.

Il convegno si è concluso con la tavola rotonda coordinata da Leonardo Quaresima (Università degli Studi di Udine), il cui obiettivo era quello  di far dialogare punti di vista diversi sul fenomeno della pirateria digitale: Federico Bagnoli Rossi, segretario generale FAPAV (Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali) si è fatto portavoce delle istanze ed esigenze di gran parte del settore industriale; il punto di vista dei produttori indipendenti è stato rappresentato da Claudio Giapponesi (produttore di Kiné, Bologna); quello dei consumatori da Gianbattista Causin, avvocato del foro di Venezia e membro della Consulta giuridica Federconsumatori; mentre Gianluca Guzzo, fondatore e amministratore delegato Mymovies.it, ha portato il punto di vista degli operatori che in maniera più innovativa intervengono nel mercato italiano dell’on demand. Alla tavola rotonda ha partecipato inoltre Roberto Braga, co-curatore di un importante volume italiano, uscito nel 2013, dal titolo Piracy effect. Norme, pratiche e studi di caso (Edizioni Mimesis). Ne è emerso un quadro plurale, composito, con interessi a volte convergenti e in altri casi contrastanti, e che suscita ancora un dibattito molto intenso e vivace.

I principali esiti del progetto verranno a breve condivisi e diffusi in varie forme, tra cui contributi in riviste scientifiche e una pubblicazione che, oltre a raccogliere gli interventi presentati nelle due giornate veneziane, proverà a rilanciare e articolare la riflessione sugli aspetti più significativi emersi dalla discussione. Per maggiori informazioni e contatti: https://unilink.academia.edu/ValentinaRe

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